Giovani e politica:
i social bastano per colmare la distanza?

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In occasione del Festival di Geopolitica “Mare Liberum”, organizzato da Eastwest e Associazione Diplomatici, Andrea Venzon, Presidente di Volt Europa e Alessandro Fusacchia, deputato di +Europa, si sono soffermati sul tema della disaffezione delle nuove generazioni nei confronti delle istituzioni, mettendo in evidenza alcune criticità come l’eccessiva burocrazia e suggerendo possibili soluzioni

«Negli ultimi giorni per la prima volta mi sono ritrovato d’accordo con quanto detto da uno degli esponenti di Fratelli d’Italia, ovvero che i giovani devono svegliarsi e responsabilizzarsi». Esordisce così Andrea Venzon, Presidente di Volt Europa ed ospite di “Mare Liberum”, il Festival di Geopolitica organizzato da Eastwest e Associazione Diplomatici. Di fronte a lui una platea di giovanissimi studenti che si accostano alla tematica trattata, “Giovani e politica” con un certo scetticismo. «Due anni fa quando ho deciso di lanciare il movimento paneuropeo Volt – prosegue Venzon – coinvolgendo altri ragazzi della mia età, il 70% di questi non si era mai occupato di politica e probabilmente non aveva mai votato. Questa è una grande colpa della mia generazione perché è uno dei fattori della Brexit, della situazione politica italiana e di quella francese».  Obiettivo di Volt è quindi quello di risvegliare una responsabilità civica nei giovani, spingendoli all’impegno attivo in politica. «Volt non è il partito dei giovani ma il partito che pensa ai giovani, laddove l’agenda politica italiana è oggi priva di questioni fondamentali come l’istruzione, le opportunità lavorative, o la fuga di 300 mila ragazzi ogni anno dal nostro Paese, numeri da 2° Guerra Mondiale. Problemi che stanno finendo nel dimenticatoio e che i politici più giovani devono riportare all’ordine del giorno».

DISTANZA E BUROCRAZIA. Al dibattito partecipa un altro giovane politico, Alessandro Fusacchia, attualmente deputato ed eletto nella lista di +Europa. «È importante capire non solo quali motivi abbiamo allontanato le giovani generazioni dalla politica, ma anche quali difficoltà continuino a tenere distanti i più volenterosi. Ad esempio in occasione delle europee di qualche settimana fa abbiamo votato sulla base di 5 circoscrizioni, concorrendo sulla base delle preferenze. Ciò significa che, nel giro di poco più di un mese di campagna elettorale, il candidato che si presentava nella circoscrizione Sud doveva organizzare comizi da Catanzaro a L’Aquila». Un meccanismo che finisce per avvantaggiare secondo Fusacchia solo due categorie di politici: coloro che sono a capo di un movimento e sono per questo molto noti, e quei politici che pur non essendo molto conosciuti hanno a loro disposizione ingenti somme per finanziare una campagna massiccia. E il deputato si chiede: «Quanto è democratico tutto questo?». Simili sono le difficoltà riscontrate da Andrea Venzon durante la sua prima esperienza politica con Volt. «Operando in uno scenario europeo e non solo nazionale, ho dovuto presto prendere coscienza delle barriere burocratiche italiane. Se in Germania per presentare la lista è stato sufficiente raccogliere 4 mila firme per strade, nel nostro Paese ne servivano 150 mila autenticate dal notaio e dal consigliere comunale». Barriere che ostacolano i partiti più giovani, dotati di minori connessioni e pochi fondi, ma che per Venzon non devono diventare una scusa per continuare a demandare tutto ai più adulti.

LA DEMOCRAZIA NELL’ERA DI INTERNET. Qualcuno potrebbe commentare che nell’era del digitale e dei social media tutti hanno la stessa visibilità, anche quando gli investimenti sono scarsi. Eppure la situazione non è così limpida. «Quando ho deciso di non concorre in Italia con Volt, – racconta Venzon – ho contemporaneamente scoperto che l’Inghilterra avrebbe partecipato alle europee, perché la Brexit era stata posticipata. Ho quindi deciso di candidarmi nel Regno Unito e, dato il poco tempo a mia disposizione, di mettere in atto una massiccia campagna su Facebook». Andrea però non sapeva che il colosso di Zuckerberg non permette a chi è straniero di fare marketing on line in altri Paesi, nel rispetto di una legge americana volta a contrastare influenze straniere sulla loro democrazia. «Peccato che qui siamo in Europa ed io, sebbene italiano, posso candidarmi in altri Paesi dell’UE. Questa è una delle prime conseguenze che i social media stanno generando nello spazio politico, applicando regole ben più ristrettive di quelle di un ente sovranazionale come l’Unione Europea». Ma Venzon non si è arreso e ha subito contattato il team di Facebook che ha sede a Bruxelles, avviando una lunga pratica conclusasi solo quando ormai era troppo tardi. «Sono rimasto molto turbato perché avevo sempre vissuto i social media come un mezzo molto utile. Tutt’ora penso che accorcino le distanze e permettano di raggiungere anche chi è poco interessato alla politica, ma credo sia importante anche comprenderne i difetti per evitare che se ne facciano usi distorti. L’algoritmo di Facebook senza investimenti blocca il diffondersi delle notizie e l’era delle notizie virali si è conclusa: questo social è passato da mezzo di comunicazione a strumento di marketing».

LA POLITICA DELLA FISICITÀ. Credere però che la politica si giochi oggi tutta su internet può essere d’altra parte un grave errore, come spiega Alessandro Fusacchia. «La campagna elettorale che ho fatto in occasione delle politiche quale candidato della circoscrizione estero è stata molto particolare perché ho girato per 20 città europee in 25 giorni, cercando di creare un legame tra l’on-line e l’off-line. La mattina io e i miei collaboratori incontravamo gli elettori, registravamo il comizio e lo caricavamo in rete. Sui social insomma non cercavamo tanto di trasmettere le nostre idee, ma la fisicità degli incontri e dei confronti con gli italiani che vivevano all’estero». La disintermediazione, che giova tanto alle grandi aziende che lavorano sulla rete, ha d’altra parte generato un bisogno di fisicità che non va sottovalutato. «C’è un’altra esperienza che mi ha aiutato a comprendere l’importanza dell’incontro diretto tra elettorali e rappresentati politici. – conclude Fusacchia –  A settembre dell’anno scorso ho viaggiato per la Sicilia facendo tappa nei paesini dell’entroterra e intrattenendomi con la popolazione locale. Durante una di queste conversazione una signora si è avvicinata e mi ha afferrato per il braccio esclamando: erano 10 anni che non toccavo un deputato! Per me è stata una rivelazione».

 

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