“L’Isola che non s’arrende” negli scatti
e tra le pagine del quotidiano La Sicilia

 -  - 


Verrà inaugurata giovedì 21 febbraio alle ore 19 ad Acireale la mostra curata dalla Fondazione Domenico Sanfilippo editore. L’allestimento vanta 69 foto dall’archivio del quotidiano catanese

Il 1968 in Sicilia ha dei connotati specifici, dei tratti di isolanità che lo rendono unico, sebbene connesso con quanto frattanto accade nel resto del mondo. Il nostro è un ’68 ancora tutto da scoprire e la mostra “L’Isola che non s’arrende (1968-1969)”, promossa dalla Fondazione Domenico Sanfilippo Editore toglie poco a poco la polvere abbandonata dall’incuria del tempo. Per la prima volta l’esposizione renderà fruibili 69 foto dell’archivio fotografico del giornale “La Sicilia”, 2 video-interviste ai protagonisti di quegli anni, pagine storiche del quotidiano catanese e numerosi cimeli, che consentiranno al visitatore una piena immersione negli anni del “Grande Cambiamento”.

IL TERREMOTO NELLA VALLE DEL BELICE. Il 1968 si apre in Sicilia con un boato tremendo che distrugge numerosi paesini tra le province di Trapani, Agrigento e Palermo rendendo tristemente noti i nomi di quei luoghi fino ad allora sconosciuti. L’arrivo dei soccorsi sarà lento, i meccanismi burocratici farraginosi, i provvedimenti inefficaci. Sul luogo ancor prima dei soccorritori giungono i giornalisti del quotidiano “La Sicilia” Candido Cannavò e Tony Zermo, in compagnia dei fotografi Nino Furnari, Carmelo Condorelli, Gregorio Merito e Tano Zuccaro che si alterneranno nella confusione dei primi giorni. Ciascuno col proprio linguaggio e la propria sensibilità ha immortalato la fragilità umana di fronte all’irrazionalità della natura e ne ha lasciato una testimonianza che oggi si fa fonte storica. La prima sala della mostra “L’Isola che non s’arrende (1968-1969) è dedicata a quel terremoto che nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 scosse la Valle del Belìce, provocando 231 morti e circa 600 feriti: l’intervista allo storico inviato de “La Sicilia” Tony Zermo e gli scatti dei fotoreporter come macerie si ricompongono e ci restituiscono una Sicilia povera e vittima della propria incuria.

Nino Furnari, 1968, Catania © Fondazione Domenico Sanfilippo editore

L’OCCUPAZIONE, I GIORNALI STUDENTESCHI E LA PROTESTA DI AVOLA. Dopo la tragedia altri piccoli sismi attraversano l’isola, ma di ben altra natura. Il 29 febbraio 1968 durante la notte un gruppo di studenti occupava Palazzo Centrale, sede della Facoltà di Lettere e del Rettorato dell’Università di Catania. L’evento inaugurò l’autunno caldo catanese che si prolungherà fino al 1970, con la lunghissima occupazione del Palazzo di via Androne. Anche a Catania il movimento sessantottino è dotato di una pars destruens ed una pars costruens: la mostra intende raccontare entrambe le componenti, affiancando nella seconda sala gli scatti di quell’ occupazione e le testimonianze delle attività editoriale e solidali condotte da alcuni gruppi. A Catania infatti esiste una sezione di Gioventù Studentesca guidata da Don Francesco Ventorino che svolge la caritativa nel difficile quartiere di San Cristoforo. I giovani di quest’epoca sono irrequieti, vogliono cambiare il mondo e non sono certi che il volontariato possa essere sufficiente. Nascerà così un’inchiesta per denunciare le condizioni del quartiere, e da quell’inchiesta un libro pubblicato da Jacabook nel 1970 “La missione dietro l’angolo. Un gruppo nel quartiere”. L’apertura al mondo di questo giovane gruppo trova inoltre espressione nel giornale “Sicilia Studenti”, nato sul modello di “Milano Studenti” e nel viaggio compiuto in Cecoslovacchia da un giovane membro del gruppo di allora, Romana Romano, per incontrare le comunità cattoliche che oltrecortina non godono di grandi libertà. Grazie alla generosa concessione della prof. Romana Romano le foto scattate in occasione di quel viaggio arricchiranno questa seconda sezione insieme ad alcuni numeri di “Sicilia Studenti” e di “Vent’anni. Il foglio dei giovani”. Quest’ultimo è un inserto che il quotidiano “La Sicilia” pubblicò settimanalmente dal 1969, curato da una redazione di giovanissimi desiderosi di dar voce alle loro idee. Infine la sezione presenta una videointervista ad Antonio Di Grado, ordinario di Letteratura Italiana presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche di Catania e a Don Antonio Giacona, dal 1987 al 2017 missionario in Cile e docente dell’Università Cattolica di Santiago.
La mostra, al pari di quell’anno formidabile, si chiude con la protesta dei braccianti di Avola che costò la vita a due giovani scioperanti e sottopose all’attenzione mediatica le condizioni di lavoro nelle campagne siciliane.


L’esposizione è prodotta dalla Fondazione Domenico Sanfilippo editore con l’art consulting della Fondazione Gruppo Credito Valtellinese e in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Catania e la Fondazione Oelle.

Sono previste visite guidate e laboratori per le scuole.

L’isola che non s’arrende 1968 1969
a cura della Fondazione Domenico Sanfilippo editore
con l’art consulting della Fondazione Gruppo Credito Valtellinese
e in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Catania e la Fondazione Oelle

Orari d’apertura:
22 febbraio-30 marzo 2019
mercoledì-domenica 10:00-12:00/17:00-20:00.
Chiuso domenica 3 marzo

Ingresso libero

20 recommended
comments icon 0 comments
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *