La curiosità di ritrovare le proprie origini, la voglia di tramandare la cultura siciliana alle nuove generazioni e un pizzico di nostalgia. Un computer, facebook e un paio di amici telematici disposti a chiacchierare: così da oltreoceano Steven Campo ha imparato il siciliano. 51 anni e una vita spesa per l’insegnamento, Steven è professore di chimica e fisica alla St. Tammany Parish Public School System di Covington, una cittadina della Louisiana non molto distante da New Orleans, dove vive con la moglie e il figlio di dodici anni. Un legame profondo lo unisce alla Sicilia, tanto da definirsi fieramente siculo-americano. 

RIANNODARE LE FILA. «Me nannu – racconta in un perfetto siciliano dalla leggera cadenza americana – passau u mari tri voti». Nel 1905, il bisnonno paterno di Steven, infatti, lasciò l’intera famiglia a Villafranca Sicula, il paesino in provincia di Agrigento in cui era nato e cresciuto, per cercare fortuna in America. «Ha lavorato, costruito una casa e poi, – spiega ancora- una volta sistemato, è tornato in Sicilia a prendere l’intera famiglia per trasferirsi definitivamente in Louisiana. Un grande sacrificio: ha significato molto per me». Il caso vuole che anche la bisnonna materna sia un’emigrata siciliana, originaria di Palazzolo Acreide. E proprio i ricordi di un’infanzia felice, tra le braccia di nonni e bisnonni, hanno iniziato ad instillare in Steven la curiosità e la voglia di riscoprire le proprie origini. «Quando ero piccolino capitava di parlare il siciliano, il nonno suonava spesso tarantelle e canzoni tipiche con la chitarra». Steven le ricorda ancora e ne accenna qualche strofa. «C’è la luna in mienzu u mari mamma mia m’ha maritari, figghia mia a cu t’ha dari mamma mia pinsaci tu». In casa Campo, d’altra parte, le tradizioni sicule a tavola si sono sempre rispettate. «Per Pasqua – ci svela – mia sorella cucina u pupu cu l’ovi. Nostra madre le ha insegnato questa usanza che tramandiamo da sempre. A pranzo mangiamo tanta pasta: a milanisi, chi saiddi, agghio e ogghio e ogni settimana prepariamo u sfincione o la faccia di vecchia. Poi c’è a frocia, una specie di frittata particolare». La ricetta, anche in questo caso, è della nonna.

IMPARARE COI SOCIAL. Nel 1993 Steven mette piede per la prima volta in Sicilia, con il fratello. Nasce quindi in lui l’interesse per la lingua e l’idea di utilizzare i social per imparare il siciliano. «Durante quel mese in Sicilia, ho notato che l’italiano aveva qualcosa di diverso rispetto al siciliano. Così, quando sono tornato in America, ho iniziato le mie ricerche. Mi sono messo in contatto con diversi docenti, poeti, gente che scriveva esclusivamente in siciliano». Scambi di mail e libri, consigli di canzoni e poesie da ascoltare e leggere, così Stefano Di Villafranca (questo il suo nickname facebook, in memoria del bisnonno, ndr) ha iniziato a familiarizzare con la lingua. «Ho iniziato scrivendo, Amuninni è la prima parola che ricordo di avere imparato. Il mio primo amico oltreoceano, Alessio, doveva andare da qualche parte e mi disse Amuninni. Lui non parlava l’inglese, mi aiutavo con il traduttore». Diversi anni dopo, quando facebook iniziò a diventare popolare, l’idea di creare un gruppo. «Ho cercato ovunque ma ancora nessuno aveva creato un gruppo per imparare il siciliano, ne ero sorpreso. Allora ho deciso di crearlo io. Si chiama Speak sicilian con il punto esclamativo finale, ormai esiste da sette anni». All’inizio i membri erano solo 10, oggi il gruppo ne conta più di 15mila. Poi l’idea di aggregare gli americani in un apposito gruppo dal nome Sicilian americans learning sicilian (con più di 11mila membri). «Mi ha dato l’opportunità di conoscere tantissime persone che come me vogliono mantenere e tutelare questo patrimonio linguistico in America. Con alcuni di loro ci vediamo ogni domenica in un museo vicino la mia città per fare conversazione e praticare il siciliano».

TRA INSEGNAMENTO E FRISCALETTU. All’Independence Italian Cultural Museum della Louisiana si tengono settimanalmente delle vere e proprie lezioni, da ormai tre anni. Steven è passato così dal virtuale al reale. «Siamo quindici persone regolari, la maggior parte gente come me, americani di origini siciliane. Ogni tanto vengono anche spagnoli e francesi affascinati dal siciliano, o americani che devono andare in vacanza in Sicilia e vogliono imparare qualcosa prima della partenza». Le lezioni sono continuate anche durante il periodo Covid, e di questo Steven va molto fiero. «Fare qualcosa da solo a lungo andare diventa noioso, mentre vedersi con altre persone che hanno i tuoi stessi obiettivi, che vogliono imparare come te, è molto più divertente e gratificante».

Steven Campo insieme con gli studenti

L’interesse per la lingua, ma anche una grande passione per la musica.  Sempre grazie ad internet, Steven ha imparato da autodidatta a costruire e a suonare il friscalettu, seguendo dei tutorial su Youtube. «Inizialmente non avevo idea di come fare ad avere un friscalettu, allora mi sono informato in rete e ho visto un tutorial che spiegava come costruirlo. Ho preso un pezzo di cannitu bellu – durante la nostra chiacchierata, capita più volte che Steven alterni il siciliano all’inglese – e ho forato i buchi, poi ho visto che funzionava e ho guardato altri video per imparare a suonarlo».

“Sicilia Bedda” di Roberto Alagna, un libro di poesie di Giovanni Meli e la pasta chi saiddi sono le sue cose preferite della Sicilia e non vede l’ora finisca l’emergenza sanitaria per ritornarci, questa volta con un bagaglio linguistico molto più ampio e tanti amici in più con cui condividere l’esperienza.

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