Sicilian Playlist #261: il graffio di Rob sbanca XFactor

La selezione della settimana non può che partire dal trionfo della ventenne di Trecastagni, che fa sua la finale dopo un percorso in crescendo e che corona un anno di premi prestigiosi per gli artisti siciliani. Proseguiamo con “Zero stress”, il nuovo singolo di Lello Analfino dedicato a coloro che abbandonano la propria terra, con “Guerra e Pace”, riflessione sulla brutalità dei conflitti di Pippo Pollina, e con “Gioia e felicità”, nuovo brano degli Amish che ci conducono, in un’atmosfera natalizia, alla caccia dell’incanto perduto. Spazio anche alle sfumature pop-indie di “Taboo” degli SpinRockets, al rock di “Lichen” che segna il debutto degli Zurara e a “Qualcosa di più”, brano notturno e dalle atmosfere anni ’80 di Sebba. Chiudiamo con “Blu”, inno alla vita e alla sua bellezza di Alice Blasi e con “Chi lo sa”, brano che anticipa il nuovo album di Cristiano Malgioglio

Ogni settimana sottoporremo al vostro ascolto una playlist di canzoni di artisti siciliani. Brani vecchi e nuovi scelti dalla redazione, ma che potrete indicarci anche voi e, soprattutto, potranno inviarci cantautori, cantanti e band, di qualsiasi genere musicale. Inseriremo i vostri consigli e le proposte musicali all’interno della nostra playlist che sarà pubblicata anche su Spotify.

Potete inviare le vostre proposte (complete di link Spotify e YouTube) all’indirizzo sicilianplaylist@sicilianpost.it

“Cento ragazze”, Rob

Dopo mesi di selezioni, Bootcamp e sei puntate dei Live Show, Roberta Scandurra, 20 anni, studentessa di Trecastagni (Catania) è la terza siciliana a salire sul trono di X Factor. La seconda catanese, dopo Lorenzo Fragola. Ma, soprattutto, è la quinta artista isolana quest’anno a portare a casa un importante riconoscimento dopo Anna Castiglia (Targa Tenco), Luisa Briguglio (Premio Andrea Parodi), Claudio Covato (Premio De André) e Giuseppe Blanco (Premio Lelio Luttazzi). 

Roberta Scandurra in arte Rob è stata la mina vagante di X Factor 2025. Un’aliena sul palco del talent. Niente ballad, né rock all’ennesima potenza, né urban, rap o it.pop, ma una energica miscela di pop-punk che ha conquistato la giudice Paola Iezzi e non solo. Anche Jake La Furia, Achille Lauro e Francesco Gabbani si sono mostrati convinti dalla sua proposta musicale che, alle Audition, le è valsa quattro sì. La cover di Call me, pezzo storico dei Blondie, ha convinto.

Tutto il percorso è stato un crescendo, come confermato dalla seconda manche “Best of…” con il trittico al cardiopalma composto da “Un’emozione da poco” di Anna Oxa, “Bring Me To Life” degli Evanescence e “Ti sento” dei Matia Bazar, che ha infiammato i 16mila di Piazza del Plebiscito. Fino all’inedito “Cento ragazze”.

“Zero Stress” Lello Analfino

“Zero Stress” è il nuovo singolo con videoclip di Lello Analfino. Un brano che diventa dichiaratamente l’inno del popolo migrante, un racconto ironico e profondamente umano dedicato a tutti coloro che, per scelta o necessità, lasciano la propria terra portandosi nel cuore tutto ciò che conta davvero.

Nel testo, Lello Analfino affronta una realtà che i siciliani conoscono bene. «Si tratta della condizione dei migranti che approdano sull’isola in fuga da guerre civili, governi totalitari, genocidi e pulizie etniche», racconta Lello. «Donne, uomini e bambini accolti da anni con rispetto, empatia e silenziosa solidarietà. Ma accanto a loro esiste un altro popolo migrante: quello dei siciliani stessi, costretti spesso a partire per cercare nuove opportunità, per inseguire sogni altrove o semplicemente per esplorare nuovi mondi e nuovi modi di vivere».

