Il Ponte sullo Stretto e quei link della discordia: il curioso botta e risposta tra Meloni e la Corte dei Conti

In una recente intervista concessa al TG1, la presidente del Consiglio ha sollevato dubbi sulla decisione dell’organo di bocciare la delibera del CIPESS che aveva dato il via libera al progetto del Ponte. Tra i rilievi che, a suo dire, hanno più fato storcere il naso alla maggioranza, ci sarebbe la critica al fatto che diversi documenti sarebbero stati condivisi digitalmente e con rimando al sito della società Stretto di Messina S.p.A, insinuando che i giudici potessero avere poca dimestichezza con l’uso della rete. Ma è davvero andata così?

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Pagella Politica, lo proponiamo per gentile concessione della testata e dell’autore.

Il 30 ottobre, in un’intervista con il TG1 su RAI1, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha criticato la decisione della Corte dei Conti di non approvare la delibera con cui ad agosto il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS) aveva dato il via libera al progetto definitivo del ponte sullo Stretto. «Alla magistratura contabile voglio dire che sono rimasta francamente un po’ incuriosita di fronte ad alcuni rilievi, come quello nel quale ci si chiedeva per quale ragione avessimo condiviso una parte della documentazione via link. Verrebbe voglia di rispondere: “Perché c’è internet”», ha detto Meloni.

Alcune ore prima, subito dopo l’annuncio della Corte, la stessa presidente del Consiglio aveva fatto una critica simile in una dichiarazione ufficiale. «Per avere un’idea della capziosità, una delle censure ha riguardato l’avvenuta trasmissione di atti voluminosi con link, come se i giudici contabili ignorassero l’esistenza dei computer», aveva scritto Meloni. Ma è vero che la Corte dei Conti ha bocciato il progetto del ponte sullo Stretto perché le sono stati mandati documenti con un link? Vediamo perché la ricostruzione di Meloni distorce le osservazioni fatte dai giudici.

Innanzitutto, va precisato che al momento non sono ancora state pubblicate le motivazioni della decisione della Corte dei Conti, con cui non è stata approvata la delibera del CIPESS sul ponte. La stessa Corte ha annunciato che saranno pubblicate entro 30 giorni. 

Lo scorso 24 settembre, comunque, la Corte aveva già chiesto una serie di chiarimenti al governo sulla delibera, che, dopo essere stati forniti, evidentemente non sono stati ritenuti sufficienti o non hanno risolto del tutto le perplessità dei giudici contabili. Le osservazioni erano contenute in un documento riservato – di cui Pagella Politica ha potuto prendere visione – che è stato però diffuso da varie testate giornalistiche, ma che la Corte non ha voluto commentare. Tra le altre cose, la Corte aveva segnalato varie lacune nella documentazione e nelle procedure seguite dal governo. Secondo i magistrati, i passaggi amministrativi non erano spiegati con sufficiente chiarezza e mancavano elementi per giustificare l’urgenza e l’interesse pubblico dell’opera. La Corte aveva anche sollevato dubbi sulla completezza degli atti trasmessi e sulla coerenza dei dati economici forniti. In sostanza, i giudici non avevano messo in discussione il progetto del ponte in sé, ma alcuni aspetti della procedura con cui era stato presentato e approvato.

Tra gli «aspetti procedurali», la Corte aveva formulato anche la seguente osservazione:

«Date le peculiari modalità – condivisione di link che rimanda al sito istituzionale della società Stretto di Messina – con le quali sono stati trasmessi a questo Ufficio alcuni degli atti oggetto di controllo e la documentazione a corredo, si chiedono chiarimenti in ordine alla formale acquisizione di detti atti da parte del MIT e di codesto Comitato in vista della successiva approvazione». 

Il MIT è il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, mentre «codesto Comitato» è il CIPESS. In parole semplici, la Corte voleva accertarsi che i documenti caricati online dalla società Stretto di Messina S.p.a. (la società che gestisce il progetto del ponte), condivisi tramite link, fossero davvero quelli ufficialmente acquisiti e approvati dal Ministero delle Infrastrutture e dal CIPESS. I giudici chiedevano la conferma che quei file non fossero solo consultabili sul sito, ma facessero parte del fascicolo su cui il governo ha basato la delibera. Questa richiesta può avere diverse spiegazioni: per esempio, i file pubblicati su un sito possono essere aggiornati o modificati in qualsiasi momento, mentre un documento allegato e protocollato diventa parte integrante e immodificabile dell’atto amministrativo.

La Corte, dunque, aveva fatto una richiesta di garanzia formale: non stava criticando l’uso dei computer, dei link o di Internet. In un procedimento che comporta l’approvazione di un progetto da oltre 13 miliardi di euro, la Corte deve poter verificare che tutta la documentazione sia ufficiale, completa e riferibile con certezza alla decisione approvata dal governo. La richiesta serviva quindi a garantire la validità giuridica e la trasparenza del procedimento, non a contestare la tecnologia usata per trasmettere i file.

Ricapitolando: la questione dei link era solo una delle diverse osservazioni formulate dalla Corte a settembre. È probabile che su questo punto il governo abbia poi fornito una risposta, ma non possiamo saperlo con certezza finché non verranno pubblicate le motivazioni finali della decisione. Per ora, l’unico riferimento ai link compare infatti nelle osservazioni di settembre, non nel provvedimento con cui la Corte ha deciso di non approvare la delibera del CIPESS.

Detto ciò, è legittimo criticare le decisioni della Corte dei Conti, come ogni atto di un organo pubblico, ma per farlo in modo fondato bisogna prima conoscere le motivazioni complete e riportare correttamente quelle già disponibili.

Il 30 ottobre il governo ha annunciato che attenderà la pubblicazione delle motivazioni della Corte prima di decidere il da farsi. «Solo dopo averne esaminato nel dettaglio i contenuti, il governo provvederà a replicare puntualmente a ciascun rilievo, utilizzando tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento», si legge in una nota. Nonostante il mancato via libera della Corte, il governo potrà far avanzare il progetto, assumendosene però la responsabilità politica.

(In copertina: Giorgia Meloni al Consiglio Europeo per la cooperazione tra EU e Paesi del Golfo del 2024. Foto di European Union)

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