Quando si pensa al fascino che il tema del viaggio esercita su ognuno di noi, le parole in musica di Cesare Cremonini sembrano essere uno specchio perfetto di questo sentimento. «Per quanto sia difficile spiegare – si ascolta in Buon viaggio (Share the love) – Non è importante dove, conta solamente andare/Comunque vada, per quanta strada ancora c’è da fare/amerai il finale». E se è vero che è semplice ritrovarsi in questi versi, c’è chi, addirittura, ne ha fatto una vera e propria filosofia di vita prima, e un lavoro poi. Questo il percorso di Gabriele Saluci, documentarista originario di Gela divenuto noto al pubblico televisivo per lo stile decisamente peculiare dei suoi racconti. Oggi Saluci, insieme ad un team di giovani globetrotter, ha messo su un’agenzia di viaggio che propone itinerari ispirati alle sue avventure in giro per il mondo. 

Una professione che può sembrare estranea ai più, ma che rappresenta semplicemente la voglia di esplorare e raccontare il mondo in cui viviamo, nelle sue infinite sfaccettature e contraddizioni. «Sembra strano a dirsi – ci racconta – ma tutto è iniziato quando avevo due anni. I miei genitori avevano la passione per il viaggio, e un giorno decisero di prendere un camper. Da allora, per diciotto anni, abbiamo girato il mondo, concedendoci di volta in volta un mese per esplorare un posto diverso. Erano gli anni Novanta, quando viaggiare era più analogico e, a mio parere, più vero».

L’APPRODO IN TV. La notorietà, però arriva in un momento ben preciso: quando Gabriele, pubblicando la sua insolita traversata da Torino all’Islanda in bicicletta sui social, si afferma sulla scena dei travel blogger. Un’impresa che cattura l’attenzione di diversi sponsor che gli consentono di diventare viaggiatore per professione, fino alla collaborazione con Kilimangiaro, storico programma di Rai 3: «Nel 2015 io e il mio collega Ludovico abbiamo deciso di fare incontrare le nostre competenze: io mi occupavo di video, regia e creazione di contenuti, e lui di prodotti pubblicitari. Abbiamo attraversato l’Etiopia con le Api Piaggio, in una spedizione di un mese in cui dormivamo nei villaggi con le etnie locali, a contatto con le comunità del posto. Ognuno aveva il proprio compito: Ludovico gestiva la parte organizzativa e io quella della narrazione. In questo modo abbiamo cominciato a produrre dei documentari per Kilimangiaro, avviando una collaborazione che vive ancora oggi dopo sette anni. Abbiamo avuto la possibilità di assaporare lentamente ogni meta, godendoci il paesaggio ma non solo: la cosa bella è stata che viaggiando con un mezzo strano la gente ci ha accolti in modo diverso. Non eravamo i soliti turisti, ci vedevano quasi come loro».

OLTRE IL SEMPLICE TURISMO. Proprio da questa esperienza, Gabriele ha tratto ispirazione per dare vita a Sto Gran Tour, un’agenzia di viaggi che offre agli aspiranti esploratori la possibilità di ricalcare gli itinerari che il nostro conterraneo ha affrontato negli anni, dalla ricerca dell’aurora boreale al campeggio immerso tra la natura e gli animali del Botswana: «Sto Gran Tour è nato dalla nostra passione per la ricerca di un’esperienza reale. Abbiamo cercato di replicare tutte le nostre esperienze di viaggio, e lavoriamo solo nei posti dove pensiamo si possa cogliere al meglio ciò che anima ogni popolazione e scoprire autenticamente il paese visitato. Quello che cerchiamo di offrire non è semplicemente un’esperienza turistica ma qualcosa che possa cambiare la vita: è capitato spesso che chi ha scelto di viaggiare con noi mi abbia poi confessato di essersi sentito diverso rispetto al momento della partenza. Si tratta di esperienze talmente forti che nella vita quotidiana non si vivono e che ti danno l’opportunità di comprendere meglio le tue passioni e le tue esigenze. Vogliamo dare qualcosa in più sotto tanti punti di vista, emozionali, personali, narrativi, questa è la filosofia di quello che facciamo».

IL VALORE DELLA CASA. Dopo due anni di pandemia e l’arresto totale del settore del turismo, la voglia di tornare a viaggiare e vivere nuovi momenti indimenticabili con le persone che sentono la stessa passione, è forte: «Questi due anni sono stati una batosta perché eravamo nel pieno dell’avvio di Sto Gran Tour, e per un’azienda così giovane questo brusco stop ci ha notevolmente rallentati. Abbiamo sfruttato questo tempo per riorganizzarci internamente e lavorare a progetti diversi, come racconti di viaggio, format televisivi inediti e nuovi percorsi da proporre. Stiamo, inoltre, aspettando che riaprano ufficialmente tutti i paesi del mondo per ritornare nei nostri posti preferiti – la Mongolia, il Botswana, la Namibia – per poter rivivere quelle esperienze che tanto ci mancano». 

Nell’attesa che questo sia di nuovo possibile, la speranza è che questi due anni difficili ci abbiano insegnato a coltivare dei valori che tendiamo a dimenticare: «Stiamo uscendo tutti da questa situazione devastante, e spero che l’incubo in cui ci siamo ritrovati ci abbiamo mostrato quanto prezioso è l’attaccamento alla propria casa: saper viaggiare vuol dire saper anche apprezzare il mondo in cui si vive e da dove si viene».

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