«“Zero Stress” è dedicata a tutti: a chi parte con il cuore colmo di rabbia, paura, felicità e avventura, lasciandosi dietro tutto; a chi, appena può, torna a stringere la propria terra, la propria gente, le proprie abitudini e tradizioni; a chi sente il bisogno di ricongiungersi con la propria storia, ricaricando emozioni che profumano di passato, presente e futuro, e spesso anche di rivalsa», aggiunge. «La felicità dell’arrivo si intreccia alla dolce malinconia della partenza, generando quel nodo che lega indissolubilmente ogni migrante alla propria terra: una terra-famiglia, una terra-comunità, una terra di paesaggi che rimangono impressi per sempre nella memoria. Perché viaggiare diventa un modo per tenere accesa la speranza di tornare. Tornare non solo per restare, ma per vivere sereni. E magari, chissà, ripartire ancora senza stress».

“Guerra e Pace” Pippo Pollina

Il disco di Pippo Pollina si presenta come una dichiarazione politica, un monito poetico e un barlume di speranza in tempi turbolenti. Con una scrittura intensa e una musica ricca e diversificata, l’artista avvicina il pubblico alle storie e ai protagonisti dietro i titoli dei giornali, tra dolore, amore e speranza.

I titoli delle canzoni e i loro testi ci mettono davanti a storie dure e a realtà spesso brutali. “La notte dei cristalli”, registrata insieme ai suoi due figli, il cantautore Faber e Madlaina Pollina, segna la prima volta in cui i tre si esibiscono in un brano insieme. “Free Palestina” dà invece voce a una terra ferita, priva di ricordi, di pane e di dignità, ma abitata da un coro di voci che continua a gridare alla sua libertà. Nonostante tutto, nei brani risuonano la speranza, l’amore e l’umanità, che emergono come un antidoto alla sofferenza. La canzone “Fra i petali del girasole” racconta la storia di un soldato ucraino in licenza che, pur segnato dalla guerra, continua a sognare una vita diversa lontano dal Donbas, perché la vita, dopotutto, custodisce ancora tanta bellezza.

«A 18 anni, raggiunta la maggiore età e approfittando della libertà di scelta concessami, decisi di non fare il militare, rifiutai le logiche gerarchiche di quell’ambiente e la vicinanza alle armi come strumento sia di offesa che di difesa», racconta il cantautore palermitano con base in Svizzera. «Interpretando l’esigenza profonda di affidare il mio “passaggio in terra” ad altre attività scelsi la poesia e la musica. Ed è in nome di quelle che, oggi, canto le canzoni di “Fra guerra e pace”. Componimenti che raccontano fatti di storia o sentimenti umani che ebbero luogo un tempo, o che descrivono le emozioni attuali di chi, sfortunatamente, convive con la morte tutti i giorni con animo fiero o rassegnato. A loro è dedicata quest’opera».

“Gioia e felicità” Amish

Esce in prossimità delle festività natalizie il nuovo singolo degli Amish: un brano che segna un momento storico nella lunga avventura della band. Per la prima volta, infatti, Giovanni Giuffrida e Salvo Longo, anime creative del gruppo, hanno scritto e composto insieme una canzone, fondendo musica e parole in un’unica emozione natalizia.

Il risultato è una ballata intensa, luminosa e profondamente evocativa, interpretata da tutti e quattro gli Amish: Francesco Leonardi, Emanuele Bella, Salvo Longo e Giovanni Giuffrida, che uniscono le loro voci in un alternarsi caldo e armonioso, capace di amplificare il senso di coralità e di festa che il brano desidera trasmettere. Di particolare effetto il video clip realizzato da Giovanni Giuffrida, che tra fantasia ed animazione fa tornare gli Amish bambini in un’atmosfera natalizia di calore e magia legata alle tradizioni e agli affetti più puri e sinceri.

Il testo scritto da Salvo Longo racconta un Natale visto con gli occhi di chi cerca di ritrovare l’incanto perduto. È un viaggio tra ricordi d’infanzia, emozioni sospese, immagini piene di tradizione: i canti natalizi, le strade illuminate, la magia delle piccole cose che una volta sembravano custodire un mistero irripetibile. Frasi come “Vorrei tornare bambino e poi cantare ‘Bianco Natale insieme’” o “tra voci antiche e sogni nuovi che il cielo scrive ancora per la storia” dipingono un quadro poetico e universale, dove ciascuno può ritrovare un pezzo della propria storia.

