Sicilian Playlist #260: la nuova ballad di Lorenzo Fragola

Il cantautore catanese torna con “Storte”, un pezzo scritto con Mameli e Andrea Bonomo che guarda alla fine di un amore con sguardo maturo, senza rancore, con la consapevolezza che i momenti di chiusura fanno parte della vita. La selezione di questa settimana prosegue con “Sancu”, eclettico abbraccio fra tradizione siciliana e ritmi orientali firmato da Nico Arezzo, con “Ammucciati”, brano dalle sfumature oniriche di Alessandra Ponente, e con “Oroboro”, brano in cui Matoh esplora quanto dolorosa e soffocante possa diventare la routine. Chiudiamo con “Senza farci del male”, canzone di Gero Riggio che, prendendo spunto dalla tragica vicenda di Sara Campanella, mette al centro il tema dell’impossibilità di accettare un rifiuto; con “Con gli occhi di una lepre”, in cui i Santamarea utilizzano la metafora animale per esorcizzare la paura del cambiamento; e con “Lo specchio della verità”, brano del compianto Bruno Criscione recuperato dal lavoro di ricerca di Armando Cacciato

Ogni settimana sottoporremo al vostro ascolto una playlist di canzoni di artisti siciliani. Brani vecchi e nuovi scelti dalla redazione, ma che potrete indicarci anche voi e, soprattutto, potranno inviarci cantautori, cantanti e band, di qualsiasi genere musicale. Inseriremo i vostri consigli e le proposte musicali all’interno della nostra playlist che sarà pubblicata anche su Spotify.

Potete inviare le vostre proposte (complete di link Spotify e YouTube) all’indirizzo sicilianplaylist@sicilianpost.it

“Storte” Lorenzo Fragola

Nuovo singolo del catanese Lorenzo Fragola. Il brano arriva spinto dalla necessità del cantautore di condividere la sua musica, la sua storia, il suo punto di vista sul mondo, una visione che si traduce in una ballad intensa e personale, scritta assieme a Mameli e Andrea Bonomo.

«Storte è una canzone che parla della fine di una relazione con uno sguardo maturo e consapevole, senza rancore e senza colpa, ma con il desiderio che anche i momenti di chiusura possano essere compresi e accettati per quello che sono», racconta Fragola. «È nata da una demo di qualche anno fa. Inizialmente era stata pensata per una voce femminile ma nel tempo questa canzone mi è rimasta addosso. Quando ho scelto di tenerla per me, interpretarla io, ho deciso di non cambiare il testo e di lasciarla nella forma in cui l’avevo scritta».

“Sancu” Nico Arezzo

Nuovo singolo con il quale il cantautore ragusano prosegue il suo percorso di ricerca artistica esplorando nuovi territori sonori, dove la tradizione siciliana dialoga con l’Oriente in un intreccio che diventa identità. Le percussioni richiamano ritmi ancestrali, le scale orientali evocano terre lontane, mentre l’elettronica scolpisce un ambiente sonoro moderno, quasi rituale.

Il brano, che nasce dall’istinto e dalla parte più primordiale delle relazioni umane, racconta un incontro fisico e intenso, un rapporto che vive nel confine costante tra attrazione e paura, tra il bisogno di lasciarsi andare e l’istinto di difendersi. Il sangue diventa metafora di ciò che ci rende vivi e vulnerabili allo stesso tempo. È la tensione tra due persone che si cercano e si oppongono, che si riconoscono nella loro somiglianza e nelle loro differenze. “Sancu è sangue, in tutte le sue forme, ma ne racconta una in particolare. Lei. È un animale che respira, una nenia che nessuno riesce davvero ad ascoltare e che lascia un sapore nuovo, che riconosci subito», racconta Nico Arezzo.

La fusione di linguaggi musicali lontani crea un immaginario unico e immediato, che porta l’ascoltatore dentro una dimensione intima e selvaggia. L’artista costruisce un clima emotivo denso, dove tradizione e modernità non si scontrano ma si completano, generando un equilibrio nuovo, sensuale, magnetico. Con questo brano, Nico Arezzo firma un’opera che non solo racconta, ma fa vivere un’esperienza: un momento sospeso in cui tutto è istinto, carne e decisione.

