Siramuse, il museo esperienziale per raccontare Siracusa con la voce dei grandi personaggi della sua storia

Non è un semplice percorso espositivo, quello situato in Via Santa Lucia alla Badia, quanto più un’immersione nella memoria e nell’anima di una comunità. Da Archimede ad Eschilo, da Caravaggio a Paolo Orsi, il cammino è scandito dal racconto di alcune delle figure più celebri che hanno condiviso un legame con la città. Per il visitatore si tratta di una vera passeggiata nel tempo: le immagini si muovono sulle pareti e lo avvolgono. I suoni gli arrivano all’orecchio come sussurri

C’è un nuovo modo di entrare a Siracusa: non solo attraversando il ponte di Santa Lucia, tra tuk tuk, souvenir e profumo di salsedine, ma varcando una soglia che conduce nel cuore della sua memoria. Si chiama Siramuse ed è stato aperto negli spazi dell’ex galleria d’arte Montevergini, a Ortigia. Non un museo tradizionale ma uno spazio narrativo, immersivo, emotivo; un viaggio attraverso i secoli in compagnia di otto personaggi storici, legati alla città per nascita o per scelta. «Una porta di accesso alla città, che racconta Siracusa attraverso le voci – e lo sguardo – di chi l’ha vissuta», lo definisce Renata Sansone, amministratore delegato di Civita Sicilia, che ha realizzato il progetto in sinergia con il Comune. Otto protagonisti, sei aree tematiche, un percorso in cui il visitatore non osserva ma ascolta, partecipa, si muove tra immagini e suoni che evocano epoche diverse eppure vive.

IL TEMPO DELLA MEMORIA. Già all’esterno, Siramuse si fa notare. Bandiere colorate – rosse, gialle, blu, viola, verdi, arancioni – sventolano sui lampioni lungo Corso Giacomo Matteotti e annunciano l’ingresso in un mondo altro, simbolo delle aree del museo, ognuna dedicata a un tema e a figure che hanno lasciato un segno profondo nella storia siracusana: Santa Lucia e Caravaggio per “La Luce e l’Apparizione”; Archimede per “La Scienza”; Eschilo e Platone per “Il Teatro e la Tribuna Politica”; Enzo Maiorca per “Il Profondo Blu”; Federico II di Svevia per “Il Volo del Falco” e Paolo Orsi per “Lo Scavo Archeologico”. Attraversata la porta di ingresso, la visita si prospetta come una passeggiata immersiva: basta indossare le cuffie e avviare l’audioguida per fare un salto indietro nel tempo. Sulla soglia di ogni sala, un timer indica l’inizio dell’esperienza visiva perché, all’interno, non si incontrano teche e reperti ma un mondo fatto di immagini in movimento proiettate sulle pareti, di suoni e memoria che avvolgono e trasportano lontano. Gli spazi espositivi sono abitati dai personaggi, che sussurrano segreti all’orecchio e parlano di fatti accaduti in un modo del tutto nuovo, a metà tra passato e presente. «Siramuse è un museo di narrazione – rivela Anna Villari, museologa alla base del progetto – le epoche si intrecciano, il racconto è affidato alla testimonianza diretta ma si presta allo sguardo e alla sensibilità contemporanei». Così Santa Lucia indossa scarpette rosse per ricordare non solo il suo martirio, ma anche le numerose vittime di femminicidio, in Sicilia e nel mondo.

La sala Caravaggio. Foto di Civita Sicilia

EREDITÀ DA RACCOGLIERE. Enzo Maiorca lascia che il visitatore si immerga insieme a lui attraverso un ampio monitor a forma di semicerchio e accende i riflettori sul tema dell’ambiente, ricordando quanto sia importante preservarlo e combattere contro coloro che rompono i suoi equilibri: «L’unica cosa che posso fare per il mio mare, non essendo un mafioso, un politico o un uomo ricco, è proprio questa, protestare contro chi l’ha distrutto» dichiara, scandendo a chiare lettere parole che sembrano provenire direttamente dal mare e che rivelano tutto il suo amore per le creature che lo abitano. Alla sua visione si ispira il “cortile segreto”, un tempo cornice del chiostro del convento di clausura di Montevergine, reinterpretato dall’estro creativo dell’artista Claudio Palmieri come una sorta di teatro in cui la fantasia si mischia alla realtà. Un’installazione di reti da pesca recuperate in mare sembra quasi muoversi, come cullata dalle onde, e lascia immaginare un ricco pescato al suo interno. Rose metalliche si drizzano simulando la carezza del vento, mentre il paesaggio marino viene evocato da tratti e forme tipicamente barocchi.

Foto di Sabrina Francalanza

Archimede accoglie i visitatori in quello che sembra un laboratorio digitale, grazie a una combinazione di quattordici proiettori che mettono in scena la sua quotidianità, il “sapiente incontro di leve” alla base della sua attività di inventore, fisico e matematico. Platone ed Eschilo si ritrovano, invece, nella scenografia di un teatro. Si confrontano, dialogano come vecchi amici che possono, finalmente, incontrarsi. Mettono in scena suggestioni e idee perché, del resto, “anche la vita è un teatro delle ombre”. Paolo Orsi, padre dell’archeologia siracusana, invita al gioco, mostrando i reperti da lui trovati e sfidando a fare lo stesso scavando dentro l’installazione a lui dedicata. «Ho svelato la civiltà che ha preceduto i Greci, prima ignorata, ho esplorato una decina di grandi città greche e altrettante minori, ho dato alla storia dell’arte antica e medievale nuove pagine e interi capitoli». È come se dicesse «adesso tocca a voi». E poi c’è Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi, che apre la sua sezione con un richiamo alla falconeria, passione e metafora del suo sguardo sul mondo. Il suo racconto attraversa cultura e politica, si fa esperienza visiva grazie a due grandi monitor che alternano suoni e immagini: la storia prende forma, diventa tangibile. 

«Ai giorni nostri si parla tanto di storytelling – conclude il sindaco di Siracusa, Francesco Italia. – Ecco, Siramuse è il museo dello storytelling. Non resta che visitarlo e cogliere, ciascuno, la propria storia».

La sala Paolo Orsi. Foto di Civita Sicilia

(In copertina: foto di Civita Sicilia)

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Laureata in “Scienze e Lingue per la Comunicazione” presso l’Università degli Studi di Catania, è copywriter. Collabora con Sicilian Post dal 2023 per raccontare la Sicilia attraverso luoghi sconosciuti e storie di siciliani che hanno scelto di rimanere per lasciare un’impronta o di partire per trasmettere al mondo la bellezza di questa terra.

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