Una nuova bioraffineria a Priolo: svolta green o transizione a metà?

Il centro nel siracusano torna sotto i riflettori delle politiche energetiche con un nuovo progetto firmato Eni e Q8, destinato a produrre HVO e biocarburanti avanzati. L’iniziativa punta alla riconversione del sito industriale Versalis e si inserisce nella strategia nazionale sui biofuel. Accanto alle prospettive di rilancio produttivo e occupazionale, restano però aperti i nodi legati all’impatto ambientale, alle filiere delle materie prime e alla reale efficacia dei biocarburanti nella transizione energetica

Priolo Gargallo si prepara a ospitare una nuova bioraffineria. Eni e Q8 Italia hanno infatti approvato il progetto di riconversione del sito Versalis nel polo industriale siracusano, avviando un’operazione che porterà alla costruzione e alla gestione di un impianto dedicato alla produzione di biocarburanti avanzati. Un intervento che segna un passaggio rilevante per uno dei territori più segnati dalla presenza storica dell’industria petrolchimica in Italia.

La nuova bioraffineria avrà una capacità di circa 500 mila tonnellate l’anno e sarà progettata per produrre diesel HVO (Hydrotreated Vegetable Oil) e SAF, il carburante sostenibile per l’aviazione. Il progetto è già entrato nella fase operativa: la progettazione è stata completata, sono in corso le attività preliminari per l’assegnazione dei contratti di costruzione e approvvigionamento e stanno per partire le demolizioni necessarie alla realizzazione delle nuove infrastrutture. L’iter autorizzativo è stato avviato e la conclusione dei lavori è prevista entro la fine del 2028.

STRATEGIA AD AMPIO RAGGIO. Per Eni e Q8, Priolo rappresenta un tassello chiave di una strategia più ampia sui biocarburanti. La collaborazione tra le due aziende, attiva dal 1996 con la raffineria di Milazzo, si rafforza ora puntando sulla tecnologia proprietaria Ecofining, sviluppata da Eni per trasformare scarti e residui agroalimentari, oli esausti e materie prime vegetali in carburanti utilizzabili anche in purezza. L’obiettivo dichiarato è dare un futuro industriale a siti della chimica di base considerati non più competitivi, allineandoli alle politiche europee di decarbonizzazione dei trasporti. La bioraffineria di Priolo si inserisce infatti nel percorso già avviato a Porto Marghera, convertita nel 2014, e a Gela, operativa dal 2019 e oggi uno dei principali poli europei per la produzione di SAF. Secondo i piani del gruppo, la capacità complessiva di produzione di biocarburanti dovrebbe passare dagli attuali 1,65 milioni di tonnellate annue a 3 milioni nel 2028 e a oltre 5 milioni entro il 2030, anche grazie alla futura conversione degli impianti di Livorno e Sannazzaro de’ Burgondi.

La riconversione industriale potrebbe contribuire a mantenere occupazione e competenze, ma solleva interrogativi sulla bonifica dei suoli, sulla gestione delle demolizioni e sull’effettivo impatto

I NODI DEI BIOCARBURANTI. Accanto alle opportunità, però, non mancano le criticità. I biocarburanti avanzati vengono spesso presentati come una soluzione immediata per ridurre le emissioni climalteranti – Eni stima un taglio di almeno il 65% rispetto ai combustibili fossili – ma il loro impatto reale dipende fortemente dalla disponibilità e dalla tracciabilità delle materie prime. La competizione per scarti e residui, la possibile dipendenza da oli vegetali importati e i rischi di filiere poco trasparenti restano temi aperti, soprattutto in uno scenario di forte espansione della capacità produttiva. A Priolo, inoltre, il progetto si innesta in un’area già gravata da decenni di pressione ambientale e sanitaria. La riconversione industriale potrebbe contribuire a mantenere occupazione e competenze, ma solleva interrogativi sulla bonifica dei suoli, sulla gestione delle demolizioni e sull’effettiva riduzione dell’impatto complessivo rispetto alle attività precedenti. Questioni che richiederanno controlli stringenti e un confronto continuo con il territorio.

La nuova bioraffineria siciliana si presenta quindi come un banco di prova: per la strategia industriale di Eni e Q8, ma anche per la capacità delle politiche di transizione energetica di tradursi in benefici concreti, ambientali e sociali, per comunità come quella di Priolo, da tempo in attesa di un vero cambio di paradigma.

(Immagine in copertina: Freepik)

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