“Ammucciati” Alessandra Ponente

Tra sogno e realtà, tra desiderio e destino, Alessandra Ponente presenta “Ammucciati”, un singolo intenso e profondamente evocativo che conferma la forza narrativa e poetica del nuovo percorso discografico dell’artista. Scritto in lingua siciliana con inserti in italiano, il brano racconta un amore impossibile, custodito nell’unica dimensione in cui può sopravvivere: il sogno. 

«Nel mondo onirico due anime trovano la libertà che la vita nega loro», racconta l’artista. «Volano sopra fiori, colline e mari, si sfiorano, si accarezzano, si amano con una dolcezza intrisa di malinconia, mentre la realtà li separa e trasforma il loro legame in una passione proibita. Il testo alterna immagini delicate “accarizzo i so capiddi”, a visioni di destino e tormento “complici di un fato ca consuma sta passione”. È una promessa che sfida il tempo: si ritroveranno fra vent’anni, o forse oltre la vita stessa».

La musica, composta da Alessandra Ponente e Gaetano Mirabella, si apre con un arpeggio limpido che introduce un’atmosfera pop animata da un’anima folk. Nelle strofe la chitarra costruisce una tensione emotiva alternando minori e maggiori, fino al pre-chorus che apre alla luce. Nel ritornello, l’accordo maggiore dipinge il mondo dei sogni: un volo libero e romantico, rifugio e promessa.

“Oroboro” Matoh 

Nuovo singolo di Matoh, cantautore siciliano classe ’96. Il brano “Oroboro” racconta il ciclo infinito dell’ansia e la sensazione di essere intrappolati dentro sé stessi. L’immagine del serpente che si morde la coda diventa la metafora di una routine mentale che ricomincia sempre uguale: dolorosa, ma familiare. È quel paradosso emotivo per cui si preferisce restare nel dolore conosciuto piuttosto che rischiare una serenità che spaventa perché ancora ignota. La canzone alterna momenti di lucidità e smarrimento, seguendo un loop emotivo in cui ci si perde e ci si ritrova senza sosta. L’apertura e la chiusura del pezzo – così come il ritornello – rafforzano l’idea di un cerchio che non si spezza, dipingendo un viaggio introspettivo sincero, fragile e crudo, in cui “l’oro si trova solo scavando nel fango”.

«“Oroboro” è nata in una di quelle notti in cui la testa non smette di girare, anche quando il corpo è fermo», spiega l’autore. «È una canzone che parla dei pensieri che tornano sempre, dei cicli che non si riescono a spezzare e della sensazione di vivere dentro un loop mentale da cui non esci mai davvero, forse perché in fondo non vuoi. Scriverla è stato come specchiarmi, ma anche come provare a rompere quello specchio. È il mio modo per fare pace con tutto quello che non riesco a controllare e che forse, a volte, controlla me, tornando sempre, proprio come l’Oroboro.”

Il videoclip, diretto da Gianluca Scalia e prodotto da Kemedia, è un micro–rituale visivo in cui il corpo diventa specchio e frattura mentre il tempo rallentato, materico sembra ripetersi, divorare sé stesso, rigenerarsi: come il simbolo dell’ouroboros. Girato in bianco e nero e con un’estetica volutamente essenziale, il video lavora su gesti minimi. La camera resta vicina, quasi respirante, come se il corpo fosse un territorio da esplorare. Il risultato è un atto intimo e simbolico: una riflessione per immagini sulla ciclicità, sull’autopercezione e sulla possibilità di rinascere mentre ci si osserva dissolvere.

