Sicilian Playlist #267: Antonio Monforte e l’intima attesa di Sant’Agata
La selezione di questa settimana si apre con un omaggio alla Patrona catanese, in un brano che descrive il rapporto viscerale che lega i devoti alla Santa. A seguire, “Metabolismo”, in cui Marsili, con il suo stile graffiante, ripercorre le tappe di una lunga e faticosa guarigione del cuore; “Ritmo S’Alza”, nuovo ritmo latino firmato da Roy Paci & Aretuska, e con “Nessuno deve restare di fuori”, appello all’inclusione universale di Patrizia Laquidara. Proseguiamo poi con l’accattivante “Amore business” di Beatrice Quinta, con “LICHEN”, post-rock onirico che anticipa il primo album degli Zurara e con “Mai abbastanza” e la rappresentazione dell’infinita lotta con sé stessi di Matoh. Chiudiamo con “Boomergang”, primo singolo di Francesco La Mattina che ci invita a recuperare la dimensione dell’autenticità, con “Mami” di Francesco Riotta e il singolare incontro tra Sicilia e Mauritius, e con “Dannata gioventù”, brano in cui il rapper palermitano Kid Gamma squarcia il velo dei pensieri che assalgono la mente quando il resto del mondo dorme
Ogni settimana sottoporremo al vostro ascolto una playlist di canzoni di artisti siciliani. Brani vecchi e nuovi scelti dalla redazione, ma che potrete indicarci anche voi e, soprattutto, potranno inviarci cantautori, cantanti e band, di qualsiasi genere musicale. Inseriremo i vostri consigli e le proposte musicali all’interno della nostra playlist che sarà pubblicata anche su Spotify.
Potete inviare le vostre proposte (complete di link Spotify e YouTube) all’indirizzo sicilianplaylist@sicilianpost.it
“Sant’agata” Antonio Monforte
“Sant’Agata” è un brano che racconta una delle tre feste religiose più importanti al mondo da una prospettiva intima e spirituale. La canzone descrive il legame profondo tra il devoto e la Santa: l’attesa che si rinnova ogni anno, la preparazione, l’incontro. La passeggiata per la città si trasforma così in un cammino spirituale e introspettivo, che culmina nel ritorno a casa, carico di significato e raccoglimento.
Spiega l’artista a proposito del brano: “Sant’Agata è una canzone che nasce dal desiderio di raccontare, attraverso uno sguardo intimo, religioso e introspettivo, una delle tre feste religiose più importanti al mondo, vissuta dal punto di vista di una persona alla ricerca della pace interiore. È una profonda riflessione che trova la sua espressione più autentica nella solitudine e nel cammino solitario.
Ho condiviso una prima versione del brano, chitarra e voce registrata semplicemente al telefono, con Riccardo Samperi, che ha subito creduto nel progetto. Grazie alla sua maestria, la canzone ha preso forma, trovando il suono e l’arrangiamento più adatti a esprimerne l’anima profonda”.
Il videoclip ufficiale di “Sant’Agata”, girato a Catania dal regista Rosario D’Aquino, nasce da un’idea di Antonio Monforte e Riccardo Samperi. La sceneggiatura intreccia i momenti più intensi e toccanti della festa della Santa Patrona con due storie parallele, ambientate in contesti diversi ma unite da un profondo senso religioso e intimo della celebrazione.
Da un lato c’è il cammino di Antonio Monforte, che esce di casa e attraversa la città a piedi, di sera, fino a raggiungere il mare; dall’altro, una devota che si prepara ad indossare il sacco per percorrere il centro storico, immersa nel barocco dei monumenti e delle chiese. Entrambi affrontano un viaggio che è più spirituale che folkloristico: Antonio vive la festa in modo introspettivo e solitario, fatto di meditazione e preghiera, mentre la devota si abbandona ad un percorso di fede profonda e partecipata.
