Sull’orlo della democrazia: riflessioni dalla Trust Conference
Pubblichiamo, per gentile concessione dell’autore e della Thomson Reuters Foundation, un estratto dagli opening remarks della Trust Conference 2025, svoltasi a Londra il 21 e 22 ottobre. L’evento riunisce ogni anno leader del mondo dell’informazione, del diritto, dell’economia e della società civile che condividono un impegno comune: difendere e promuovere società libere, eque e informate.
La geografia del potere si riscrive tra il declino del multilateralismo e l’ascesa di tecnologie che promettono efficienza ma mettono in discussione la libertà. Mentre la fiducia nelle istituzioni vacilla e l’intelligenza artificiale ridisegna economia, giustizia e comunicazione, cresce la nostalgia di leader forti e il bisogno di certezze immediate. Ma la crisi della democrazia è anche interiore: riguarda la nostra capacità di riconoscere i limiti del potere e di continuare a scegliere, ogni giorno, la complessità invece della paura
Stiamo vivendo un momento di sconvolgimento senza precedenti — un vero e proprio “Control-Alt-Delete” che sta riavviando l’ordine mondiale come lo conoscevamo. Le placche tettoniche della geopolitica, dell’economia e dell’ideologia si stanno spostando. Il declino del multilateralismo, l’ondata di nazionalismo e protezionismo e l’ascesa di leader forti, spesso autocratici, stanno rimodellando società e istituzioni ovunque. Nulla è risparmiato: relazioni internazionali, commercio, sviluppo, università, arte. Coloro che resistono — attivisti, giornalisti e operatori del diritto — si trovano nel pieno della tempesta. Non si tratta di una proiezione distopica del futuro, ma della realtà vissuta oggi da miliardi di persone. Dobbiamo abbandonare l’illusione che tutto tornerà all’ottimismo funzionale dei primi anni Duemila. Non accadrà. Questo è un momento di reset — globale e irreversibile.
IL NUOVO EQUILIBRIO MONDIALE. Per decenni gli Stati Uniti sono stati il principale difensore della democrazia e dell’ordine liberale internazionale. Oggi l’America si sta riposizionando, modificando i termini e le regole dell’impegno globale. Questo cambiamento genera una triplice sfida: geopolitica, per quanto riguarda sicurezza e alleanze; economica, per il commercio e gli aiuti; e ideologica, poiché la leadership statunitense sostiene sempre più spesso forze politiche che si allineano a programmi illiberali — spesso gli stessi appoggiati da Russia e Cina. Secondo Chatham House, oltre il 40% del petrolio e il 50% dell’equipaggiamento militare dell’India provengono oggi dalla Russia. Il Brasile ha rafforzato i legami commerciali con Mosca dopo l’imposizione dei dazi statunitensi, mentre i tagli agli aiuti internazionali — da parte di Stati Uniti, Regno Unito ed Europa — hanno compromesso la capacità dei Paesi più fragili di contrastare povertà, malattie e cambiamenti climatici. Le conseguenze sono drammatiche. La Banca Mondiale conferma che, per il secondo anno consecutivo, la riduzione della povertà globale è in stallo. Oltre 830 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà, un’inversione di tendenza rispetto ai progressi dell’ultimo decennio. Anche i media indipendenti sono stati duramente colpiti. Voice of America e Radio Free Europe, un tempo pilastri del soft power, hanno visto la loro influenza sostituita da una stagione di politica transazionale.
Secondo uno studio commissionato da Channel 4 nel Regno Unito, il 52% dei giovani tra i 13 e i 27 anni pensa che il Paese sarebbe un posto migliore se ci fosse “un leader forte che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni”. Un sondaggio SWG in Italia fotografa un quadro analogo.
