La frazione di Santa Maria La Strada rappresenta uno dei nuclei più antichi dell’attuale Giarre. Qui, infatti, la leggenda vuole che, intorno al 1081, Ruggero I di Sicilia, dopo aver espugnato Taormina ed Aci, sia stato vittima di un’imboscata saracena. Il conte invocò l’aiuto della Madonna e riuscì a mettere in fuga gli arabi. Così, in segno di ringraziamento, fece edificare un santuario dedicato alla Vergine Odigitria (colei che indica la strada) e una cisterna affinché potesse dare ristoro ai viandanti. Oggi del santuario medioevale non rimane pressoché nulla e la chiesa si presenta molto diversa da allora, mentre il pozzo ci ricorda ancora la sua antica origine e la sua funzione primaria. Per ironia della sorte, però, a Santa Maria la Strada e in particolare in una strada il cui nome sembra oggi una beffa, via dei Normanni, l’acqua nel 2021 non scorre quasi più, costringendo gli abitanti del luogo a continui disagi e disservizi. Attrezzati da anni con autoclavi e vasche (le quali in regime normale si riempiono solamente di notte vista la bassa pressione generale) gli abitanti del quartiere sono stati spesso e volentieri costretti a chiedere l’intervento di un’autobotte comunale (quando questa non è guasta). Recentemente il vicino comune di Riposto avrebbe messo a disposizione una “condotta aggiuntiva”, ma i lavori, mentre in Sicilia si registrano alcuni dei giorni più caldi dell’anno, pare non siano ancora cominciati. Del resto Giarre è in dissesto, e così l’ordinario diventa straordinario. L’unica cosa che rimane a un sindaco da fare, di fronte a problemi idrici che non riguardano solamente la frazione, è dunque pubblicare sul sito del Comune delle note in cui invita i cittadini «ad un uso [dell’acqua] ancora più moderato e consapevole di quello già attuato, anche in vista del protrarsi dell’eccezionale periodo di elevate temperature».

Il pozzo di Ruggero a Santa Maria La Strada

UNA CITTADINA TRASCURATA. La condizione della zona residenziale di Santa Maria La Strada, a nord di Giarre, periferica e trascurata, con la sua villetta comunale impraticabile e le strade piene di buche mai pulite dalla nettezza urbana, non è che la punta dell’iceberg di una situazione diffusa in una cittadina da sempre benestante, a suo modo ambiziosa, ma che non ha saputo – come tante altre realtà analoghe dell’hinterland, e per questo è opportuno parlarne, poiché vi sono tante, troppe Giarre in Sicilia – guardare al di là del proprio naso. Oggi più che la “città dei servizi” – come veniva presentata fino a non molto tempo fa, in virtù della presenza dei negozi, di un ospedale, di un tribunale, delle scuole e per un po’ perfino di un piccolo polo universitario, che servivano i paesi del circondario – Giarre si presenta come poco più di un dormitorio, assopita e silente in assenza di una vera e propria prospettiva e senso di sé.

CAPITALE DELL’INCOMPIUTO. Ma per cosa è famosa Giarre nel mondo? Attraverso una rapida ricerca nell’archivio del New York Times scopriamo che essa è stata citata in varie occasioni. La più antica risale al 1892, quando si parla dell’eruzione dell’Etna che diede origini agli attuali Crateri Silvestri, la quale comportò un terremoto che distrusse il “Sicilian Village of Giarre”. A colpire di più, tuttavia è un’intervista di pochi anni fa: nel 2014 la giornalista  Emily Brennan chiese al professore di Geografia Sociale all’Università di Newcastle Alastair Bonnett: «Esiste, a suo vedere, un sito trascurato in una parte del mondo molto osservata?». La risposta è netta: «Giarre, sulla costa orientale della Sicilia, che comunque merita sempre una visita. Ha tutte queste mega-strutture incompiute, come uno stadio da polo e una piscina».

La piscina regionale di Giarre, realizzata nel 1985 e progettata dagli architetti S.Patané, N.Castorina e dall’ing. G.Pennisi, finanziata dalla Regione Siciliana (foto Gabriele Basilico per Alterazioni Video)