“Senza farci del male”, Gero Riggio

Il cantautore pop siciliano pubblica il nuovo singolo in occasione della giornata contro la violenza sulle donne. Scritto da Gero Riggio e prodotto e arrangiato da Leo Curiale, “Senza farci del male” nasce dall’ispirazione della storia di Sara Campanella e affronta il tema, purtroppo attualissimo, dell’incapacità di accettare un rifiuto. È una ballad intensa composta da poche parole, spesso ripetute come in un loop, costruite passo dopo passo su un arrangiamento ricco di sfumature, emotivo, diretto, necessario. Un testo in cui c’è la narrazione di quello che purtroppo non è successo in molti, troppi racconti di cronaca. La canzone inizia con una frase specifica “Adesso puoi andare” e non sono parole di resa ma, probabilmente, uno dei più grandi atti d’amore che si possano compiere verso l’altra persona. Nessuno appartiene a nessuno, bisogna prendersi cura di chi si ama davvero.

«La cronaca di oggi evidenzia un grave problema: l’accettazione del rifiuto. E questa canzone è un po’ come una presa di coscienza, un dialogo col proprio io», racconta Gero Riggio. «Le storie che sento ogni giorno mi scuotono profondamente. Avevo una bozza di testo scritto tempo fa e tutte le vicende terribili che accadono quotidianamente mi hanno spinto a completarla e a darle una chiave di lettura importante. Il brano racconta quello che dovrebbe succedere e molto, troppo spesso non succede: allontanarsi, ma senza farsi del male. Quando si ama davvero, si lascia liberi di andare».

“Con gli Occhi di una Lepre” Santamarea

Il brano esplora il tema della crescita e del cambiamento. Un percorso intimo e universale al tempo stesso, in cui la trasformazione diventa una forma di rinascita. La canzone invita ad accogliere la perdita e la rinuncia come passaggi necessari per ritrovare una pelle nuova, più autentica e consapevole.

La lepre incarna così l’animale totemico di questo viaggio: simbolo di paura e vulnerabilità, ma anche di velocità, istinto e libertà. Dapprima in fuga, si trasforma nel segno di una corsa liberatoria, un salto oltre i propri limiti, per attraversare le ombre e ritrovare la luce perduta. Il brano affronta la crescita interiore, le fragilità che diventano punti di forza e il tema della metamorfosi. È un invito a guardare il mondo e se stessi con occhi nuovi.

I Santamarea sono tre fratelli di sangue (Stella, Francesco e Michele Gelardi) ed una sorella d’elezione (Noemi Orlando). Si formano a Palermo. Il loro sound si ispira a band come The Last Dinner Party, Florence and The Machine, Arcade Fire e Alt-J.

“Lo specchio della verità”, Bruno Criscione

Il brano fu scritto negli anni ’90 da Bruno insieme a Massimo Bosco, con arrangiamenti originali firmati da Diego Mantione. La voce che oggi riascoltiamo proviene da un live del 1994 della storica band “Virus”, formazione in cui militavano anche Giovanni Piazza (chitarra) e Calogero Vella (batteria). Dopo trent’anni, la registrazione è stata recuperata con un lavoro meticoloso di estrazione e pulizia audio, reso possibile dall’utilizzo mirato dell’intelligenza artificiale.  Il nuovo arrangiamento e l’intera produzione musicale sono stati curati da Armando Cacciato, che ha scelto un suono rock anni ’90 rivisitato in chiave contemporanea, mantenendo intatta l’essenza del brano originale.

Il video segue una struttura simbolica più che narrativa: una serie di immagini tra presente e memoria, in cui Bruno appare come una figura luminosa, quasi un supereroe silenzioso che attraversa i luoghi lasciando tracce di consapevolezza. Nel corso del video affiorano piccoli frammenti della sua vita: le giornate del liceo a Canicattì negli anni ’90, gli anni universitari a Palermo, la musica sempre presente, lo sport, le risate con gli amici, fino a una scena al mare che ne restituisce l’indole luminosa. Il brano si chiude con la registrazione originale del live del ’94, accompagnata dal vero applauso del pubblico: un frammento di autenticità che attraversa il tempo.

Bruno è stato un caro amico di Armando Cacciato e un bravissimo cantante, scomparso prematuramente venticinque anni fa in un incidente stradale.

Ascolta la playlist su Spotify

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