Gli artisti, coppia nella vita oltre che nel lavoro, dopo il grande successo de Il Porto Proibito, propongono ai lettori Le Ragazze del Pillar, peculiare sequel che si propone di narrare le storie di alcuni personaggi che non avevano avuto spazio sufficiente nel primo capitolo. Un focus sulla forza delle donne e sul potere di trasformazione che gli eventi possono avere sulla vita

Stefano Turconi e Teresa Radice sono tornati in libreria con il loro nuovo lavoro Le ragazze del Pillar. Per la prima volta la coppia, unita per passione e professione, ritorna nel luogo che li ha resi famosi a livello internazionale con Il Porto Proibito (BAO, 2015), che ha vinto il Gran Guinigi come miglior graphic novel al Lucca Comics and Games del 2015.

RITORNARE. Tornare su un romanzo quando lo si è concluso non è mai facile, i lettori invocano un continuo, ma la storia è ormai terminata e quello che si voleva dire lo si è già detto. Il secondo di una serie, come è noto, spesso non è mai come il primo. Non deve essere stato facile quindi per Stefano Turconi e Teresa Radice tornare nella Plymouth che li ha resi celebri con Il Porto Proibito. La loro però è stata un’operazione sapiente e consapevole, quella di voler ripercorrere insieme quelle strade ma con personaggi che ancora non erano riusciti a raccontare la loro storia come June e Lizzie, due prostitute del Pillar che avevano fatto la loro prima apparizione nel porto ma che ne Le ragazze del Pillar diventano le protagoniste assolute come ci spiega la stessa sceneggiatrice: «Di solito non abbiamo mai voglia di ritornare sulle cose che abbiamo fatto, preferendo cambiare epoca, personaggi. Cambiamo addirittura tipo di pubblico. Il Porto Proibito è stato un libro che ci ha cambiato la vita, ci è sembrato di essere entrati in un universo che aveva ancora tante cose da raccontare. Sostanzialmente avevamo nostalgia del posto e dei personaggi che avevamo lasciato quindi ci siamo detti: facciamo un tentativo e così ci siamo tuffati».

Il cambiamento per un lettore che li segue da tempo è subito evidente: se Il Porto, infatti, era disegnato interamente a matita, ne Le ragazze del Pillar i colori esplodono rendendo vividi quei luoghi che prima apparivano evanescenti: «Mi piace molto cambiare lo stile di disegno, il tipo di colore da libro a libro, a seconda di quello che sto raccontando – afferma il disegnatore Stefano Turconi. Questa è una storia di vivi, quindi il colore era adatto a raccontare le avventure di questi personaggi. Queste sono storie decisamente più leggere, più avventurose, più frivole da alcuni punti di vista, rispetto a quella raccontata nel Porto. Il colore si prestava bene per raccontarle». Il filo conduttore in questa serie, che prende avvio proprio con Le ragazze del Pillar, sono le donne come si evince dalla dedica: “Queste storie sono per delle ragazze in particolare ma anche per tutte quelle ragazze che come loro fanno la differenza. Ogni storia racconta di un momento della vita di ogni donna in cui fa qualcosa che le cambia la vita o cambia la vita di qualcun altro”.

La cover di “Non stancarti di andare”

LO STRANIERO. Un altro filo rosso che collega tutti i racconti di Turconi e Radice è il tema dello straniero: «Tutte le nostre storie nascono da un incontro. Mettere insieme due persone che hanno delle diversità vuol dire mettere insieme due individui che hanno qualcosa da scambiarsi. Le storie più belle, sia nella vita che nei libri, nascono dagli incontri tra persone o personaggi diversissimi tra di loro che hanno qualcosa da darsi. Questo è lo straniero» per Teresa Radice. In Non stancarti di andare (BAO, 2017) il tema della migrazione e dello straniero catapulta i due autori nella contemporaneità e nell’atmosfera di odio e di muri che si respira nel nostro paese negli ultimi anni, affrontano il viaggio di un ragazzo siriano che cerca di tornare dalla sua famiglia e al contempo raccontano di noi italiani emigranti verso il sud America all’inizio del secolo scorso: «Viviamo in un paese del Nord dove questi sentimenti si sentivano tantissimo – continua Teresa Radice. Ci sentivamo a disagio nei confronti dei nostri figli perché sembrava che mettere i muri fosse la normalità. Avevamo voglia di raccontare una storia che adesso sono troppo piccoli per leggere ma un giorno potessero leggere e che racconta di come è molto più fruttuoso mettersi insieme e costruire che non buttare giù». Un romanzo che all’epoca fece discutere ma le cui critiche furono bloccate sul nascere perché, come afferma lo stesso Turconi sorridendo: «Alla fine i razzisti che leggono non sono mica tanti. La lettura ti apre la mente più leggi, più entri in altri mondi. Le storie sono un serbatoio di umanità incredibile perché per il tempo di una storia diventi un personaggio che è diversissimo da te. Leggendo le ragazze del Pillar diventi una prostituta dell’800, in Non stancarti di andare un ragazzo siriano che sta passando delle vicende incredibili per riuscire a ritrovare la sua ragazza. Poi chiudi il libro e non lo sei più, però qualcosa ti è rimasto addosso. Il segreto sta nel raccontare le emozioni che hai provato tu mentre le scrivevi».

Non ci resta che tuffarci insieme a questa coppia di nuovi narratori e antichi lettori in questa avventura che ci porterà alla scoperta di storie che ancora dovevano essere scritte e vicoli che ricordano un passato che abbiamo già vissuto.

 

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