GRANDI OPERE. L’incompiuto giarrese è diverso da quello che si può vedere in molti paesi siciliani e, soprattutto, calabresi. Perché se quest’ultimo, con i suoi piloni grezzi di cemento armato, rappresenta in un certo senso il volto della questione meridionale – con le case costruite a fatica dalle vecchie generazioni e lasciate incompiute in attesa di un ritorno dei giovani emigrati al Nord che verosimilmente non avverrà mai – quello giarrese è l’emblema di uno spreco, di una corruzione e una cattiva gestione che ha saputo proliferare sul desiderio di una cittadina che aspirava a diventare qualcosa in più di un paese. «Surgiri in gran città vidu li Giarri sta criscenti città, sedi e rizzettu di tanti omini digni!» scriveva nel 1813 il poeta dialettale Domenico Tempio all’interno di uno scritto intitolato “La fiera in cuntrastu”, il quale prendeva spunto dall’antagonismo fra i paesi di Mascali e Giarre. Le incompiute di Giarre sono quindi principalmente le grandi opere: l’ospedale (giacente per quasi un ventennio e obsoleto quando finalmente aperto, oggi abbandonato a sé stesso, privato di un pronto soccorso e nelle cui viscere – ovvero le zone abbandonate – alcuni anni fa ha perfino trovato residenza una famiglia di senzatetto), teatri, impianti sportivi come il citato “campo da polo”, sport probabilmente mai praticato in Sicilia.  

Parco Chico Mendes, realizzato nel 1975 e progettato dall’architetto P. Lanino (foto Gabriele Basilico per Alterazioni Video)

L’ESPERIMENTO ARTISTICO. Il “fascino dell’incompiuto” ha portato negli anni alla nascita esperimenti artistici (uno su tutti quello di Alterazioni Video, arrivato alla biennale di Venezia) e suggestioni, come quella del professor Bonnett, che sempre sulle colonne del NyTimes descriveva tutto questo come «abbastanza surreale. Ti ricorda che le rovine non sono solo qualcosa prodotto nell’antichità. Oggi produciamo rovine. E c’era qualcosa di abbastanza utopico in queste strutture. Ecco cos’è una città: strati di visioni utopiche, tutte incompiute».

Il campo da polo (poi stadio di atletica) di Giarre, realizzato nel 1985, progettato dall’ing. P.Nicolosi e finanziato con Fondi Regionali (foto Gabriele Basilico per Alterazioni Video)

LA RICERCA DI SENSO. Romanticismo e progetti artistici a parte, tuttavia, il problema della ricerca di senso di Giarre rimane. È trasversale alle ultime amministrazioni comunali e probabilmente non è mai stato affrontato seriamente. Se è vero che oggi un luogo non è più periferico in base alla sola posizione geografica, ma in relazione al numero di connessioni che riesce ad avere con il resto del mondo (inteso sia come logistica, ma ancor di più come capitale umano), quale prospettiva può avere una cittadina che oggi non può più puntare sull’idea di essere un parco commerciale (col senno del poi si sarebbe capito che l’apertura una ventina d’anni fa circa di un centro commerciale in un terreno sito nell’attigua Riposto rappresentava solo una minima parte del problema), che non vanta un patrimonio artistico particolarmente attrattivo e che anno dopo anno risulta sempre più carente sul piano dei servizi?

1959. Giorgio La Pira e Alfio Russo (foto archivio Fondazione DSe)

PERSONAGGI ILLUSTRI. Eppure, di menti illuminate il territorio ne ha accolte e viste nascere molte: dallo storico Rosario Romeo al dantista Nicolò Mineo fino al giornalista Alfio Russo, che fu direttore del “Corriere della Sera”. A Giarre si sono formati anche politici divenuti ministri e deputati. Oggi però, ciò che sembra mancare è una prospettiva nuova, la voglia di ripensare questo centro in un’ottica diversa rispetto al passato. Perché appare chiaro che parlare di buona amministrazione sia utopico, se a mancare è una direzione chiara. Direzione che se in altri luoghi appare in qualche modo suggerita (come ad esempio il porto turistico a Riposto) qui nel 2021, per come è cambiato il mondo, è di nuovo tutta da immaginare.

(grafico da tuttitalia.it)

QUALE FUTURO? L’augurio è che chiunque si sia candidato o si candiderà alle prossime (e imminenti) elezioni amministrative – volto nuovo o vecchio che sia – abbia chiaro un progetto, un’idea a cui tendere. Che questa verta sul digitale e l’innovazione, magari con un piano importante sulla banda larga e incentivi alla nascita di spazi di co-working, che sia l’artigianato (ma con un piano serio e attrattivo) o lo sviluppo culturale e turistico (con eventi di spessore divergenti dall’offerta del circondario e caratterizzanti), che si tratti di una progettualità rivolta all’agricoltura o all’industria, ciò di cui c’è bisogno è di un piano strategico chiaro e definito, che si basi su un’analisi seria dello stato dell’arte e che sia radicata nella consapevolezza che il mondo che viviamo è cambiato e richiede nuove chiavi interpretative. È necessario che si risponda a una domanda di senso che nel tempo si è fatta sempre più pregnante e necessaria: cosa rende sensato vivere a Giarre nel 2021? Cosa renderebbe la città maggiormente “attrattiva”? E ancora, a quali best pratices si può guardare? Da quali realtà, maggiormente virtuose (e non necessariamente siciliane), si può prendere esempio per gettare il cuore oltre l’ostacolo?

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