Catania, alla Civita i resti della chiesa descritta da Verga, che dava accesso al regno dei morti

09/08/2017 - 8


Della chiesa del Santissimo Salvatore, oggi rimane una cappella in cui è conservato il busto ligneo raffigurante Gesù Cristo Redentore del Mondo, realizzato secondo la tradizione intorno al 1532. L’edificio sacro che si affacciava sul mare fu demolito durante l’Unità d’Italia  a seguito della costruzione dell’asse ferroviario

«La chiesuola era ancora bianca nell’azzurro, appollaiata come un gabbiano in cima allo scoglio altissimo che scendeva a picco sino al mare». Un’immagine tenue. Un lieve tratto di pennello su un fantastico racconto del passato. Invece no. La storia che stiamo per raccontare appartiene sì al passato, ma è tutt’altro che frutto dell’immaginazione. Queste parole di Verga così evocative, tratte dalla novella “La festa dei morti”, fanno riferimento ad una struttura che lo sviluppo urbanistico della Catania ottocentesca ha totalmente divorato. Si tratta della Chiesa del SS.mo Salvatore, un tempo ubicata su una scogliera, al di là delle mura cittadine, nei pressi dello storico quartiere della “Civita”. La storia, i racconti popolari, le incisioni di svariati artisti hanno contribuito ad alimentare le più svariate leggende su questo edificio sacro. Ma cosa resta oggi della chiesetta che un tempo era a guardia della costa cittadina?

Il quartiere della “Civita” è senza dubbio uno fra ì più ricchi di storia tra quelli che costellano il tessuto urbano del capoluogo etneo. Pare che la fondazione risalga alla dominazione araba della città intorno al X Secolo d.C., ma il suo completo sviluppo si realizzò contestualmente alla costruzione delle cinquecentesche mura di Carlo V. La “Civita” divenne quindi, secondo quanto suggerito dal nome, una fortificazione a difesa dell’intero complesso cittadino. Quartiere di principi e pescatori, cambiò parzialmente le proprie caratteristiche a seguito dell’imponente eruzione lavica del 1669 e del terremoto del 1693. A mutarne drasticamente l’aspetto, fu, tuttavia, la mano dell’uomo. Negli anni che seguirono l’Unità d’Italia fu avviato il processo di costruzione dell’asse ferroviario. Ciò, evidentemente, comportò la demolizione di buona parte dell’arredo urbano, comprese le mura di cinta e la Chiesa del SS.mo Salvatore, che già era stata inglobata nel primitivo porto della città.

Passeggiando per Via Dusmet e costeggiando gli “archi della marina”, è possibile riscoprire, oggi, quanto rimane di questa piccola chiesa. Della struttura originale, ormai, non vi è più traccia. Tuttavia, persiste qualche arredo che la tradizione vuole collocato anticamente all’interno dell’edificio sacro. Non tutti sanno, infatti, che nella seconda metà del XIX secolo fu costruita una cappella nelle immediate vicinanze della primigenia chiesetta. Il complesso architettonico, dalle sembianze molto scarne, ospita attualmente un busto ligneo raffigurante Gesù Cristo Redentore del Mondo, che secondo la tradizione pare essere stato realizzato intorno al 1532 e che anticamente era custodito nella Chiesa del SS.mo Salvatore. La cappella dedicata a Sant’Agata alla Marina o, secondo altri, a Santa Maria in Portosalvo, non è un luogo di culto particolarmente frequentato. Probabilmente anche a causa della non agevole posizione. Di sicuro, ha perso quell’aurea di mistero che caratterizzava l’ormai scomparsa chiesetta, descritta in modo magistrale da Giovanni Verga. Basti pensare che lo scrittore catanese immaginava che al di sotto di essa vi fosse una caverna che fungeva da collegamento con il regno dei morti.

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