Sicilian Playlist #281: Amanda Vitale e la bellezza di essere siciliani
La selezione di questa settimana si apre con “Terra mia”, un omaggio al legame indissolubile che ogni siciliano condivide con le proprie radici. Proseguiamo con “Casa vista male”, brano ironico sulle criticità del trovare un alloggio che segna il prosieguo della collaborazione tra gli Shakalab e Lello Analfino; e con “Non ci si ama solo in primavera”, malinconico brano dei Santamarea che descrive, nello scenario di una Palermo che fa da specchio dell’anima, la sensazione di sgretolamento che precede la perdita. Chiudiamo con “Neon funk grooves: instrumental soulful covers”, l’album in cui Antonello Tonna, per l’occasione in arte Tony Wren, rilegge sei classici del soul e del pop; e con “Sciallà”, in cui il duo Nu Genea trasforma viaggi e suggestioni raccolte in un mix intrigante di boogie e funk
Ogni settimana sottoporremo al vostro ascolto una playlist di canzoni di artisti siciliani. Brani vecchi e nuovi scelti dalla redazione, ma che potrete indicarci anche voi e, soprattutto, potranno inviarci cantautori, cantanti e band, di qualsiasi genere musicale. Inseriremo i vostri consigli e le proposte musicali all’interno della nostra playlist che sarà pubblicata anche su Spotify.
Potete inviare le vostre proposte (complete di link Spotify e YouTube) all’indirizzo sicilianplaylist@sicilianpost.it
“Terra mia” Amanda Vitale
C’è una consapevolezza che solo il tempo sa regalare: la scoperta che le proprie radici non sono solo un punto di partenza, ma un’identità da proteggere e onorare. In questa canzone, Amanda canta l’amore viscerale per la sua terra, raccontando come, nel corso degli anni, abbia compreso sempre più profondamente l’importanza di essere siciliana e l’urgenza di portare questa “sicilianità” nel mondo.
Il brano esplora il legame indissolubile con il proprio paese di nascita, quel luogo dove tutto ha avuto inizio e dove risiedono i ricordi fondamentali. Attraverso le sue parole, Amanda celebra le tradizioni, i gesti del passato che a volte rischiano di perdersi e la bellezza di riscoprire ciò che siamo stati per capire chi vogliamo essere.
«L’importanza delle proprie origini è una cosa fondamentale», spiega l’artista di Maletto. «Una verità che voglio cantare, scoprire e amare sempre di più». “Terra Mia” non è solo una dedica alla Sicilia, ma un inno per chiunque creda che le radici siano le ali necessarie per volare lontano senza mai perdersi.
“Casa vista male”, Shakalab feat Lello Analfino
Prosegue il sodalizio artistico tra gli Shakalab, collettivo di riferimento della scena hip hop/reggae italiana, e lo storico leader dei Tinturia Lello Analfino. Il brano, dal titolo volutamente ironico, affronta in chiave sarcastica una problematica degli ultimi anni: la difficoltà nel trovare un alloggio. Non più balconi sul mare ma stanze minuscole a prezzi esorbitanti nelle quali trovare la propria indipendenza diventa un miraggio. Un tema molto particolare e poco raccontato dagli artisti, ma di fondamentale importanza sociale. Il videoclip, in uscita in contemporanea, racconta grottescamente l’esperienza nella ricerca della casa.
«Volevamo raccontare la frustrazione di una generazione che, pur essendo autonoma a livello lavorativo, non riesce a rendersi indipendente per via delle speculazioni che ci sono attualmente nelle città per quanto riguarda il bene primario assoluto, la casa».
“Non ci si ama solo in primavera” Santamarea
Dopo “Con gli occhi di una lepre”, “Zanzare” e “Tornado” i primi tre singoli che hanno conquistato la top 30 dei brani italiani più suonati in radio e l’album “Anime Storte” che ha consacrato la band come una delle realtà più interessanti del nuovo panorama musicale italiano, i Santamarea tornano con “Non ci si ama solo in primavera”.
“Non ci si ama solo in primavera” rappresenta una rivendicazione emotiva, una preghiera laica scritta idealmente sui muri di una Palermo specchio dell’anima. Il singolo esplora il contrasto tra la fragilità del tempo che fugge e la forza del ricordo, capace di farsi eterno come un incantesimo.
Di fronte al passaggio veloce di ciò che è prezioso, il brano descrive quella sensazione di sgretolamento interiore che precede la perdita. Eppure, proprio in quel momento di massima vulnerabilità, emerge una reazione vitale: il desiderio di legare a sé il ricordo, imprimendolo per sempre nel proprio vissuto.
“Per quanto una primavera possa sfiorire in fretta, sarà per sempre incisa sui muri, sugli alberi, nelle persone che fanno parte di quella memoria.”
“Neon funk grooves: instrumental soulful covers”, Tony Wren
Si scrive Tony Wren, ma si legge Antonello Tonna, leggendario protagonista dei piano bar di Taormina e non solo. È il “disco americano” dell’artista siciliano, una concessione al mercato. «È stato il produttore dell’album a consigliarmi l’uso del nome d’arte», confessa Tonna. Un modo per acchiappare più “clic” su Spotify e YouTube, che sembra funzionare.
Il lavoro, come suggerisce il titolo, raccoglie le personali riletture di Antonello Tonna di sei celeberrimi classici del soul, del pop e della fusion. «Registrazioni che avevo fatto durante il Covid che finalmente hanno trovato una luce». Da “Come together” dei Beatles a “Birdland” dei Weather Report, dal “Papa Was a Rollin’ Stone” dei Temptations a “Thriller” di Michael Jackson: brani riproposti con la consueta eleganza e raffinatezza del pianista siciliano, riadattati per diventare la colonna sonora di una serata alla luce della luna, resa frizzante da una coppa di champagne.
“Sciallà” Nu Genea
È un disco nato fra Napoli e Siracusa, dove si è trasferito Lucio Aquilina, che con Massimo Di Lena forma il duo napoletano il cui suono allieta da alcuni anni l’estate italiana, e non solo. “People of the Moon”, titolo del nuovo lavoro dei Nu Genea, suona come una via di fuga: un invito leggero ma deciso a riaccendere l’immaginazione e lasciarsi andare al richiamo della bella stagione. A quattro anni da “Bar Mediterraneo”, Massimo Di Lena e Lucio Aquilina tornano con un disco che nasce dal movimento: viaggi, incontri, suggestioni raccolte lungo la strada e trasformate in un mix di funk e boogie dal respiro internazionale. Un progetto destinato a prendere vita anche dal vivo, in Italia e fuori, a partire dal MI AMI Festival di Milano il 23 maggio.
«Abbiamo lavorato tra Napoli e Siracusa, dove Lucio si è trasferito negli ultimi anni», racconta Massimo. «All’inizio eravamo combattuti: il successo di “Bar Mediterraneo” ci faceva pensare di restare su quella scia, magari cercando un altro singolo forte. Poi però sono arrivate alcune tracce nate in modo naturale, senza forzature, e abbiamo capito che erano loro il vero centro del disco. Il resto, semplicemente, non serviva più».
Il risultato è un disco che sfugge alle aspettative, anche rispetto al percorso precedente: «Se “Nuova Napoli” aveva un’anima insieme popolare e underground, “Bar Mediterraneo” si è spostato verso una dimensione più pop. Questo nuovo album, invece, prende un’altra direzione ancora».
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