Il racconto si sviluppa come un lungo viaggio di tre giorni, seguendo Sant’Agata in processione per le strade di Catania fino all’alba dell’ultimo giorno, quando la Santa viene riaccompagnata in cattedrale. È il momento del saluto finale, che non è un addio ma un arrivederci, prima del ritorno di tutti alle proprie case. I devoti sono interpretati da due veri fedeli, Martina Denaro e Giuseppe Caruso; nel videoclip è presente anche il pittore catanese Nunzio Papotto e il musicista Francesco Messina.
“Metabolismo” Marsili
Brano estratto dall’eccellente nuovo album di Felice Briguglio, in arte Marsili: intitolato “Supeflùo”, è una sorta di concept sulla separazione. Il cantautore dall’animo punk torna con un album crudo, grezzo, graffiante: un racconto in nove capitoli che scava negli ultimi anni della vita personale dell’artista etneo, specialmente nella turbolenta fine del suo matrimonio. Nove canzoni che «parlano di lacerazioni, di ferite che cominciano adesso a rimarginarsi». Ha ritrovato la serenità tornando nel paese natìo, a Belpasso, fra gli amici che lo hanno aiutato nella registrazione del disco
«È stata la condizione ideale: ho lavorato in piena libertà», sottolinea Marsili. «Volevo che fosse, a livello di ricchezza musicale, quanto più possibile vicino al precedente album, Ossario, passando dal rock alla Queens of Stone Age al pezzo con gli archi, dalle atmosfere alla Afterhours fino a Nick Cave, il jazz scherzoso di Catene … C’è tutta la mia voglia di buttare più roba possibile: le nove canzoni del disco sono caleidoscopicamente complete e mi rappresentano nella mia essenza punkettona, amante del rock’n’roll».
“Ritmo S’Alza” Roy Paci & Aretuska
Una traccia solare e pulsante che attraverso un brillante uso dello spanglish fonde new moombahton e latin vibes. Già dal titolo, il brano gioca su un doppio significato: “s’alza” come invito ad alzarsi, a muoversi, a reagire, ma anche un chiaro richiamo alla salsa, intesa non solo come genere musicale, ma come spirito, miscela di culture, calore e movimento. Un gioco di parole che racchiude perfettamente l’anima del pezzo e la poetica musicale di Roy Paci: contaminazione, apertura e ritmo come linguaggio comune.
“Ritmo S’Alza” nasce dopo una festa multietnica nella zona di Tulum ed è stato scritto da Roy Paci insieme alla moglie Roxy, dj e producer, trasformando un’esperienza reale di incontro e condivisione in una canzone che invita a ballare senza barriere. Il ballo diventa così atto collettivo, momento di unione e allo stesso tempo mezzo per esorcizzare la tristezza, per ritrovare leggerezza e connessione con gli altri.
“Nessuno deve restare di fuori” Patrizia Laquidara
Nuovo singolo e brano che apre “Flòrula”, album d’imminente, «Nessuno deve restare di fuori è per me da sempre il cuore politico ed emotivo del progetto», spiega Patrizia Laquidara. «Nato come Ti ho vista ieri, il brano ritorna in una veste più corale e rituale, trasformandosi in un invito inclusivo: dalle donne del mio albero genealogico fino ai popoli “minori” del mondo, allargando lo sguardo a un’idea di comunità più ampia, dove nessuno è escluso. È per tale motivo che per questa canzone ho deciso di chiamare un ospite a cantare con me. Un ospite speciale». La palermitana Giulia Mei, per sottolineare ancora una volta il suo forte legame con la Sicilia, evidenziato anche nell’uso del dialetto.
“Amore Business” Beatrice Quinta
Beatrice Visconti, in arte Beatrice Quinta, palermitana del 1998, con questo singolo intraprende un percorso mirato e curato verso un immaginario glamour e sofisticato. La canzone è espressione della sua nuova consapevolezza, raggiunta grazie ad una crescita personale. La cantautrice è ora una donna sicura di sé e che non ama prendersi troppo sul serio.
“Amore business” descrive una relazione in cui l’intimità si trasforma gradualmente in strategia e l’amore diventa una forma di negoziazione. Il testo, chiaro e diretto, bilancia ironia e controllo, fondendo una leggera vulnerabilità con un sottile senso di ottimismo.
