La Polka di Via Col Vento, il Valzer della principessa Sissi, quello che stringe gli sguardi del Principe di Salina e Angelica nel Gattopardo. Chi non ha sognato di volteggiare in frac e crinolina immerso in quelle atmosfere romantiche e imperiali rese celebri da libri e cinema? Abiti da favola, musiche fastose, passi leggiadri guidati da mani che si sfiorano con elegante austerità. Nino Graziano Luca, originario di Fiumefreddo di Sicilia, ha trasformato questo sogno in un corpo di danzatori professionisti e in scuole aperte a tutti grazie alla Compagnia Nazionale di Danza Storica di cui è fondatore, presidente e direttore artistico. Una realtà che vanta collaborazioni prestigiose: dall’esibizione a Milano con Roberto Bolle, a quella in Malesia per i suoi regnanti; dagli eventi con Carla Fracci a quello del lancio mondiale della seconda stagione della serie Netflix Bridgerton; dalla partecipazione a Meraviglie di Alberto Angela fino al più recente impegno che lo ha visto coreografo di Rosaline, il film di Karen Maine che riscrive la storia di Romeo e Giulietta appena uscito su Disney+. Ben 35 anni di incessante ricerca sul campo e oltre 20 anni a capo della Compagnia (membro ufficiale del Consiglio Internazionale della Danza Unesco), Luca porta in giro per l’Italia e il mondo Quadriglie, Contraddanze, Mazurche, Polacche, Danze Regency e molte altre, grazie anche ai corsi di Danza Storica, ai tè danzanti, a conferenze e mostre. Incuriositi da questa realtà presente anche a Catania, lo abbiamo intervistato: con il tono affabile di chi vive di passioni, ci ha parlato di musica, danza, moda e bon ton, gli ingredienti che rendono unico un progetto che ha per filo rosso la storia, maestra di vita e di ballo.

Presidente, cosa si intende per Danza Storica?
«Il riferimento è alle danze che attraversano la storia dal ‘400 ai primi del ‘900. La maggior parte delle coreografie le desumo dai manuali dei grandi maestri, primo fra tutti dal De artes saltandi e corea ducendi scritto da Domenico da Piacenza tra il 1445 e il 1447. La restante parte è la trascrizione delle danze eseguite nei film di cui spesso completo le battute mancanti. Ad esempio, del Gattopardo di Visconti ho trascritto la Mazurka, l’unica coreografia che si vede del tutto, mentre ho reinventato quelle del Valzer Brillante di Verdi e della Quadriglia di Nino Rota delle quali mancavano frammenti. In generale, coreografo le colonne sonore di film a tema storico».

Come nasce questa passione?
«Il mondo dello spettacolo mi ha sempre ammaliato. A 8 anni a Fiumefreddo di Sicilia, la mia città natale, conducevo un programma radio per bambini. Crescendo iniziai a studiare recitazione, dizione, regia, illuminotecnica. A 18 anni, mentre mi trovavo come dj a Edimburgo, vidi una locandina sulla Scottish country dance e partecipai allo stage che proponevano. Decisi allora di approcciarmi a questa realtà. Mi trasferii a Bologna per frequentare il Corso di Laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo che mi ha fatto appassionare allo studio della danza fra le epoche. Da lì ho dedicato al tema la mia ricerca fino a fondare nel 2000 la Compagnia, con l’obiettivo di offrire una lettura sempre viva della Danza Storica».

In questo senso, in che modo la Danza Storica dialoga con il nostro presente?
«La nostra non è nostalgia ma il tentativo di attualizzare il meglio di quelle epoche, riaffermandone i principi di lealtà, tolleranza, condivisione, pace e amore per il bello, ideali alla base della civiltà europea e della nostra Associazione. La Compagnia Nazionale di Danza Storica è soprattutto un modo di essere fondato sul garbo, sul bon ton. Amo tutto ciò che fa tendenza, mi occupo molto anche di moda, ma proiettarsi nel futuro non può significare dimenticarsi del passato. Una vocazione che è cresciuta diventando genitore perché senti ancora più forte l’urgenza di contribuire a rendere migliore questo mondo e la Danza Storica aiuta. Ecco perché per insegnarla non basta indossare il costumino: serve studio e attenzione per i dettagli. Anche i costumi sono il frutto di un continuo dialogo con i sarti affinché siano belli, filologici ma anche comodi».

Cosa possiamo apprendere dalla danza?
«La danza veniva utilizzata già nella metà del ‘400 per educare alla gentilezza e i manuali non servivano solo a imparare a danzare ma a ripassare i comportamenti cortesi. Sono nato in una famiglia di persone semplici ma meravigliose da cui ho appreso che il comportamento gentile è l’ABC del vivere bene. A me la gentilezza ha aperto mille porte, da questa dipende la qualità dei rapporti umani».

Qual è stata risposta del pubblico in Sicilia e, in particolare, a Catania?
«La nostra sede è a Roma, dove vivo, ma siamo presenti in tante regioni. In Sicilia presiedo 5 scuole: a Palermo, Caltanissetta, Santa Margherita di Belice, Siracusa e Catania. Qui abbiamo un buon numero di iscritti e la città ci ha sempre accolti con attestati di stima: quest’anno siamo stati nel cartellone ufficiale della stagione di opere e balletti del Teatro Massimo. Mantenere legami con la mia terra mi rende felice: per me è ritornare da dove sono partito. Il 30 ottobre, proprio a Fiumefreddo, terrò uno stage».

Ipotizziamo che io sia una principiante interessata alla Danza Storica. Come avvicinarmi a questo mondo?
«In TV sembra impossibile approcciarla ma quello è il lavoro del corpo di ballo, che è diverso dall’attività associativa, aperta a chiunque, anche a chi non ha mai ballato in vita sua. L’obiettivo è far divertire con gusto chi si iscrive a un corso di Danza Storica. Per questo formo personalmente ogni maestro e strutturo le lezioni per livelli con incontri settimanali che danno comunque a tutti la possibilità di prender parte ai pic-nic, ai tè danzanti e agli eventi che organizziamo. Io consiglio di partecipare anche a un Gran Ballo in cui inseriamo sempre danze accessibili ai principianti, come quello del Regno delle Due Sicilie alla Reggia di Caserta. Il metro è la gente comune: tra gli iscritti abbiamo impiegati, maestri, commercianti, medici, professori universitari».

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