Sicilian Playlist #295: Giuse The Lizia e la malinconia del diventare adulti
La selezione di questa settimana si apre con “Los Angeles”, il nuovo singolo del cantautore di Bagheria nato dalla collaborazione con Fulminacci, che esplora quel sentimento dolceamaro di osservare i luoghi della propria giovinezza con gli occhi di chi è irrimediabilmente cresciuto. Proseguiamo con “A metà”, in cui Sissy Castrogiovanni racconta la sensazione di vivere tra due mondi e due culture, con “Niente di me”, nel quale Anna Castiglia esplora la necessità di sottrarsi alle aspettative e ai giudizi della società, e con “Vuoto cosmico”, il racconto di ciò che resta alla fine di un amore importante cantato da Giusy Ferreri. Concludiamo con “L’ultima volta”, e l’inno ad una speranza che non si arrende dinanzi alle difficoltà di Sofia Spampinato, con “Free Your Mind”, percorso di libertà in musica di Melo Prince, e con “Tarocchi”, il pop vivace di Costanza che nasconde, in realtà, la disillusione di un amore impossibile
Ogni settimana sottoporremo al vostro ascolto una playlist di canzoni di artisti siciliani. Brani vecchi e nuovi scelti dalla redazione, ma che potrete indicarci anche voi e, soprattutto, potranno inviarci cantautori, cantanti e band, di qualsiasi genere musicale. Inseriremo i vostri consigli e le proposte musicali all’interno della nostra playlist che sarà pubblicata anche su Spotify.
Potete inviare le vostre proposte (complete di link Spotify e YouTube) all’indirizzo sicilianplaylist@sicilianpost.it
“Los Angeles” Giuse The Lizia
Crescere è un processo che spesso ci attraversa senza che ce ne accorgiamo davvero. È proprio questa sensazione a fare da filo conduttore a “LOS ANGELES”, il nuovo brano di Giuse The Lizia, nato dalla collaborazione con Fulminacci e prodotto da Golden Years.
La canzone si muove tra passato e presente, raccontando quel momento indefinito in cui ci si rende conto di non essere più ragazzi, anche se dentro di noi quella parte continua a esistere. Al centro c’è Palermo, vissuta e ricordata nelle sue notti, tra strade illuminate, cupole e luoghi familiari che, con il passare degli anni, finiscono per assumere significati diversi. Riaffiorano immagini di un’adolescenza fatta di motorini, scuola, prime indipendenze, serate interminabili e della convinzione, tipica di quegli anni, che il futuro sia ancora completamente da scrivere. Sono ricordi semplici, ma capaci di restituire una sensazione precisa: quella di un periodo che sembra ormai distante e che, allo stesso tempo, continua a far parte di noi.
“LOS ANGELES” racconta quindi la crescita non come una trasformazione improvvisa, ma come qualcosa che succede lentamente, quasi in sottofondo. Diventare adulti non significa avere finalmente tutte le risposte: certe inquietudini restano, così come restano i luoghi, le persone e le versioni di noi stessi che abbiamo incontrato lungo il percorso. Forse il tempo non va rincorso né trattenuto. Si può semplicemente attraversarlo, accettando ciò che cambia e custodendo quello che ci ha costruiti.
“A metà” Sissy Castrogiovanni
“A METÀ (Fall In Between)” è un brano intimo e personale che racconta cosa significa vivere tra due mondi, due culture e due luoghi da chiamare casa. Al centro c’è la condizione di chi, dopo aver lasciato il proprio Paese, costruisce una nuova vita senza interrompere il legame con quella precedente, ritrovandosi così in una costante dimensione di mezzo. Il titolo racchiude proprio questo senso di sospensione: sentirsi profondamente legati a più realtà e, allo stesso tempo, non percepirsi completamente appartenenti a nessuna di esse. È un’esperienza fatta di nostalgia, distanza, scoperta e appartenenza, comune a chi vive lontano dalle proprie radici e si trova a costruire una nuova quotidianità senza smettere di guardare verso quella lasciata alle spalle.
Attraverso le figure di una donna e di un uomo, il brano affronta il tema universale della ricerca della propria identità e del proprio posto nel mondo. La scelta di utilizzare due lingue rappresenta le diverse anime dei protagonisti e rende ancora più evidente il dialogo tra culture e appartenenze differenti. Come spiega l’artista, il brano nasce dalla necessità di raccontare un’esperienza che dall’esterno può apparire soltanto positiva, ma che porta con sé anche una dimensione più complessa: «Tutti la vedono come una cosa bellissima, e lo è assolutamente. Ma c’è anche un rovescio della medaglia, difficile spesso da spiegare a chi non lo ha provato, e ancora più difficile da capire».
Vivere lontano significa infatti guadagnare nuove esperienze e prospettive, ma anche fare i conti con l’assenza. «Andare a vivere in un altro paese è fare un “patto con il diavolo”», racconta l’artista, sottolineando il contrasto tra ciò che si conquista partendo e ciò che inevitabilmente si perde. Si costruisce una nuova vita, mentre quella precedente continua ad andare avanti senza di noi: «Non esserci nei momenti belli e neanche nei momenti brutti. Ci sei con la testa e con il cuore, ma di fatto non ci sei».
È proprio questo paradosso a diventare il cuore del brano: «Quando vivi tra due mondi ti puoi sentire assolutamente a casa in ognuno di essi, profondamente appartenente ad ognuno di essi, e contemporaneamente non del tutto parte di uno o dell’altro». Una condizione che, con il tempo, smette di essere soltanto una difficoltà e diventa parte integrante della propria identità. «Diventi una persona diversa, ti si aggiunge un layer più ampio attorno», spiega Sissy, raccontando una trasformazione che porta con sé sia una componente dolorosa sia una grande ricchezza. E proprio in questo sta il senso più profondo di “A METÀ”: non necessariamente scegliere tra due identità, ma imparare a convivere con entrambe.
Dal punto di vista musicale, il brano è stato registrato interamente live in studio, come dimostra anche la coda finale, dove emerge la traccia vocale integrale. La scrittura cantautorale italiana si intreccia con il Sicilian-Jazz che caratterizza il percorso artistico di Sissy Castrogiovanni, incontrando folk mediterraneo, soul, blues e cori gospel ispirati alle atmosfere di New Orleans. Il risultato è un dialogo musicale tra Sicilia e Stati Uniti che riflette la stessa identità raccontata nel brano: un’identità costruita attraverso più appartenenze, senza dover necessariamente scegliere quale delle due conservare.
“Niente di me” Anna Castiglia
Dopo aver inaugurato il nuovo percorso artistico con “La paura in tasca” (Numero Uno / Sony Music Italy), il secondo album della sua discografia in uscita venerdì 25 settembre, e dopo aver anticipato il progetto con il singolo “Miró”, Anna Castiglia presenta “Niente di me”, il nuovo brano disponibile da venerdì 4 settembre.
La canzone nasce dal bisogno di sottrarsi, almeno per un momento, a tutto ciò che la società impone: aspettative, giudizi, modelli da seguire e continue richieste di dimostrare qualcosa. Con il suo approccio ironico e diretto, Anna Castiglia mette in discussione quella pressione costante che porta a sentirsi sempre in dovere di essere all’altezza, di crescere secondo tempi prestabiliti e di ottenere l’approvazione degli altri.
“Niente di me” diventa così una sorta di dichiarazione d’indipendenza dalle definizioni. La cantautrice siciliana osserva con lucidità i rapporti costruiti per convenienza, le relazioni che rischiano di ridursi a ruoli prestabiliti e l’abitudine a mostrare agli altri un’immagine di sé ordinata e facilmente comprensibile.
Al contrario, il brano rivendica la possibilità di non avere una risposta pronta, di cambiare idea, di essere incoerenti e persino di non sapere esattamente chi si è o cosa si vuole diventare. In un contesto che sembra pretendere continuamente certezze, scegliere di ammettere la propria confusione diventa un gesto di autenticità.
Senza offrire soluzioni semplici né trasformare il disagio in una lezione, Anna Castiglia sceglie di stare dentro le proprie contraddizioni e di farne materia artistica. “Niente di me” racconta così la libertà di smettere di definirsi attraverso lo sguardo degli altri e di accettare anche le proprie fragilità, confermando la capacità dell’artista di trasformare inquietudini personali e osservazioni sulla società in una scrittura schietta, ironica e profondamente contemporanea.
“Vuoto cosmico” Giusy Ferreri
Giusy Ferreri inaugura un nuovo capitolo del suo percorso musicale con “Vuoto Cosmico”. Un’uscita nel cuore dell’estate che conferma la volontà dell’artista di continuare a esplorare sonorità e direzioni artistiche differenti.
Il brano prosegue la collaborazione con Michele Canova Iorfida, avviata a gennaio con “Musica Classica”. Iorfida ha curato la produzione, la realizzazione e il mix del singolo presso il Kaneepa Studio di Milano. Alla scrittura hanno partecipato, insieme a lui, Vincenzo Colella, Flavio Strabbioli e Francesco Lovisetto, dando forma a un lavoro condiviso che si inserisce nel percorso di ricerca intrapreso recentemente da Ferreri, anche attraverso l’esperienza con la band alternative rock Bloom.
Al centro del nuovo singolo c’è la conclusione di una storia d’amore e tutto ciò che rimane quando una relazione arriva al termine. Non c’è però la volontà di individuare un responsabile: la protagonista guarda anche alle proprie scelte, alle parole pronunciate e a quelle rimaste inespresse, cercando di comprendere cosa succede dentro di noi quando una persona importante non fa più parte della nostra vita.
Il “vuoto cosmico” evocato dal titolo rappresenta quindi qualcosa di più complesso della semplice mancanza. È uno spazio interiore ancora popolato da ricordi, emozioni e interrogativi. Anche se la relazione è finita, ciò che si è vissuto continua a esistere nella memoria, come un corpo rimasto in orbita e incapace di scomparire completamente.
La dimensione sospesa del brano trova una corrispondenza anche nelle immagini del videoclip, diretto da Vonjako, nome d’arte di Andrea Jako Giacomini. Le riprese si sono svolte a Villa Reale, nella frazione di Cassolnovo, all’interno della Casa e Tenuta Perego, storica casa-museo dell’architetto Filippo Perego di Cremnago.
La scelta della location richiama anche la storia cinematografica del luogo: nel 1969 la villa ospitò le riprese de “La donna invisibile”, film ispirato a un racconto di Alberto Moravia e ambientato attorno a una figura femminile che vive una dimensione quasi fuori dal tempo.
Il riferimento si lega naturalmente alla storia raccontata da “Vuoto Cosmico”: un passato che sembra essersi fermato, mentre la vita continua a scorrere. Il videoclip amplifica così quella sensazione di immobilità emotiva che accompagna la fine di un amore, quando ciò che è stato continua a vivere nella memoria anche dopo che tutto, apparentemente, è cambiato.
“L’ultima volta” Sofia Spampinato
Si può rimanere fermi davanti a un tramonto, lasciandosi attraversare dai ricordi e dalle ferite, oppure scegliere di camminare ancora, fino a ritrovare il giorno. “L’ultima volta” nasce da questa consapevolezza: anche nei momenti più difficili esiste una luce da seguire, una strada da ritrovare, un sogno a cui tornare a credere.
Il brano racconta la fragilità e la forza, le lacrime che non fermano il cammino e la possibilità di lasciarsi alle spalle ciò che ci ha fatto perdere la rotta. Al centro, l’amore, visto come un faro capace di accompagnare e dare un nuovo senso al viaggio. Prodotto da Angelo Maugeri per Hopeful Music e scritto dal duo Canigiula, “L’ultima volta” trova nella voce di Sofia una dimensione intensa e autentica, capace di trasformare il testo in un racconto personale e profondamente emozionale.
Con questa interpretazione, Sofia Spampinato ha conquistato il Premio della Critica a JFactor 17, riconoscimento che ne sottolinea non solo le qualità artistiche, ma anche la capacità di comunicare attraverso la musica e arrivare direttamente a chi ascolta. “L’ultima volta” è, in fondo, un invito a non perdere di vista la luce. A spalancare i propri sogni. A ritrovare, passo dopo passo, la direzione del proprio cuore. Perché può esserci un’ultima volta in cui perdiamo la rotta, ma può esserci anche un primo passo verso tutto ciò che ancora ci aspetta.
“Free Your Mind” Melo Prince
Tre versioni, un unico viaggio: dal dolore alla libertà. Con Free Your Mind, Melo Prince trasforma la paura di soffrire in un invito a vivere pienamente il presente. Il freddo diventa metafora del dolore: intenso e improvviso come una meteora, ma non necessariamente destinato a lasciare un segno permanente.
La versione cantata vede il featuring di Ciaro (Giulia Ciaroni), cantautrice marchigiana autrice del testo e della top line. Il progetto si completa con Free Your Mind Original Mix e Free Your Mind – Afro Tech Version: tre prospettive sonore dello stesso percorso di liberazione.
«Liberare la mente significa smettere di avere paura di soffrire ancora, lasciare andare ciò che ci limita e concederci la libertà di vivere pienamente».
“Tarocchi” Costanza
“Tarocchi” racconta di un amore impossibile per una persona che non si può avere. Tra sonorità allegre e atmosfere pop si nasconde però il desiderio disperato di raggiungere “l’irraggiungibile”: un’ossessione che porta a confrontarsi continuamente con l’altra persona e ad aggrapparsi a qualsiasi cosa pur di sentirsi, anche solo per un istante, più vicini.
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