“Gioia e felicità” è quindi un canto intimo, una lettera di speranza rivolta a chi, crescendo, ha perduto un po’ della magia del Natale ma sogna ancora di ritrovarla.

“Taboo”, SpinRockets

Nuovo singolo degli SpinRockets, in uscita in contemporanea con l’omonimo videoclip. Il brano affronta la fuga emotiva che segue la fine di una relazione complessa, restituendo la sensazione di un tempo sospeso in cui si tenta di ritrovare un equilibrio mentre tutto appare instabile.

Tra pop, cantautorato e sfumature indie, il duo siciliano trasforma l’incertezza del presente in un racconto simbolico e delicato: «Il singolo nasce dal bisogno di raccontare ciò che rimane dopo il silenzio, quel momento fragile in cui si cerca una normalità nuova, più onesta, senza non detti», spiegano gli SpinRockets. «È un brano che parla di desideri, di metafore e di una speranza che, anche se cauta, continua a farsi strada».

Dal punto di vista creativo, “Taboo” porta la firma di Gabriel Aglieri Rinella, autore di testo e musica, oltre che interprete di pianoforte e chitarre. Al basso troviamo Samuele Marco Maone, mentre la produzione del brano è curata da Marco Arrisicato presso Studio Borealis. Il videoclip che accompagna l’uscita è affidato alla regia di Francesco Incandela, con un apparato visivo costruito attraverso la fotografia di Angelo Andrea Lima. Gli SpinRockets sono una formazione pop guidata dal frontman Gabriel Aglieri Rinella e dal bassista Samuele Maone.

“Lichen” Zurara

Debutto discografico per la band Zurara. Il singolo anticipa il loro primo lavoro in studio, “POSTLUCE”. Realizzato al Piccolo Cobra Studio di Roberto Cammarata, con il contributo tecnico di Danilo Romancino e la direzione artistica di Gioele Valenti (JuJu, Herself), il brano presenta come una dichiarazione d’identità: un ingresso netto, viscerale e riconoscibile nel mondo sonoro del gruppo.

Il singolo si sviluppa su coordinate post rock, con ritmiche incalzanti, chitarre affilate e un impianto sonoro spigoloso che definisce la personalità della band. «I versi, carichi di immagini oniriche e richiami a un Io primitivo, costruiscono un immaginario fortemente sensoriale, capace di evocare una tensione che scava sotto la superficie emotiva», spiega la band. «Il titolo amplifica questo valore simbolico: il lichen come malattia che infiamma e corrode il corpo, e i licheni come organismi antichissimi che assorbono tutto ciò che li circonda. Da questa doppia immagine nasce l’analogia con il presente, percepito come un organismo colpito da un’infiammazione cronica generata dal tardo-capitalismo. Nel brano, contenuto e forma avanzano insieme, la musica si infiamma, si ispessisce, si fa bruciante, rendendo incandescenti ogni nota e ogni verso».

Gli ZURARA sono una formazione post-rock nata nel 2024 e composta da Giuseppe Antonino Sileci (voce, chitarra), Sergio Sannasardo (chitarra), Giusto Correnti (batteria), Salvo Di Giunta (sintetizzatori) e Carmelo Bellini (basso). 

“Qualcosa di più”, Sebba

Brano pop dalle atmosfere notturne, costruito su synth moderni e influenze anni ’80 che richiamano le sfumature più eleganti del pop internazionale. Il pezzo racconta l’istante in cui un semplice incontro fisico si trasforma in qualcosa di emotivo e inatteso, mescolando sensualità, tensione e vulnerabilità. La produzione è ricca ed intensa, con una scrittura diretta che mantiene la forte identità melodica del pop italiano.