LA SITUAZIONE IN EUROPA. Mentre l’America si ripiega su sé stessa, altri Paesi seguono l’esempio. Il populismo cresce, e con esso la retorica dell’“noi contro loro”. In Europa, tendenze simili si fanno sentire soprattutto tra le giovani generazioni. Secondo uno studio commissionato da Channel 4 nel Regno Unito, il 52% dei giovani tra i 13 e i 27 anni pensa che il Paese sarebbe un posto migliore se ci fosse “un leader forte che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni”. Un sondaggio SWG in Italia fotografa un quadro analogo. Alle ultime elezioni europee sono stati proprio i più giovani a sostenere in misura crescente i partiti anti-immigrazione. In Germania, la percentuale di elettori tra i 24 e i 30 anni che hanno votato per AfD è aumentata dell’11% rispetto alla tornata precedente; in Francia, il Rassemblement National di Marine Le Pen ha ottenuto il 30% del voto giovanile. Di conseguenza, l’alleanza dell’estrema destra “Patriots for Europe” è oggi il terzo gruppo politico più numeroso del Parlamento europeo. È un segnale d’allarme che attraversa il continente: il desiderio di “uomini forti” cresce proprio tra coloro che dovrebbero essere i custodi del futuro democratico europeo.
L’EROSIONE DELLA DEMOCRAZIA. Per la prima volta da decenni, le autocrazie superano in numero le democrazie. Il Democracy Report del V-Dem Institute mostra 91 autocrazie elettive contro 88 democrazie; solo il 12% della popolazione mondiale vive in regimi liberaldemocratici. Quasi sei miliardi di persone — tre su quattro — vivono sotto governi autocratici.Gli autocrati sfruttano la paura, promuovono il protezionismo e alimentano narrazioni di persecuzione. Indeboliscono e politicizzano la magistratura e attaccano difensori dei diritti civili, avvocati e giornalisti. Secondo il Committee to Protect Journalists, un numero record di 361 reporter si trova attualmente in carcere; oltre il 60% di loro è stato arrestato attraverso strumenti legali.La “weaponization of the law” — l’uso della legge come arma di ritorsione e intimidazione — è ormai una tendenza globale. Dalle denunce per diffamazione ai “foreign agent laws”, molti governi impiegano l’apparato legale per mettere a tacere il dissenso. Civicus stima che il 73% della popolazione mondiale viva in Paesi che limitano attivamente i difensori dei diritti umani.
Le capacità di ragionamento dell’IA stanno crescendo in modo esponenziale. Quando OpenAI lanciò ChatGPT nel 2022, il sistema superava facilmente gli esami scolastici di livello secondario, ma faticava con ragionamenti più complessi. Oggi GPT-4 opera a livello universitario e GPT-5 offre competenze paragonabili a quelle di un dottorato in informatica
L’ASCESA DELL’IA E IL NUOVO EQUILIBRIO DI POTERE. Siamo a un punto di svolta. La democrazia è sotto attacco; le autocrazie avanzano, spinte dal nazionalismo, dal populismo e dall’accelerazione dell’intelligenza artificiale. L’ordine mondiale tradizionale si sta disgregando, mentre emergono nuovi centri di potere.L’accesso a un’informazione indipendente e alla giustizia — due pilastri della democrazia — è minacciato. Nel frattempo, la tecnologia ridefinisce il significato stesso di potere. È iniziata la corsa a prevedere, controllare e sfruttare il potenziale dell’IA.L’intelligenza artificiale già incide su ogni aspetto della vita: dal business alla sanità, dall’agricoltura alla finanza. Le innovazioni sono sorprendenti: software in grado di analizzare le scansioni cerebrali dei pazienti colpiti da ictus con una precisione doppia rispetto ai medici; sistemi capaci di individuare malattie prima della comparsa dei sintomi; modelli climatici che utilizzano analisi predittive per ridurre le emissioni e costruire resilienza. Gli investimenti sono senza precedenti. Gli Stati Uniti hanno consolidato la loro posizione di leader tecnologico globale, investendo più di Cina e Unione Europea messe insieme. Il Regno Unito ospita oggi il più grande mercato di IA d’Europa, valutato 92 miliardi di dollari. L’Unione Europea segue una strategia duplice: regolamentazione e investimenti, puntando su un ecosistema “umano-centrico e affidabile” attraverso l’iniziativa Invest AI.

Le capacità di ragionamento dell’IA stanno crescendo in modo esponenziale. Quando OpenAI lanciò ChatGPT nel 2022, il sistema superava facilmente gli esami scolastici di livello secondario, ma faticava con ragionamenti più complessi. Oggi GPT-4 opera a livello universitario e GPT-5 offre competenze paragonabili a quelle di un dottorato in informatica. ChatGPT è utilizzato da 700 milioni di persone a settimana; il suo CEO prevede che presto condurrà più conversazioni quotidiane di tutti gli esseri umani messi insieme. Goldman Sachs prevede che l’IA possa incrementare il PIL globale di 7 trilioni di dollari nel prossimo decennio. McKinsey stima un impatto ancora maggiore — fino a 25 trilioni l’anno. Questa discrepanza evidenzia quante incognite restino aperte: le effettive capacità della tecnologia e il grado di preparazione di governi e imprese nell’adattarsi ai cambiamenti in corso.
