Taormina, Liz Taylor, i Beatles: il grande Showbiz e la penna tagliente di Ercole Patti

Taormina, 1966. Alla cerimonia dei David di Donatello, Richard Burton viene premiato come miglior attore straniero. Al suo fianco c’è lei, la grande diva. Ma l’occhio dello scrittore etneo è implacabile: il suo portamento, il suo abbigliamento vengono letteralmente stroncati. Era così, Patti: senza peli sulla lingua. Quelle cronache, quei racconti, molti delle quali inediti, rivivono adesso in un volume che ripercorre molte delle sfumature di uno degli scrittori più poliedrici del Novecento

«Una donnina grassoccia di bassa statura con un vestitino corto e largo quasi da donna incinta, da sotto il quale uscivano due gambette fatte un poco a bottiglia». Non è il giudizio di un opinionista televisivo negli anni duemila, né la battuta di uno sketch comico. Sono le parole – taglienti, ma sincere – con cui lo scrittore catanese Ercole Patti descrisse la diva del cinema Liz Taylor in uno dei suoi reportage sul Festival del Cinema di Taormina nel 1966. Quell’anno, tra i ruderi del teatro greco, si teneva la cerimonia di premiazione dell’undicesima edizione dei David di Donatello: Richard Burton riceveva il premio come miglior attore straniero e al suo fianco c’era proprio lei, Liz Taylor, una delle grandi dive di Hollywood. Ma Patti era fatto così: senza orpelli, senza sconti. L’aveva inquadrata come se fosse un personaggio dei suoi romanzi: «Il volto lievitato di creme aveva un garbato accenno di doppio mento» scriveva, e il tutto «le conferiva un aspetto di minuscola collegiale cinese». Quel modo di scrivere, sarcastico e diretto, è tornato a rivivere nel volume Ercole Patti – Tutte le opere (La nave di Teseo), curato da Sarah Zappulla Muscarà ed Enzo Zappulla, presentato di recente a Catania presso la Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale. Una raccolta che restituisce tante sfumature di una delle penne siciliane più importanti del Novecento che, come ha ricordato il presidente Dario Stazzone – «in molti dei suoi romanzi ambientati a Catania offre straordinarie testimonianze della città in un’epoca precisa, attraverso le splendide descrizioni dei viali, delle ville ottocentesche, dei paesaggi».

«Quei quattro capelluti rappresentano l’ideale di milioni di ragazzi fra i tredici e i diciotto anni… una valvola di sicurezza… una euforia del tutto innocua che si scarica con fracasso senza far male a nessuno».

Ercole Patti riferendosi ai Beatles nel 1965

ANIMA MULTIFORME. Romanziere, giornalista, critico cinematografico e teatrale, Patti ha attraversato l’Italia e il mondo, ma non ha mai dimenticato la sua città, che affiora nelle pagine dei suoi romanzi e racconti. Un bellissimo novembre, forse il suo romanzo più emblematico, racconta una relazione ambigua e sottile tra un adolescente (Nino) e una zia acquisita (zia Cettina), sullo sfondo di una Catania borghese e sensuale: «La zia Cettina era incastrata nella poltroncina di vimini quasi addosso a Nino che per farle posto si era rincantucciato nell’angolo ed era rimasto sommerso nell’oscurità. La giovane donna parlava protendendosi in avanti accalorata nella discussione che si era accesa su certi costumi da bagno arrivati in quei giorni in un magazzino di via Etnea». Amava esplorare i generi, Patti. Passare con grande agio dalla narrativa al linguaggio giornalistico. E celebre, in questo senso, è rimasta un’altra delle sue recensioni, recuperata anch’essa dai coniugi Zappulla. Era il 1965 e il suo sguardo lungimirante si era soffermato sui Beatles: «Quei quattro capelluti rappresentano l’ideale di milioni di ragazzi fra i tredici e i diciotto anni… una valvola di sicurezza… una euforia del tutto innocua che si scarica con fracasso senza far male a nessuno».

UN SEGNO PERENNE. Patti era, secondo Enzo Zappulla, «uno scrittore che aveva iniziato a fare il giornalista per necessità», doveva giustificare a suo padre il trasferimento a Roma durante gli anni universitari e i romanzi, ancora, non pagavano. «Ma quello che scriveva quando tornava da un viaggio da inviato erano racconti, non cronache», racconta. I suoi articoli erano racconti travestiti da recensioni cinematografiche e, come abbiamo visto con Liz Taylor, Patti «non risparmiava nessuno». Il lavoro di ricerca di Sarah Zappulla Muscarà ed Enzo Zappulla restituisce oggi l’intero universo prodotto dallo scrittore catanese. Non solo i suoi romanzi più noti, ma anche le cronache, gli editoriali, gli appunti. «Abbiamo recuperato un materiale straordinario, in gran parte non noto, che ci restituisce un ritratto completo, ricco e affascinante di questo scrittore». Uno scrittore che «in tutti i campi dove si è sperimentato ha lasciato un segno notevole».

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Catanese, 23 anni, laureato in Scienze e Lingue per la Comunicazione. Collabora con il Sicilian Post da fine 2023. Si interessa di cultura, politica, cinema, arte, attualità e sport.

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