Le Sopranos di Sicilia scoperte dalla Francia

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Sulle orme dei Tenores di Bitti, tre voci femminili si muovono tra canti ancestrali nel progetto “A Vuci Longa” di Maura Guerrera, che ha trovato asilo al di là delle Alpi: l’11 ottobre il debutto alla Cité de la Musique di Marsiglia. L’artista messinese, con Oriana Civile e Catherine Catella, punta alla «valorizzazione delle forme polivocali di tradizione orale»

«D’un tratto, nel buio del mattino che esitava a farsi largo tra le nuvole, Cilla-Bellezza si era messa a cantare: una vecchia canzuna d’amuri, di quelle dette a vuci longa, fatte per essere intonate all’aria aperta, per scivolare tra terrazzi coltivati, solchi, cannistri colmi, per accompagnare la danza aerea dei furcuni» (Ermanno Rea, da “Fuochi fiammanti a un’hora di notte”). A vuci longa: l’incantesimo vocale femminile. Tre donne, tre voci soliste, tra canti ancestrali. «A Lipari, nelle isole Eolie, erano detti “a vuci longa” i canti contadini a più voci: “C’erunu chiddi ca purtàvunu e chiddi c’accurdàvanu”, ovvero c’erano quelli che portavano (intonavano) il canto e quelli che accordavano (eseguivano una forma di accompagnamento corale)».

“A vuci longa” è il nome del progetto che porta avanti con ostinazione e tanta passione la “chanteuse sicilienne” Maura Guerrera. È a Marsiglia, infatti, che dal 2013 l’artista messinese ha trovato asilo per condurre in libertà e con il sostegno della Cité de la Musique il suo studio sulle tradizioni musicali popolari, con l’obiettivo «di valorizzare un patrimonio prezioso», spiega. «Perché la Sicilia è la regione dove forse c’è stata più ricerca sul campo, da quelle di Antonino Uccello a Sergio Bonanzinga, alla quale però hanno attinto pochi artisti, contrariamente a quanto avvenuto in Campania con Roberto De Simone».

Proprio da Napoli, durante gli studi universitari, comincia la ricerca di Maura. Verso la fine degli anni Novanta, alla corte del violinista Lino Cannavacciuolo del Solis String Quartet. «Lì ho scoperto la musica popolare» racconta. «Ma fondamentale è stata l’esperienza con lo zampognaro Salvatore Vinci che andavo a trovare ogni volta che rientravo a casa». Con Vinci, bravo suonatore e vera memoria storica delle tradizioni popolari messinesi, Maura va in giro per feste di paese, processioni, ovili durante la tosatura, per catturare canti e voci di contadine. «Avviene così la mia formazione».

Inseguendo i suoi sogni, Maura va a vivere nel Sud della Francia al seguito di alcuni artisti. Lì s’innamora della vivace realtà musicale, multietnica e multiculturale. Incontra suonatori maghrebini e curdi, con i quali scambia esperienze, scoprendo punti in comune tra il canto siciliano e quello arabo. Ma il dovere la richiama in Italia. Si trasferisce a Roma per far fruttare la laurea. Lavora nella cooperazione, ma la mente è rivolta al suo Virgilio messinese e alla musica. Così, non appena capita l’occasione, la coglie al volo. Incontra un gruppo di musicisti bretoni che la invitano a suonare con loro in Bretagna. Nella spola tra Roma e Brest, fa scalo a Marsiglia, ospite di un amico. «Ho cominciato ad amare questa città, la sua gente, il porto, il mare. Hanno iniziato a chiamarmi per un corso di canto, poi di tamburello». Maura pianta le tende, scoprendo che, al di là delle Alpi, di musica si può vivere. A colmare la cronica disattenzione dell’Italia per la cultura e, in particolare, il disinteresse nei confronti delle proprie tradizioni culturali, un Paese come la Francia, che sin dagli inizi degli anni Ottanta spende impegno e fondi nel sostenere la cultura.

«La Cité de la Musique produce eventi, progetti, concerti, dischi» spiega. «Mi avevano sentito suonare ed hanno capito che avevo delle cose da dire». E aveva tanto da dire Maura. Una valanga di idee e proposte. Dalla Settimana siciliana del 2017, «dove ho portato carrettieri da Bagheria, zampognari da Messina, mostre, stage, concerti, conferenze», al disco “Spartenza” registrato con il musicista algerino Malik Ziad, in cui le ninne nanne contadine siciliane incontrano le melodie e i ritmi berberi. Fino al progetto “A Vuci Longa”, avviato lo scorso anno. «In Francia i progetti vengono finanziati. Io vorrei creare un ponte, non sullo Stretto (ride, nda), ma per lavorare con artisti siciliani».

Così la messinese Maura coinvolge nel suo progetto due voci importanti della Sicilia: Matilde Politi e Simona Di Gregorio, la prima di Palermo, la seconda di Catania. Un trio di primedonne per rappresentare tutta l’Isola e per valorizzare la tradizione popolare isolana, dandole dignità artistica e divulgandola oltralpe. «Non c’era l’intenzione di imitare folksinger del passato, come Rosa Balistreri, né di contaminare la tradizione con sonorità moderne» spiega l’artista messinese. «Si vuole rendere omaggio alle forme polivocali di tradizione orale in Sicilia. Abbiamo ripreso canti contadini, alcuni già registrati con le armonizzazioni. Canti di lavoro, canti di donne della zona del Messinese, ma anche del Catanese (Licodia Eubea) o raccolti da Uccello negli Iblei».

Dopo cinque incontri a Marsiglia e tre a Catania, il debutto al Marranzano World Fest dello scorso giugno. Un concerto splendido. Unico e irripetibile. Il progetto, a dispetto del nome, sembra infatti avere il fiato corto. D’altronde, si sa, è difficile mettere insieme tre primedonne. Soprattutto in Sicilia. Dopo l’esibizione catanese, Matilde e Simona si defilano. Ciascuna per la propria strada. Salutano e lasciano sola Maura. Che non si arrende. E trova due nuove, e altrettanto talentuose, compagne d’avventura: Oriana Civile, cantante e musicista di Naso, che unisce i canti tradizionali a momenti teatrali, e Catherine Catella, chanteuse sicilienne come Maura. «Tutte e tre con gli stessi interessi su repertori autentici e non sull’imitazione di folksinger» sottolinea.

Sono loro – Maura, Oriana e Catherine – le “Sopranos” della Sicilia. Nessun riferimento alla serie tv sulla famiglia mafiosa, è la versione al femminile dei Tenores di Bitti. L’intreccio delle tre voci femminili ricorda infatti il canto polifonico del quartetto sardo. Un canto che ha origini antiche quanto quelle della civiltà umana in Sicilia. Un gioco di voci animato da un’incalzante vivacità ritmica e da una sorprendente varietà di suoni e di timbri. Il canto orgoglioso di una storia antichissima, la storia dell’uomo che ha imparato a dar voce ai suoni della natura.

Il debutto l’11 ottobre alla Cité de la Musique di Marsiglia. In attesa di diventare anche loro patrimonio dell’Unesco.

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