In Sicilia il mito vive ancora: la magica illusione del miraggio
di Fata Morgana

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Sospesa, tra le acque dello Stretto, sia che ci si affacci da Messina sia che lo si faccia dal versante reggino, un’immagine di una città capovolta fa capolino in certi giorni in cui i raggi curvati provocano questa rifrazione singolare. Giuntaci grazie ai Normanni, la maga, coi suoi incantesimi, ci ricorda dove sta la vera felicità siciliana

Chi l’ha detto che l’epoca dei miti si è conclusa? Che leggende e racconti misteriosi siano destinati a rimanere confinati tra le pagine di qualche polveroso volume o tra raccolte di fiabe da leggere prima di andare a dormire? Come reagireste se vi dicessero che proprio qui, in Sicilia, è possibile entrare in contatto, per mezzo di un evento fascinosamente vicino al soprannaturale, con un frammento del ciclo di storie che vede protagonista Re Artù? Sì, proprio lui, quello della Tavola Rotonda, il Semola del classico Disney “La spada nella roccia”. Per immergersi in questa leggenda basta dirigersi a Messina, in prossimità dello Stretto, volgendo gli occhi verso la sponda calabrese. No, non sarà Merlino ad attendervi, né il re in persona vi omaggerà della sua presenza. Però, se osserverete bene, riuscirete lo stesso ad essere testimoni di un incantesimo unico nel suo genere: quello della Fata Morgana, potentissima maga acerrima nemica del sovrano britannico e del suo compagno barbuto.

Proprio col nome della fata, infatti – in ottica – si suole indicare un fenomeno che prende vita quando i raggi solari, particolarmente incurvati a causa dell’attraversamento di strati d’aria con diversa temperatura, producono un singolare effetto di rifrazione – un po’ come quello causato dal filtro di una lente, per rendere l’idea – che sfocia in un vero e proprio miraggio, che distorce gli oggetti da esso colpiti. Nel caso specifico, come del resto sul finire dell’Ottocento aveva notato Giuseppe Pitrè, se affacciandosi nello spazio che separa i lembi di terra di Sicilia e Calabria si concentra lo sguardo al di sopra della linea dell’orizzonte, sarà possibile vedere, da Messina, Reggio Calabria sospesa e capovolta a mezz’aria, sulle acque, e lo stesso avverrà a parti invertite. E proprio lo Stretto, prima che i Normanni portassero il loro bagaglio culturale anglo-francese e sovrapponessero le leggende legate ad Artù a quelle locali, veniva riconosciuto come dimora del mostro Peloro, le cui terribili abilità confluirono in parte, appunto, in Morgana. Sì, perché pare che imbattersi nella Fata fosse tutt’altro piacevole: il miraggio delle immagini sospese serviva ad ammaliare gli ignari navigatori finiti fuori rotta, illudendoli di poter ritrovare la salvezza approdando a terra. A dimostrazione di quanto l’immaginario trasmessoci dai Normanni sia rimasto vivido, basti pensare che a Mazara del Vallo esiste tutt’ora il lungomare “Morgana”, che a Messina sia presente come odonimo e che in diverse province compare persino come cognome.

Morgana nella rappresentazione del pittore inglese Frederick Sandys
Morgana nella rappresentazione del pittore inglese Frederick Sandys

Che abbia fattezze ripugnanti come Peloro o sinuose e accattivanti come Morgana, il miraggio dello Stretto, che in certe condizioni di cielo sereno e giusta inclinazione dei raggi può riprodursi anche in altre parti del mondo, cela verità dolorose e drammatiche. La sua apparizione non è solo la singolare presentificazione della mitologia, ma è l’espressione di un’impossibilità di allontanamento definitivo dai confini siciliani. Nonostante, infatti, la nostra terra sia divisa dall’Italia continentale da un braccio acquatico pressoché minimo, forse la seducente illusione di un approdo sospeso ci ricorda che una felicità autentica non è possibile se ci allontaniamo dalla prigione dorata che contiene le nostre radici. E anche quando l’evasione si realizza, ci rimane la sensazione di aver lasciato indietro qualcosa, come i relitti delle imbarcazioni affondate da Morgana che giacciono dimenticati in fondo al mare. Contemplare la città di Fra’ Lucchino, come la chiamava Pitrè, serve da promemoria per tutti quelli intenzionati a partire o a riallontanarsi dopo un breve soggiorno, per ricordare che la Sicilia può ancora essere la culla del mito; che ogni viaggio è un abbandono e che c’è un pedaggio da pagare; che Morgana è lì, suadente e spaventosa, in attesa di capire cosa siamo disposti a sacrificare.

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