Verga, Rapisardi e le ferite d’amore: storia di dolore e di pagine struggenti

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Il triangolo amoroso tra i due scrittori etnei e la bella e colta Giselda Fojanesi ha incuriosito e appassionato una larga fetta di lettori. Dietro il chiacchiericcio e le superficiali notizie, cosa ci resta di quegli incontri fatali? Che valore hanno le splendide parole che ne sono derivate? E che c’entra Pirandello?

Evidentemente no: il triangolo, come spesso accade, non era stato considerato. Forse perché l’amore, quello passionale e irrazionale del primo incontro, è per natura indecifrabile e inappellabile: colpisce a tradimento con i suoi fendenti, spezza con prepotenza ogni tentativo di difesa e ti lascia irrimediabilmente interdetto, privo di appigli che, nel suo tumultuoso fluire, possano concederti la grazia dell’oblio. Nemmeno se ti chiami Giovanni Verga e brandire il calamaio è il tuo mestiere, nemmeno se tu, da scrittore eccelso e navigato, più di tutti dovresti saper danzare agilmente sul terreno dei sentimenti, saperli immortalare su pagine da rendere vive ed eterne. Ma vita e letteratura non sono universi paralleli e sconosciuti, fazioni divisibili e distinguibili con nettezza: le loro inquietudini si abbracciano e si attraggono, e il soffrire dell’una brama il conforto e la corresponsione dell’altra. Non c’è scrittore che non sia primariamente uomo fatto di carne, di sangue, di lacrime. La storia di Verga, dell’amico Mario Rapisardi, della bella e sfortunata Giselda e di un insospettabile Pirandello lo conferma.

Tra gossip della peggior specie e addebiti di colpa all’uno o all’altro, il rapporto Verga-Rapisardi è balzato agli onori delle cronache contemporanee e all’attenzione del grande pubblico. Quasi come se scavare nella loro vita privata li sottraesse all’olimpo inavvicinabile di grandezza nel quale sono stati confinati per restituirceli vicini e concreti, imperfetti e affascinanti. È fondamentale conoscere da che parte sta la ragione? Se l’incontro fatale tra il Verga e la toscana Giselda Fojanesi, per cui lo scrittore è l’indimenticabile primo amore che la convince a trasferirsi a Catania come insegnante in un convitto, non si sia tramutato in una relazione a lungo termine più per timore o per un atto straordinariamente altruistico dell’autore de I Malavoglia? Il quale si tira indietro proprio a favore di Rapisardi, che si rivelerà essere un pessimo marito, violento, possessivo e mai comprensivo. Cosa resta, in fondo, di questo apparente chiacchiericcio insignificante? L’infelicità di una donna intelligente e brillante, divisa tra i suoi sentimenti originari e la necessità di un matrimonio che garantisse stabilità economica, tra l’incubo di un amore negato e il rimorso perenne di un’autenticità sfiorata e perduta. E pagine indelebili di struggente passione: quelle di Storia di una capinera, le cui suggestioni provengono proprio dalla contemporaneità di quell’amore fiorito e ben presto appassito; o, di più, quelle della novella Di là del mare, compresa in Novelle Rusticane, capaci di ripercorrere magnificamente quei giorni ammantati di tenero e ingenuo sospirare: «Allorché si buttarono nelle braccia l’uno dell’altro, quando si dissero che si amavano nella bocca, entrambi pensavano con desiderio molle e acuto al rapido momento della sera innanzi, in cui sottovoce, senza guardarsi, quasi senza parole, si erano detti che il cuore turbinava loro in petto ad entrambi nel trovarsi accanto. Quando si lasciarono, e si strinsero la mano, erano tristi tutti e due […] Ella partiva l’indomani col primo treno».

Persino Pirandello rimase colpito dalla sventurata sorte di Giselda. A questa storia si ispira il romanzo del 1901 L’esclusa. Perché la letteratura produce altra letteratura, che a sua volta è prodotta dall’esistenza stessa, come un ciclo virtuoso e inarrestabile. Che giunge fino a noi, sfiorando i nostri cuori con parole suggellate di mistero e ardore, con attimi che ci danno l’illusione di appartenere al momento del loro accadere, salvo poi ricordarci che non ci è concesso andare oltre un ricordo, talora sbiadito. Ma in controluce, in questa trasparenza, si cela la bellezza, come nel dolore di una tragedia può risiedere la dignità del sentire umano. Forse, allora, è vero ciò che si dice a proposito dell’importanza di amare anche oltre l’essere ricambiati, anche a patto di mettere in discussione la propria felicità. La scrittura è figlia di quegli amori. Non importa che essi siano stati concretizzati o meno: a noi resta solo il brivido del fatto che siano esistiti.

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