LA SFIDA PER LE IMPRESE. PwC ritiene che la pressione per la trasformazione aziendale sia ai massimi livelli degli ultimi 25 anni, con 7,1 trilioni di dollari di capitale pronti a spostarsi tra le imprese solo quest’anno. I CEO corrono ad adottare l’IA per restare competitivi. Il Future of Jobs Report del World Economic prevede la perdita di 92 milioni di posti di lavoro nei prossimi cinque anni, ma anche la creazione di 170 milioni di nuove posizioni. Non si tratterà però di sostituzioni dirette: cambieranno settori, geografie e competenze. Solo il 22% delle organizzazioni intervistate dal Future of Professionals Report di Thomson Reuters dispone di una strategia per l’IA. Tuttavia, l’adozione aziendale di queste tecnologie avrà conseguenze sistemiche su lavoratori, catene di approvvigionamento e ambiente. Come possiamo garantire che l’adozione dell’IA non causi danni? Quanto tempo passerà prima che gli investitori chiedano trasparenza sui rischi legati all’IA? E può esistere un quadro globale per un’IA di interesse pubblico, quando proprietà e competenze sono concentrate nelle mani di poche aziende private?
Questo è un momento decisivo per tutti noi. L’erosione della democrazia non è inevitabile. Le minacce sono reali, ma lo è anche la nostra capacità di resistenza. Ogni giornalista, avvocato, attivista e leader d’impresa ha un ruolo da svolgere.
L’ACCESSO ALLA GIUSTIZIA. L’IA sta trasformando la professione legale. Secondo Thomson Reuters, entro un anno l’IA potrebbe far risparmiare agli avvocati fino a cinque ore a settimana, liberando in media 19.000 dollari di tempo fatturabile per professionista — equivalenti a 32 miliardi di dollari di efficienza solo nel settore legale statunitense. Il mercato globale del legal tech è destinato quasi a raddoppiare nei prossimi sette anni. Progetti come Justice Text utilizzano l’IA per analizzare ore di filmati, liberando tempo e risorse per i difensori pubblici. Tuttavia, solo il 9% di chi utilizza l’IA nei sistemi giudiziari ha ricevuto una formazione adeguata. Ciò solleva gravi questioni etiche: bias nei dati, tutela della privacy e responsabilità. Quando l’IA viene impiegata anche nei processi decisionali e nella determinazione delle pene, è essenziale garantire il rispetto dei diritti umani.
L’EROSIONE DELLA DEMOCRAZIA NON È INEVITABILE. Infine, mentre i fondi pubblici diminuiscono, la filantropia privata assume un ruolo cruciale. Il mondo affronta un gap di finanziamento di 4,2 trilioni di dollari all’anno per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU. Le fondazioni e le imprese private possono agire più rapidamente e con meno burocrazia, ma il loro intervento solleva interrogativi sulla responsabilità a lungo termine e sull’equilibrio tra gli interessi dei donatori e quelli dei beneficiari. Stiamo assistendo a una profonda riconfigurazione del potere — tra le nazioni, tra la tecnologia e l’umanità, tra l’interesse pubblico e l’influenza privata. Alla Thomson Reuters Foundation lavoriamo ogni giorno per rafforzare società libere, eque e informate attraverso il diritto, i media e i dati. Ma la sfida è più grande di qualsiasi singola istituzione. Questo è un momento decisivo per tutti noi. L’erosione della democrazia non è inevitabile. Le minacce sono reali, ma lo è anche la nostra capacità di resistenza. Ogni giornalista, avvocato, attivista e leader d’impresa ha un ruolo da svolgere. Il lavoro che svolgiamo, le storie che raccontiamo, i valori che difendiamo: questi sono i mattoni di un mondo più giusto e più resiliente.
*CEO, Thomson Reuters Foundation
Immagine in copertina generata con OpenAI – Dall-E
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