Il brano, di genere pop, è costruito attorno all’uso di chitarre e archi. Il pezzo rientra nella tradizione cantautorale italiana, rielaborata però attraverso una lente contemporanea e minimalista.
“LICHEN” ZURARA
È il singolo che anticipa il primo lavoro in studio della band siciliana, intitolato “Postoluce”. Il brano si sviluppa su coordinate post rock, con ritmiche incalzanti, chitarre affilate e un impianto sonoro spigoloso che definisce la personalità della band.
«I versi, carichi di immagini oniriche e richiami a un Io primitivo, costruiscono un immaginario fortemente sensoriale, capace di evocare una tensione che scava sotto la superficie emotiva», spiegano Zurara. «Il titolo amplifica questo valore simbolico: il lichen come malattia che infiamma e corrode il corpo, e i licheni come organismi antichissimi che assorbono tutto ciò che li circonda. Da questa doppia immagine nasce l’analogia con il presente, percepito come un organismo colpito da un’infiammazione cronica generata dal tardo-capitalismo. Nel brano, contenuto e forma avanzano insieme, la musica si infiamma, si ispessisce, si fa bruciante, rendendo incandescenti ogni nota e ogni verso».
Zurara sono Giuseppe Antonino Sileci (voce, chitarra), Sergio Sannasardo (chitarra), Giusto Correnti (batteria), Salvo Di Giunta (sintetizzatori) e Carmelo Bellini (basso).
“Mai abbastanza” Matoh
“Mai abbastanza” è un brano che scava nel rapporto più difficile: quello con sé stessi. Una canzone che non cerca assoluzioni, ma verità, e che racconta la sensazione di essere costantemente fuori misura, di non riuscire mai a sentirsi all’altezza nemmeno quando gli altri riconoscono un valore. È una confessione senza filtri sull’autosabotaggio, sulla paura di provarci davvero e sull’idea che il fallimento non sia un evento, ma una condizione interiore.
«“Mai Abbastanza nasce da una domanda che mi porto dietro da anni: perché anche quando le cose sembrano andare bene, io continuo a sentirmi sbagliato?», spiega il cantautore. «È una canzone sull’autosvalutazione, sul non sentirsi mai all’altezza, nemmeno dei propri sogni. Non è un brano di denuncia verso il mondo, ma verso me stesso. È una canzone scritta da solo, per chi si sente solo, anche in mezzo agli altri».
Il videoclip, per la regia di Gianluca Scalia e la produzione video a cura di Kemedia, racconta un viaggio visivo intenso e simbolico. Protagonista è Matoh, che si muove nel vuoto spettrale di un teatro deserto, uno spazio sospeso in cui è costretto a confrontarsi con i propri demoni interiori. La tensione cresce fino allo strappo del sipario, quando il palco diventa l’unica verità possibile: quello della vita. Il senso di inadeguatezza prende forma nella moltiplicazione dei ruoli e nel tentativo di superare i propri limiti, per poi ritrovarsi ancora una volta soli davanti al giudizio, rappresentato dal pubblico in sala.
Nel finale, la vulnerabilità iniziale si trasforma in energia: una risalita rabbiosa e consapevole verso la propria identità. “Mai abbastanza” è il manifesto di chi cade, si rialza e trova il coraggio di riprovarci ancora.
“Boomergang” Francesco La Mattina
Primo singolo di Francesco La Mattina, brano vincitore del Rock10elode – Green Music Contest, da cui prende avvio il suo percorso discografico. Un debutto che nasce dal confronto diretto con il palco e con il pubblico e che restituisce l’identità di un giovane cantautore capace di raccontare le emozioni con profonda sincerità. “Boomerang” prende forma in modo spontaneo, da un momento di intimità quotidiana e da una melodia affiorata quasi per caso. Da lì nasce una canzone che mette al centro il tema delle relazioni amorose e della loro possibile deriva tossica, affrontato con uno sguardo lucido ma leggero.
