South working, tornare per restare e creare: così il lavoro da remoto ridisegna la Sicilia
La recente normativa della Regione Siciliana ha fatto tornare al centro del dibattito le opportunità e le prospettive del lavoro agile dal Sud. Per i prossimi tre anni sono previsti più di 50 milioni di euro per le imprese che assumeranno nell’isola lavoratori subordinati a tempo indeterminato. Cosa cambia, questo, per il nostro tessuto produttivo? Siamo pronti a sostenere, dal punto di vista delle infrastrutture, questo modello in maniera permanente? Nel frattempo, sul territorio sono già numerose le storie di chi ha anticipato i tempi, rientrando nella propria terra e creando spazi dedicati a questo genere di impiego
«Lavoravo da remoto, ma sentivo di non stare facendo nulla per la mia terra». «Sapevo che prima o poi sarei dovuta partire». «Tornare è stata una scelta consapevole, per restare e costruire».
Le storie di Elisa, Chiara e Salvatore partono tutte da qui: piccoli paesi, la certezza di dover andare via per lavorare, l’esperienza fuori dalla Sicilia e poi la svolta dello smart working. Non solo il ritorno, ma il bisogno di fare qualcosa per l’isola; non limitarsi a lavorare a distanza per aziende lontane, ma creare opportunità e progetti radicati nei territori.
Spazi di coworking, community, imprese digitali, eventi culturali. Il lavoro agile, da semplice soluzione personale, diventa così leva di sviluppo locale e strumento per restituire energia ai paesi d’origine. Se il lavoro agile dal Sud è un privilegio per pochi, con le giuste normative può diventare un’opportunità concreta: per i siciliani e per la Sicilia.
LA NORMATIVA REGIONALE: IL LAVORO DAL SUD È REALTÀ? In questa direzione si muove la normativa regionale sul South Working, approvata dall’Assemblea Regionale Siciliana e rafforzata da una nuova misura della giunta: un plafond di 18 milioni di euro annui per ciascuno dei prossimi tre anni destinato a contributi a fondo perduto per le imprese che, nel triennio 2026-2028, assumeranno lavoratori subordinati a tempo indeterminato in Sicilia per almeno cinque anni esclusivamente in modalità agile. L’obiettivo è favorire nuove assunzioni e rendere strutturale una pratica che finora si è sviluppata soprattutto grazie a iniziative individuali. La norma si affianca agli incentivi già previsti per le aziende che stabilizzano lavoratori in smart working nell’isola e ai progetti per la creazione di spazi di coworking nelle aree interne, con l’intento di contrastare spopolamento e fuga di competenze.
«Il lavoro da remoto rappresenta bene la nostra generazione: siamo più propensi al cambiamento e meno legati all’idea di posto fisso»
Elisa Lo Bianco, founder Lycoworking
Il South Working rappresenta, in sostanza, una declinazione territoriale del lavoro agile: la possibilità di lavorare da remoto dal Sud – e in particolare dalla Sicilia – per aziende con sede altrove. Un fenomeno nato dall’esperienza di tanti professionisti costretti negli anni a trasferirsi nelle grandi città del Centro-Nord per costruire il proprio percorso. Il ritorno, però, non è più solo un fatto privato: è sempre più legato a scelte di vita che intrecciano lavoro, qualità del tempo e desiderio di incidere sul territorio.
OPPORTUNITÀ DI RITORNO. C’è chi questa trasformazione l’ha già anticipata. Come Elisa Lo Blanco, ingegnere biomedico nata a Licodia Eubea, è cresciuta con la consapevolezza che per lavorare avrebbe dovuto andarsene. Dopo gli studi tra Catania ed Emilia-Romagna, arriva il lavoro in una multinazionale e poi la svolta durante la pandemia: il passaggio allo smart working apre la possibilità di rientrare. Elisa lascia il posto fisso e ricomincia con una start-up che adotta il lavoro da remoto. «Un passaggio che racconta bene la nostra generazione: siamo più propensi al cambiamento e meno legati all’idea del posto fisso».
Tornata nel suo paese, sceglie di non vivere il lavoro da remoto in solitudine. Insieme al compagno fonda Lycoworking: non solo uno spazio fisico, ma una community digitale di professionisti rientrati in Sicilia: «Abbiamo intercettato tanti lavoratori del digitale che percepivano il nostro stesso isolamento davanti al computer». L’obiettivo? Creare sinergie tra competenze e professionisti per dare vita a nuovi progetti e dimostrare che il ritorno può diventare un’occasione per il territorio.
«Abbiamo capito fin dalla prima volta che ci siamo visti, abbiamo capito quanto fosse necessario costruire una rete più ampia capace di fare qualcosa di concreto per la Sicilia»
Salvatore Rotolo, RadicaHub
A qualche chilometro di distanza, a Palazzolo Acreide, Chiara Lo Zito ha seguito una traiettoria simile. Anche per lei partire è stata una necessità: Stati Uniti, Bologna, Austria, Danimarca, poi Milano. Il lavoro da remoto arriva durante il Covid e le consente di rientrare in Sicilia. Ma non basta: «Era come indossare manette d’oro: lavoravo, ma sentivo di non fare nulla per la mia terra». Da qui nasce l’e-commerce Pacco da giù, pensato per dare visibilità ai piccoli produttori locali e portarli sul mercato europeo. Poi l’idea di creare eventi in giro per l’Italia e, più di recente, la gestione di un bar destinato a diventare centro culturale. «Voglio un luogo di aggregazione, un contenitore di idee che oggi manca, dove raccontare anche i fallimenti e trasformarli in occasioni di crescita.»
La stessa esigenza di costruire qualcosa per il territorio ha spinto Salvatore Rotolo a tornare a Campobello di Licata, il suo paese di origine. Dopo il Covid, lui e altri amici si ritrovano a lavorare da remoto, felici di essere tornati a casa ma immersi nel silenzio. Nasce così RadicaHub, un club informale di lavoratori “smart” che organizza incontri itineranti e momenti di confronto. «Ci siamo visti per un aperitivo e da lì abbiamo capito che serviva una rete più ampia, dovevamo fare qualcosa per la Sicilia.» In due anni il progetto ha portato a decine di eventi in diverse città siciliane, creando connessioni tra professionisti, spazi di coworking e nuove collaborazioni. Per Salvatore, partire è stato «automatico», ma tornare è stata una scelta mirata: restare per contribuire.
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