Un Antonello da Messina nel “museo” della Cattedrale di Siracusa. Tra le meraviglie custodite nella chiesa nata sul tempio greco dedicato ad Atena, simbolo del succedersi dei secoli e delle dominazioni in Sicilia, pare trovarsi anche questo. L’opera in questione è il dipinto dedicato a San Zosimo, oggetto di una serie di studi per accertarne l’autore che, secondo il critico d’arte Paolo Giansiracusa, sarebbe proprio il grande artista messinese.

ANTONELLO A SIRACUSA. Come si legge in alcune carte dell’archivio storico di Noto, Antonello da Messina lavorò tra le città del siracusano nella seconda metà del Quattrocento. «Le fonti storiche – conferma Giansiracusa – certificano la sua presenza a Noto, dove realizzò il gonfalone della chiesa di Santo Spirito. Qui, tra il 1471 e il 1472, si ammalò, tanto da doversi comprare una mula per potersi spostare, come si legge nelle testimonianze dell’epoca. Antonello fu anche a Palazzolo per dipingere il capolavoro esposto oggi al museo di Palazzo Bellomo: L’Annunciazione». E certamente dovette recarsi a Siracusa, all’epoca una città protagonista di grandi fermenti culturali.
«Nella cappella del Santissimo Crocifisso, in Cattedrale – aggiunge – si trova un dipinto su tavola che raffigura San Zosimo. Un’opera attribuita ad Antonello da Messina dai confronti con altri suoi lavori e soprattutto con il polittico di San Gregorio che l’artista dipinse nel 1473 e che è conservato al museo regionale di Messina. Lo stesso sfondo dorato, la stessa iconografia, la stessa posizione del protagonista del dipinto. San Zosimo e San Gregorio sono raffigurati secondo lo stesso schema plastico e la identica concezione spaziale. E se sappiamo con certezza che San Gregorio venne dipinto da Antonello da Messina, appare certo che San Zosimo fu realizzato nella sua stessa bottega: se non dalla mano di Antonello, sicuramente dai suoi allievi e collaboratori sotto la sua supervisione e guida».

Il dipinto dedicato a San Zosimo (a sinistra); quello dedicato a San Gregorio e custodito nel museo di Messina (a destra)

Il dipinto di San Zosimo, come quello di San Gregorio, faceva parte di un polittico: dunque era il terzo da sinistra di tre opere d’arte che dovevano abbellire la cappella della Cattedrale prima del sisma del 1693 che la distrusse parzialmente, danneggiando l’opera stessa di cui rimane solo la parte visibile oggi. «Di scuola antonelliana è anche l’altra grande pala che fronteggia San Zosimo – dice Giansiracusa – intitolata a San Marziano. Grande, dunque, fu l’interesse della chiesa a rendere la Cattedrale un simbolo di arte. I vescovi chiamarono a raccolta i più grandi artisti nel corso delle epoche che si succedettero. Proseguendo nei secoli, alla fine del Cinquecento, Pietro Rizzo realizzò il simulacro argenteo di Santa Lucia e poi, nel Seicento, qui lavorò l’architetto Giovanni Vermexio per realizzare la cappella del Sacramento esaltata dalle pitture di Agostino Scilla».


La cattedrale di Siracusa

Il Duomo di Siracusa

La Cattedrale aretusea, oltre a questo importante dipinto, custodisce alcuni tesori firmati da firmati da grandi artisti come gli architetti della reggia di Caserta e Versailles; capolavori che rendono unico il patrimonio di questa chiesa dove le colonne greche del tempio di Atena fanno capolino tra le mura. Proprio per dare maestosità alla chiesa di piazza Duomo, vennero chiamati i più grandi architetti, pittori e scultori delle varie epoche che resero la Cattedrale crocevia di secoli e arte.

Dal maestro della Madonna del Piliere, dipinta nel Duecento e poi rimaneggiata nel XIV secolo; al Quattrocento e al “Michelangelo siciliano” che fu Antonello Gagini. Lo scultore figlio di un altro artista padre del Rinascimento siciliano, Domenico, il quale scolpì la Madonna con il bambino lungo la navata sinistra del Duomo. Di Antonello, invece, la Cattedrale custodisce la statua di Santa Lucia e quella della Madonna delle neve nell’omonima cappella. E della bottega di un altro grande scultore, Francesco Laurana, è anche la statua della Madonna lungo la parete sinistra.
Qui si trova anche un piccolo tabernacolo firmato dal napoletano Luigi Vanvitelli, l’architetto della reggia di Caserta, e un paliotto in marmo di Filippo della Valle, artista fiorentino tra gli scultori della fontana di Trevi. Il pavimento della cappella del Sacramento venne disegnato da Ignazio Marabitti, come i due pannelli scultorei della cappella di Santa Lucia e le statue del prospetto. Sull’altare maggiore della chiesa la Natività di Maria attribuita a Charles Le Brun, famoso per i suoi decori alla Reggia di Versailles.

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