Sicilian Playlist #266: Mario Venuti e l’inestimabile valore del tempo
La selezione di questa settimana si apre con il nuovo singolo del cantautore etneo: una instant song che riflette su quanto l’ossessione per il denaro ci faccia perdere di vista ciò che davvero è importante. A seguire “manifestami”, elogio della lentezza di Nico Arezzo, “Via Maqueda”, brano di Milomaria che si sofferma sulla capacità dei luoghi di trattenere la memoria e che vede la partecipazione di Leo Gullotta, e “Zanzare”, messa in musica di una lotta interiore con pensieri negativi firmata dai Santamarea. Chiudiamo con “Bacio piccolino” di Renato D’Amico, che cerca fortuna sul mercato discografico dopo l’esclusione da Sanremo Giovani, con “Cicatrici” di Longhi e ciò che resta di un amore finito, e con “Alla stazione”, metafora pop-rock delle attese e delle tappe della vita dei Romano. Bros
Ogni settimana sottoporremo al vostro ascolto una playlist di canzoni di artisti siciliani. Brani vecchi e nuovi scelti dalla redazione, ma che potrete indicarci anche voi e, soprattutto, potranno inviarci cantautori, cantanti e band, di qualsiasi genere musicale. Inseriremo i vostri consigli e le proposte musicali all’interno della nostra playlist che sarà pubblicata anche su Spotify.
Potete inviare le vostre proposte (complete di link Spotify e YouTube) all’indirizzo sicilianplaylist@sicilianpost.it
“Tempo e soldi”, Mario Venuti
«“Tempo e soldi” nasce come una riflessione immediata, quasi istintiva, sul valore che diamo alle cose davvero importanti. Un lampo di comunicazione, una instant song, scritta pressoché di getto sul valore che si dà al tempo e al denaro», racconta Mario Venuti. «Più passano gli anni più do valore al tempo che cerco di usare al meglio. Il rapporto col denaro, quando non si è oppressi dal bisogno, diventa più elastico e relativo ai nostri progetti» prosegue il cantautore, che guarda alla propria esperienza personale come chiave di lettura del presente.
Nel testo emerge con forza una visione matura e consapevole: «Il tempo è un dato oggettivo e definitivo. Il denaro è un dato relativo. Può sempre cambiare e ribaltarsi». Parole che trovano una naturale coerenza con la musica, costruita su un groove funk e uptempo capace di dare energia al messaggio senza appesantirlo.
Venuti ripercorre anche gli anni della formazione e della gavetta: «In gioventù ho sperimentato esercizi di resilienza molto educativi. Lunghi periodi con pochi spicci in tasca, ma con una gran voglia di fare musica e di emergere». Un passato che oggi si traduce in uno sguardo lucido e ironico sul rapporto tra ambizione, tempo e denaro.
Il brano è interpretato da un ensemble di musicisti di grande livello: Tony Canto alle chitarre elettriche, piano e programming, Iacopo Sinigaglia alle ritmiche elettroniche, Franco Barresi alla batteria e Vincenzo Virgillito al basso. Mario Venuti firma la voce e la chitarra, mantenendo intatta quella cifra elegante e riconoscibile che da sempre caratterizza il suo percorso. Con “Tempo e soldi”, Venuti conferma il suo linguaggio musicale delicato ma incisivo, capace di parlare al presente senza rinunciare alla profondità. Una canzone che scorre veloce, ma lascia il segno, ricordando che la vera ricchezza, oggi più che mai, resta il tempo che scegliamo di dedicare a ciò che conta davvero.
“Manifestami” Nico Arezzo
Se “Non c’è mare” era una mappa di luoghi e radici, “Non c’è fretta”, nuovo capitolo del percorso artistico di Nico Arezzo, sposta lo sguardo sul tempo. I brani dialogano tra di loro, tra passato e presente, senza nostalgia, costruendo un racconto intimo fatto di ritorni, addii sospesi e legami che resistono anche quando cambiano forma. Il cantautore ragusano attraversa il tempo senza scorciatoie, stando attento ai dettagli: attese, esitazioni, momenti in cui fuori sembra fermo ma dentro tutto si muove.
L’album nasce da questa sospensione, da uno spazio in cui fermarsi non è rinuncia ma ascolto. La lentezza diventa una scelta. Rallentare significa sottrarsi alla pressione di dover essere sempre all’altezza, produttivi, leggibili. In questo spazio emergono tutte le fragilità, e la paura di essere dimenticati perde peso e diventa libertà. Il disco osserva il confine tra controllo e abbandono, tra trattenere e lasciare andare, senza cercare risposte definitive.
La Sicilia affiora come corpo vivo e silenzioso, una presenza che aspetta e resta anche quando chi parte cambia. Dialetto, immagini di vita quotidiana e riferimenti culturali parlano di appartenenza e distanza, di un’identità che non si perde ma si trasporta. Tradizione e contemporaneità convivono senza gerarchie, tra scrittura cantautorale, sperimentazione ed elettronica.
Accanto alla dimensione privata, troviamo uno sguardo lucido aperto sul presente: la denuncia di un sistema che spesso svuota la musica del suo valore umano. Qui l’ironia diventa difesa, il rumore resistenza, la voce collettiva una richiesta di dignità. “Non c’è fretta” è un album che non chiede urgenza ma presenza, invita ad abitare il tempo e ad ascoltare con attenzione. A volte, il senso arriva solo quando si smette di cercarlo.
