Questioni di famiglia:
Alessandro Idonea
degno erede del padre

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Nel fine settimana al Teatro Metropolitan si è aperta la Stagione a 4 stelle della famiglia Idonea con la commedia di De Filippo “Non ti pago”

Lo sanno bene le famiglie di teatranti, quelle storiche, che la vita vera, spesso, si mescola al palcoscenico. E lo sa anche Alessandro Idonea, che a dispetto della giovane età e nonostante tanti successi in veste di attore e regista, si è trovato in corsa a dover raccogliere l’eredità del padre. Un debutto sofferto sia per il peso di doversi confrontare con un grande interprete come Gilberto ma anche la responsabile di non deludere i soci fondatori, com’era solito chiamare i suoi abbonati Idonea senior. Non stupisce, dunque, che prima di iniziare la commedia di Eduardo De Filippo “Non ti pago”, primo spettacolo in cartellone, il regista si sia rivolto alla numerosa platea tenendo in mano la vestaglia del grande mattatore e dicendo: «Come di consueto papà vi dava il benvenuto. Benvenuti alla settima Stagione a 4 stelle». Il volto è provato, non nasconde l’emozione dettata anche dai numerosi applausi del pubblico, ma sempre con grande modestia aggiunge: «Mi sono limitato a prendere e traghettare la compagnia. È una tradizione di famiglia anche se una dolorosa avventura ma sono onorato di continuarla».

Un momento dello spettacolo

TRADIZIONI TEATRALI. Il teatro dialettale è una costante in tutta Italia, dove ha rappresentato a lungo un modello di riferimento. A Napoli prevalgono le opere di Scarpetta e dei De Filippo, che si contraddistinguono per veridicità e attingono a piene mani a episodi di vita vissuta che ritroviamo anche nella produzione della nostra isola. La traduzione in dialetto siciliano quindi consente di sviluppare e personalizzare alcune scene come gli straordinari battibecchi fra Peppe (Gino Astorina) e Margherita (Loredana Marino), rispettivamente cameriera e garzone del protagonista Ferdinando Quagliolo (Alessandro Idonea), personaggio caparbio e istintivo che tende a controllare la vita di tutti. Elemento portante della messa in scena è l’ossessione per il gioco del lotto, ai limiti della ludopatia, di cui sembrano affetti sia Peppe che Ferdinando. La situazione però si complica quando Mario Bertolini, un bravissimo Rosario Petix, dipendente di quest’ultimo e innamorato di sua figlia Stella (Chiara Seminara), vince 4 milioni di lire. L’affronto agli occhi del protagonista nasce non solo per la vincita ma anche perché i numeri gli sono stati dati in sogno dal padre di Ferdinando per cui quest’ultimo reclama il possesso per nascita. Da qui scaturirà una diatriba su chi effettivamente ne sia il destinatario creando scompiglio fra tutti i personaggi, coinvolgendo nella baraonda oltre alla signora Concetta Quagliolo (Angela Sapienza) anche padre Raffaele (Enrico Pappalardo), l’avvocato Strumillo (Nino Signorello) ed Erminia Bertolini (Nellina Fichera).

MESSA IN SCENA. La regia firmata dallo stesso Alessandro riprende l’edizione storica del padre, che per rispettare i ritmi di un teatro che fu e per portare in scena un lavoro ben curato, aveva già iniziato le prove da qualche tempo. A una chiave di lettura tradizionale Alessandro contribuisce mettendo a frutto le doti della compagnia e introducendo dei momenti esilaranti come la scena in cui Luigi (Carlo Kaneba) e Vito Fungitta (Simone Pappalardo) accusano Ferdinando per la morte del loro cane alternandosi in un frenetico seduti/in piedi o come quando Donna Carmela interpretata da Antonella Cirrone, eccezionale caratterista in coppia con un prodigioso Idonea, racconta la venuta in sogno del caro estinto rivolgendosi alla sedia vuota come se l’uomo fosse presente dando vita a una situazione tragicomica. Semplici le scene di Salvo Tropea che restituiscono l’interno di una casa anni ‘50/’60, ricchi di mobilia e gradevoli i costumi di Riccardo Cappello, in particolare i tre abiti indossati da Stella, inerenti al contesto storico. Come da copione è presente in scena un quadro raffigurante il padre di Ferdinando che per scelta di regia è un’effige sorridente di Gilberto Idonea, a tal proposito a conclusione dello spettacolo viene raccontato il curioso caso verificatosi durante la prova generale: alla battuta di Astorina “I cosi belli s’anu a taliari” la tela si è staccata dalla parete toccando adagio terra. Al di là dell’episodio, l’impressione era che Gilberto Idonea fosse su quel palcoscenico dove ha recitato per molti anni, la sua essenza era percepibile accanto ai suoi attori e al figlio e quindi è indovinata la scelta di illuminare uno spazio vuoto al centro della fila durante i ringraziamenti.

CONTEMPORANEITÀ. La commedia restituisce tutto il sapore di un’Italia che non c’è più, fatta di retaggi e visioni che oggi appaiono desuete, ma allo stesso tempo mette in risalto alcuni aspetti come la condizione d’illegalità lavorativa in cui si trova Bertolini dopo anni d’impiego al banco lotto e la mania per il gioco d’azzardo che sfortunatamente ritroviamo anche ai nostri giorni. Bene tutti gli attori, rodati a dovere, che ci hanno regalato uno spettacolo spassoso, con grande ritmo e molto bene Alessandro Idonea che non solo è riuscito a proporre una commedia celebrativa senza risultare lacrimevole, ma ha esaltato la compagnia del padre regalando al pubblico, che ha gremito la sala del Metropolitan, due ore di sano divertimento.

 

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