«Il futuro è nei borghi, la gente è stanca delle città. I turisti che incontro per le vie del paese me lo confermano: la dimensione del borgo suscita attrazione. Da qui dobbiamo ripartire». Così Giuseppe Cacioppo, vicesindaco di Sambuca di Sicilia, ha tracciato una direttrice importante per lo sviluppo dell’isola. Uno sviluppo che, negli anni, è sempre stato frenato da spopolamento e marginalizzazione dei borghi e della Sicilia rurale. Oggi, questa stessa Sicilia inizia a fare sistema per invertire la tendenza e prendere in mano il proprio destino. Sotto l’egida della Fondazione Le vie dei Tesori, infatti, 42 borghi isolani – con una popolazione fino a diecimila abitanti – hanno deciso di supportarsi vicendevolmente e in pianta stabile nella tutela e nella valorizzazione dei propri patrimoni storici, artistici e culturali. In questo senso, il primo passo sarà la partecipazione al bando indetto dal MiBaCT Borghi in Festival“, con un progetto che prevede, nei sei fine settimana compresi tra il 29 maggio e il 5 luglio, circa 210 luoghi aperti, 70 esperienze collaterali, e il coinvolgimento di 500 giovani del territorio. 

«Pensavamo di costituire una rete di una decina di comuni per partecipare al bando del MiBaCT – dice Laura Anello, presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori e moderatrice della conferenza che, questa mattina, ha presentato l’iniziativa con un evento online a cui hanno partecipato anche i sindaci dei 42 borghi coinvolti, l’assessore regionale alla Formazione e all’Istruzione Roberto Lagalla e l’esperto di rigenerazione dei borghi Alfonso Scarano – e ci siamo ritrovati con uno straordinario network che abbraccia tutta la Sicilia. Tutti a riconoscersi in un progetto che vede nel patrimonio la leva di crescita delle comunità, che è la mission della nostra organizzazione. Siamo partiti quindi da un censimento delle risorse – monumenti, itinerari naturalistici, tradizioni, artigiani, saperi – che è una vera miniera di tesori». D’altra parte, l’esperienza della pandemia ci ha permesso di riscoprire il valore della lentezza e delle esperienze autentiche, tanto più se queste consentono di allontanarsi dalla frenesia delle metropoli. E in Sicilia, di esperienze simili,  è possibile trovarne per tutti i gusti. Che cerchiate un luogo da visitare o, più semplicemente, una storia da imparare. Dai castelli che dominano con la loro elegante mole al lusso di antichi palazzi nobiliari, passando per osservatori astronomici, siti rupestri, piatti tipici, saperi artigianali e folkloristici ormai rari, i nostri borghi possono vantare una ricchezza inestimabile che, nonostante la crescente attenzione ricevuta negli ultimi anni, è tuttora in gran parte da scoprire.

L’esperienza delle Vie dei Tesori diventa quindi know how, modello per creare delle comunità consapevoli del patrimonio che custodiscono, diventando capaci di valorizzarlo e fare rete sfruttando, ognuna, le caratteristiche dell’altra. L’intento è quello di rendere la Sicilia una terra pronta ad accogliere tutti:  il turista slow, il creativo che cerca uno stile di vita più aperto, l’artista, il viaggiatore ma anche chi cerca un modo per rimanere nei luoghi dove ha sempre vissuto. Un’esigenza evidenziata da Alfonso Scarano: «Il Ministero per il Sud ha stanziato un miliardo e mezzo di euro per le aree interne. Questi fondi non devono essere indirizzati verso il turismo occasionale, piuttosto verso una vita civile in una forma legata al territorio». 

Il progetto sembra inoltre poter contare sul pieno supporto delle Istituzioni regionali: «Non potrebbe esserci strumento operativo più efficace – ha commentato Lagalla – per tentare di realizzare un progetto organico di valorizzazione dei beni siciliani. E’ chiaro che dobbiamo integrare il progetto con infrastrutture e interventi, soprattutto per facilitare i collegamenti tra i comuni e il Governo regionale ha già proposto un piano per il recupero dei borghi rurali».

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