Il brano racconta il desiderio di liberarsi da dinamiche nocive, aspettative soffocanti e meccanismi di controllo emotivo, per tornare a vivere i sentimenti in modo diretto e autentico: un invito a riscoprire la semplicità dell’amare, ricordando come spesso siamo noi stessi a creare inutili complicazioni, oscillando tra gioia e dolore come boomerang che tornano sempre al punto di partenza.
«“Boomerang” è una canzone nata per caso: ero sdraiato sul materasso – racconta l’artista – della stanza da letto dei miei nonni materni quando mi è venuta in mente una melodia e la frase ‘lasciami stupire e dopo credere nelle tue fantasie’. In questo brano scrivo tutta la mia volontà di eliminare e denunciare la tossicità delle relazioni amorose. La speranza è quella di tornare ad amare in modo semplice, di innamorarsi ed essere romantici in maniera diretta, senza troppi giri, fughe, fantasie o gelosie, in un mondo che sembra accettare e subire un sistema che in realtà non dovrebbe imporre regole sul sentire. L’unica cosa davvero necessaria è rispettarsi ed essere sempre se stessi. Tutto questo con leggerezza e con la consapevolezza che, molto spesso, i problemi ce li creiamo noi inutilmente, diventando dei boomerang perfetti di gioia e dolore alternati».
“Mami” Francesco Riotta
La Sicilia incontra le isole Mauritius nell’ultimo brano scritto e prodotto dal cantautore siciliano Francesco Riotta. Originario di Palermo, Riotta è insegnante di scuola secondaria di primo grado nel nord Italia (attualmente insegna a Bra) e contemporaneamente coltiva la passione per la musica e la chitarra. La sua infanzia è trascorsa a contatto con il Ballarò palermitano, un crocevia di cultura, universo popolare che mescola diverse comunità e quindi diversi ritmi, dal reggae allo ska, dal soukous al bambara e, naturalmente, il folk siculo. In questo caso però, il contatto con la cultura delle Isole Mauritius ha profondamente influenzato la sua ispirazione, favorendo la nascita di una canzone che potrebbe essere un nuovo punto di svolta nel suo percorso artistico. “Mami” si nutre della tradizione musicale delle Isole Mauritius. È infatti, a tutti gli effetti, un “séga”, tipico genere mauriziano, con l’accompagnamento di musicisti del posto.
«Sono un musicista in continua ricerca. Ho sempre guardato all’Africa, ai suoi ritmi, alle sue storie, alla sua profondità» racconta Francesco. “Mami” ha visto la luce nell’estate del 2024, in uno studio di Palermo, in collaborazione con Yannick Tiolo, amico musicista che lo invita a casa sua dove sta ospitando alcuni amici delle Mauritius.
“Dannata gioventù” Kid Gamma
Nuovo singolo del rapper palermitano Kid Gamma. Il brano, curato da Francesco Ingrassia, è una confessione viscerale, nata tra le mura di una stanza e illuminata da pensieri che arrivano quando il resto del mondo dorme. Sigarette consumate distrattamente, conti che non tornano, giornate che sembrano ripetersi identiche: Kid Gamma racconta la fatica di andare avanti, il peso degli errori, le dipendenze affettive e il passato che continua a farsi sentire, anche quando si prova a lasciarlo alle spalle.
“Dannata gioventù”, che si muove su coordinate pop urban dirette e malinconiche, restituisce senza filtri il senso di inquietudine e di stanchezza emotiva di una generazione che cresce tra notti senza fine e spazi sempre più chiusi. Kid Gamma mette a nudo i propri errori, le dipendenze emotive, il peso del passato e la difficoltà di andare avanti senza sentirsi sempre fragile. È il racconto di chi resta, anche quando scappare sembra l’unica via, di chi sbaglia ogni giorno ma continua a provarci.
Il brano rappresenta il primo estratto dal suo nuovo disco e non cerca risposte facili, ma racconta una verità condivisa, quella di una gioventù che cade, si rialza e continua a cercare il proprio posto.
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