Uno smartphone o il Cubo di Rubik? Il Notaio Gulisano svela i segreti del famoso rompicapo

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«I nostri bambini rischiano di diventare matti adoperando solo smartphone e videogiochi. Una valida alternativa? Il Cubo di Rubik»

L’affermazione sembrerebbe essere stata pronunciata da un sociologo o da qualche esperto di patologie infantili. In realtà, l’autore è un giovane Notaio catanese, Salvatore Gulisano, che, sfidando tutti i cliché sulla sua professione, tra l’altro molto antica, e, raccontandoci le sue esperienze, ci svela i segreti di una passione che lo caratterizza ormai da diverso tempo. Ad oggi, il notariato rimane tutore ed interprete del diritto, non ha di certo acquisito competenze pedagogiche. Eppure, non possiamo negare a questi custodi della legalità qualche momento di svago. Ancora meglio se questo svago aiuta la concentrazione e permette di sviluppare delle capacità mnemoniche non indifferenti.

«Ho scoperto questo gioco da grande, prima di diventare Notaio. Dopo aver visto un tale in un programma televisivo che risolveva il rompicapo ad occhi chiusi ho voluto provarci anche io. Lo studio è stato considerevole ma ne sono derivate tante soddisfazioni». Esordisce così il Notaio Gulisano, mentre tiene tra le mani un oggetto ormai entrato nella storia: il Cubo di Rubik. Questo celebre puzzle fu creato nel 1974 da Ernő Rubik, un designer e architetto ungherese, dal quale prese il nome. In origine si trattava di un cubo di legno, monocolore, e dagli angoli smussati. Quando l’anno successivo Rubik affidò il brevetto alla produttrice di giocattoli Polithechnika, il Cubo assunse le caratteristiche che conosciamo oggi, ossia 9 quadrati su ognuna delle sue 6 facce, per un totale di 54 quadrati. Solitamente i quadrati differiscono tra loro per il colore, con un totale di 6 colori differenti. Quando il puzzle è risolto, ogni faccia ha tutti i nove quadrati dello stesso colore. Questo modello entrò in commercio solo nel 1977 ma la svolta avvenne nel 1980 quando la Ideal Toy Company ne acquistò i diritti per l’esportazione oltre i confini del paese magiaro e decise di rinominarlo Rubik’s Cube, ovvero “Cubo di Rubik”. Da quel momento la fama di questo rompicapo raggiunse proporzioni gigantesche.

«Risolvere il Cubo è una sfida costante. Alla base vi sono innumerevoli algoritmi e formule matematiche. Io ho iniziato studiando il Metodo a strati che si basa sulla soluzione di 7 parti del puzzle: croce, angoli primo strato, secondo strato, orientamento spigoli, orientamento angoli, permutazione spigoli, permutazione angoli. Nel tempo ho approfondito metodi più avanzati come ad esempio il Metodo Fridrich che prende il nome da colei che lo ha inventato, Jessica Fridrich, e permette una soluzione del Cubo sicuramente più intuitiva, che sfrutta il ragionamento, fermo restando che uno speedcuber, ossia colui che associa alla soluzione del puzzle la velocità, sfrutta una memoria di tipo muscolare legata al costante allenamento». A questo punto Salvatore, dopo aver preso in mano uno dei Cubi presenti sulla sua scrivania ci mostra come è possibile risolverlo in meno di venti secondi. «Il mio obbiettivo è di risolvere il rompicapo in meno di dieci secondi, come fanno le persone più allenate, ma aver raggiunto questo traguardo è per me motivo di grande soddisfazione».

Può un Notaio, con i suoi mille impegni, dedicarsi ad una passione così onerosa? «Ormai mi alleno solo nel tempo libero, ma di sicuro questo per me non è solo un gioco. Le funzioni notarili ti pongono costantemente dinanzi a problemi di varia natura che devi essere in grado di risolvere nel minor tempo possibile. Il Cubo di Rubik è un validissimo esercizio da questo punto di vista perché permette alla tua mente di essere sempre allenata. Inoltre, consente di relazionarsi con ragazzi e ragazze provenienti da tutto il Mondo, e ciò sprona la condivisione». Bisogna quindi uscire fuori dal cliché che vuole che giochi di questo tipo isolino chi li pratica? «Assolutamente si. Insieme ad altri amici ho fondato Speedcubing Catania, un’associazione che si ritrova un po’ dappertutto per permettere a chiunque voglia cimentarsi di conoscere il Cubo e di mettersi alla prova. In un’epoca in cui il ragionamento è sostituito dalla tecnologia, questo rompicapo assume una imponente funzione sociale. Una grande conquista sarebbe che i più piccoli usassero meno gli smartphone e si approcciassero a giochi didattici di questo tipo». In definitiva passione, determinazione, ragionamento: sono queste le parole chiave del Cubo di Rubik ed è quanto ci ha trasmesso Gulisano, mettendo a tacere coloro i quali ritengono che i Notai siano assolutamente avulsi da questo genere di cose. Un gioco che sfida il tempo, ma che rimane baluardo di una cultura che non si arrende davanti all’impetuoso evolversi della tecnologia.

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