“Il gatto Figaro”, la favola musicale che insegna ai piccini il coraggio di crescere

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Ispirata al celebre personaggio rossiniano e illustrata da Giovanna Marchese, l’opera della giornalista e scrittrice Grazia Calanna avvicina il mondo della musica lirica a quello dei bambini, riaffermando il valore del sapere e delle esperienze all’aperto

«Ah, bravo Figaro! Bravo, bravissimo; A te fortuna non mancherà». Come il factotum rossiniano anche l’omonimo protagonista della favola Il gatto Figaro, nato dalla penna della giornalista e scrittrice Grazia Calanna, ha già riscosso un enorme successo tra grandi e piccini. Nella favola, edita da Algra per la collana Il bruco, si raccontano la vita e le avventure di un baritono “pelosetto” alle prese con un debutto importante, un acerrimo nemico e un rapimento. Abbiamo intervistato l’autrice per farci raccontare meglio il progetto.

Lei si occupa principalmente di giornalismo e poesia: com’è nata l’idea di scrivere un libro per bambini?
«L’idea del libro è nata diversi anni fa in seno a uno dei tanti laboratori di scrittura creativa che da anni tengo nelle scuole».

Protagonista della fiaba è Figaro, che sulla scena è chiamato a vestire i panni de “Il barbiere di Siviglia” al Massimo Bellini di Catania. Come mai ha scelto proprio un’opera di Rossini?
«Per il libro mi sono lasciata ispirare dalle cose che amo di più come la filosofia, scienza che ricerca un ordine morale superiore, e l’opera che ho imparato a conoscere grazie alla zia Rosa, che ormai non c’è più, frequentando il nostro splendido Teatro Bellini. Ho scelto il Barbiere innanzitutto per il collegamento fra il gatto e il personaggio rossiniano – come dicevano i latini “il destino è nel nome”- e poi perché è un’opera buffa che si conclude con un lieto fine».

A proposito di Teatro Bellini, nelle conclusioni lei scrive “continui a essere luogo di comunione di cuori che sulle scene, dietro le quinte, nelle sale, abitano fraternamente il linguaggio universale della musica”.
«Voleva essere un buon augurio per il nostro Teatro. Fra l’altro, per una bellissima coincidenza, quest’anno Il Barbiere di Siviglia sarà in cartellone. Inoltre lo scopo di questa storia è di accostare i più piccoli alla conoscenza dell’opera lirica, ecco perché ci sono tanti rimandi anche alla musica».

Nel testo si fa anche riferimento a molti luoghi immersi nella natura, con le indicazioni per raggiungerli.
«Per me era importante la contestualizzazione. Il gatto Figaro è una favola reale, la “Grotta del Gatto” o quella “dei Ladroni” esistono realmente e spero che i bambini leggendo la fiaba possano andare, con i loro genitori o con i nonni, alla scoperta di questi luoghi anche perché l’amore per la natura ha fatto da musa in questo lavoro. Non lasciamo che i cellulari e i tablet rubino l’esistenza e l’intelletto ai nostri bambini. Io stessa in compagnia del mio Godzilla, un meticcio dell’Etna, ho esplorato in lungo e largo la “Grotta del Gatto” ed è stata una bellissima esperienza».

L’autrice con l’amato cane Godzilla

Il motto di Figaro è “più sai, più diventi imbattibile”.
«Sì, il sapere è un superpotere e spero che questo possa scuotere la sensibilità e l’intelligenza incommensurabile dei bambini. Mi piacerebbe innescare in loro, con l’aiuto fondamentale dei grandi con i quali spero possano condividere questa lettura, una riflessione utile a una crescita più consapevole, perché credo che oggigiorno, se non abbiamo chiaro dove stiamo andando, difficilmente arriveremo lontano».

Il protagonista non è immune da peripezie, arrivando perfino ad essere rapito.
«Ci doveva essere un confronto con il brutto anche perché tutto passa attraverso il dolore. Per questo ho scelto un antagonista come Nerone, mosso dall’invidia e dall’insicurezza. Alla fine Figaro nella solitudine della grotta dove è stato rinchiuso dai randagi, riesce a trovare il conforto necessario per andare avanti e farsi salvare dall’amico Felice. È anche un invito all’autocritica.

A corredare la storia ci sono i disegni di Giovanna Marchese che usa colori a matita e gessetti per illustrare il racconto.
«Ci sono molti illustratori, che realizzano immagini straordinarie difficilmente riproducibili dai bambini. Giovanna invece ha scelto volutamente dei disegni semplici nei quali i più piccoli si potessero riconoscere con facilità».

Pur essendo una fiaba, lei usa molti vocaboli ricercati inserendo nelle ultime pagine un ricco glossario. A quale fascia d’età si rivolge principalmente?
« L’avevo pensata per bambini di 9-10 anni, mi sono accorta però che anche i più piccoli ne restano affascinati. Mia nipote Sveva a cinque anni conosce già la storia e i personaggi, quindi con l’aiuto di mamma e papà può essere letta anche dai più piccini».

Qual è stata la risposta da parte dei piccoli lettori?
«Alla presentazione che qualche settimana fa è stata fatta al Circolo Didattico “Giuseppe Fava” di Mascalucia, dove la fiaba è nata, mi sono commossa. Gli alunni hanno letto dei passi e li hanno commentati ciascuno raccontando la cosa che li aveva maggiormente colpiti. Per me è stata la vittoria più grande».


Il 15 aprile il libro verrà presentato nella biblioteca comunale di Zafferana Etnea nella settimana che anticipa la Festa del Libro, mentre il 17, con il patrocinio dell’Unicef, sarà presente al Festival della Bellezza di Noto, diretto da Luisa Mazza.

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