Spiega Sebba, nome d’arte di Sebastiano Paterniti: «Ho scritto “Qualcosa di più” partendo da una sensazione molto precisa: quel momento in cui un’attrazione nata per caso smette di essere solo fisica e comincia a cambiare davvero qualcosa dentro. Volevo raccontare un’emozione che cresce senza che te ne accorgi, tra luce rossa, synth e respiro corto. Questo brano per me rappresenta il lato più intimo e notturno del mio progetto: elegante, diretto e sincero».

Nel videoclip di “Qualcosa di più”, il protagonista Sebba è ripreso mentre osserva la propria compagna addormentata. Da questa immagine iniziale si sviluppa un flusso di ricordi che rievoca la serata trascorsa insieme, raccontata attraverso una serie di scene che mettono in risalto la passione e l’intesa emotiva tra i due. Lo Stretto di Messina, presente in diversi momenti del video, diventa la cornice naturale della narrazione e contribuisce a definirne l’atmosfera visiva. La regia è affidata a Marzio Golino, videomaker che firma un lavoro curato nei dettagli: riprese in 4K, close-up utilizzati per sottolineare i passaggi chiave e whip pan che imprimono dinamismo alla struttura narrativa. L’uso di lens flare controllati conferisce al videoclip un mood distintivo e riconoscibile, arricchendone ulteriormente l’impatto estetico.

“Blu” Alice Blasi

Un brano leggero e luminoso, nato per trasmettere un messaggio universale di amore verso ciò che ci circonda e verso la vita stessa. Il pezzo racconta quei momenti in cui ci si sente sopraffatti da voci e sguardi pronti a giudicare, ricordando che, anche quando tutto sembra buio, esiste sempre la possibilità di ridipingere il mondo con i propri colori: «E se poi il mondo è buio, dipingilo tu». La canzone invita a riscoprire la luce che ciascuno porta dentro di sé, anche quando il nero sembra dominare ogni prospettiva. La vita, in “Blu”, assume i tratti di un gioco: il tempo scorre in fretta e vola via, ma proprio per questo è importante non limitarsi a guardare da spettatori. Bisogna restare in gioco, con gli occhi aperti e lo sguardo rivolto dritto al cielo.

Spiega l’artista a proposito del brano: «Era notte e una melodia continuava a girarmi in testa. Alla fine, presi in mano una chitarra un po’ scordata e iniziai a canticchiare ciò che oggi sarebbe diventata “Blu”. Fu il primo brano che scrissi, la prima volta in cui ogni mio pensiero trovava spazio tra le note di quella melodia. Da allora ho capito la vera bellezza della musica: un luogo in cui ognuno può trovare il proprio posto.

La musica non esclude, non divide; accoglie ogni sfumatura, ogni colore. E spero che, tra queste sfumature, possiate ritrovarvi anche voi e che i colori di “Blu” diventino, almeno un po’, anche i vostri».

Il videoclip di “Blu”, diretto da Gianluca Scalia e prodotto da Kemedia, amplifica il significato del brano attraverso una fotografia che esalta il colore che dà il titolo alla canzone. Il lavoro visivo del regista si distingue per un linguaggio cinematografico contemporaneo, capace di valorizzare la presenza scenica dell’artista e di trasportarla in un contesto emozionale sospeso tra realtà e immaginazione.

“Chi lo sa” Cristiano Malgioglio

Cristiano Malgioglio anticipa l’uscita del suo nuovo album «che si chiamerà probabilmente “Amore e spine”» e che sarà composto da brani «in dieci lingue diverse, ognuno dei quali dedicato a una cantante che ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita», racconta.

Un’antologia autobiografica, spiega Malgioglio, composta dalle cover più amate delle sue cantanti internazionali preferite, anticipato dal singolo “Chi lo sa”, già disponibile su tutte le piattaforme, per il quale invece ha riscritto un testo in italiano di un brano della cantante francese Zaz. «In questo pezzo c’è la malinconia di un amore perduto», prosegue il cantante. «Il brano all’inizio volevo chiamarlo “La mia vita è tutto un film”, ma era troppo lungo, e ho preferito intitolarlo “Chi lo sa” perché nel testo dico: “Chi lo sa, chi lo sa, se penso al mio destino”. Gli autori del brano sono francesi ma mi hanno dato la possibilità di fare il testo in italiano».

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