“Via Maqueda” Milomaria
Con la partecipazione straordinaria di Leo Gullotta – che proprio qualche giorno fa ha compiuto 80 anni – uno dei volti più autorevoli del teatro e del cinema italiano, Milomaria dà alle stampe un brano che attraversa la mancanza senza cercare scorciatoie emotive. Il cantautore siciliano, registrato all’anagrafe di Piazza Armerina col nome di Emiliano Maria Balbo, si espone restando in equilibrio precario, mentre Gullotta diventa la voce che consola e rimette ordine nel caos interiore.
“Via Maqueda” non parla solo di assenza, ma del modo in cui la memoria continua a vivere nei luoghi. Palermo è musa, il posto dove il pensiero prende forma e il dolore trova un nome e una direzione. La canzone è un confronto tra due parti della stessa anima: l’io che chiede e l’io che ha già capito. Una confessione sussurrata che riconosce una verità semplice e antica: anche dopo la burrasca, il mare resta un posto dove tornare.

“Zanzare” Santamarea
“Zanzare” è il racconto di una lotta interiore, di uno sciame di pensieri che torna ciclicamente a farsi voce nella testa. I Santamarea trasformano questo conflitto in una canzone intensa e viscerale, dove il tentativo di liberarsi dall’ossessione fallisce e si cristallizza in un mantra ripetuto come una preghiera: “Esci dalla mia mente”.
Il brano si muove nell’atmosfera sospesa di una lettera d’amore scritta di getto alla fine dell’estate: frasi che si rincorrono, si spezzano, tornano, diventando invocazione e resistenza sullo sfondo di una storia che rifiuta di arrendersi alla propria fine.
Il singolo si inserisce perfettamente nell’universo di “Anime Storte”, l’album d’esordio in uscita il 3° gennaio che dà voce a chi cresce seguendo traiettorie non lineari, a chi rifiuta la norma e riconosce nell’irregolarità una forma di autenticità. Il titolo dell’album nasce dalla parola siciliana “tortu” (“non dritto”), usata come gesto affettuoso per indicare chi fa le cose a modo proprio, e diventa il simbolo di una comunità laterale, invisibile ma reale.
Prodotto tra Palermo e Milano, “Anime storte si muove in un alternative pop dal respiro internazionale, con una forte centralità del testo e un equilibrio costante tra ricerca e accessibilità. Le undici tracce raccontano la metamorfosi come perdita necessaria e possibilità fertile, attraversando luci e ombre con uno sguardo leggero ma mai superficiale.
“Bacio piccolino” Renato D’Amico
Esclusa da Sanremo Giovani, “Bacio piccolino” cerca rivincita sul mercato. È un brano vivace e dall’anima retrò, capace di fondere leggerezza e profondità e che racconta le turbolenze di un amore giovanile. Lei, ispirata dalla filosofia di Gurdjieff, diventa inaspettatamente punto di riferimento per la crescita interiore del ragazzo e gli trasmette una lezione fondamentale: la stabilità tra uno scoglio e l’infinito, ovvero vivere con i piedi ben piantati nella realtà, ma con la testa libera di sognare e di esplorare nuove possibilità.
«“Bacio piccolino” è nata in Sicilia due anni fa come la scintilla iniziale che ha ridefinito il mio progetto», racconta l’ericino Renato D’Amico. «È stata creata in un periodo in cui cercavo la mia identità personale e musicale. Il brano parla di un amore vissuto più nei sogni che nella realtà, ma grazie al quale mi sono reso conto che quella persona, nel bene e nel male, mi aveva aiutato a trovare il mio equilibrio».
“Cicatrici” Longhi
Nuovo singolo di Fabio Longhitano in arte “Longhi”. «Non è solo una canzone sulla fine di un rapporto, ma anche una riflessione su ciò che resta: frammenti di cuore e ricordi che continuano a vivere in chi li custodisce», spiega l’autore taorminese.
In “Cicatrici”, Fabio condivide una parte di sé evidenziando quanto la musica sia stata fondamentale nella sua vita. «È grazie alla musica se sono cresciuto con dei valori», commenta. «Grazie alla musica sono riuscito a superare momenti difficili, come la morte di mio nonno. La musica è cura: meglio di uno psicologo! Certamente, come ogni inedito che si rispetti, non basta un primo ascolto. Ad alcuni piacerà, ad altri magari no… In ogni caso spero di fare grandi cose: voglio che la mia musica sia alla portata di tutti, in modo che ognuno possa credere nei sogni e non smettere mai di credere in quello che fa».
“Alla stazione” Romano. Bros
Canzone che anticipa l’uscita del loro secondo album intitolato “Viaggiatori Musicanti”: si distingue per il suo sound pop-rock italiano. La canzone utilizza la stazione come metafora della vita, evocando viaggi, attese, addii e ricongiungimenti.
«Il brano è la prima traccia del nostro nuovo progetto musicale intitolato “Viaggiatori Musicanti”, un album di prossima uscita che raccoglie 13 brani + un reprise, dove fil rouge è proprio il viaggio musicale sia fisico che interiore», annunciano i fratelli di Piazza Armerina. «Per la maggior parte dell’anno noi siamo sempre in viaggio a portare la nostra musica in giro e la stazione rappresenta metaforicamente la nostra di vita, fatta di viaggi, di attese, di addìi e ricongiungimenti. La nostra musica è influenzata e contaminata dalle sonorità e dalle ritmiche popolari mediterranee e di conseguenza i nostri testi sono prevalentemente autobiografici e traggono spunto da storie e da nostre esperienze personali».
Il videoclip, diretto dal regista siciliano Dante Di Pasquale, vede come protagonisti i due giovani attori siciliani Federica Amore e Raffaele Costanzo. Il video è stato girato nelle stazioni ferroviarie siciliane di Dittaino, Villarosa, Acireale e Catania, luoghi ideali per rappresentare la metafora del viaggio.
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