Addio ad Andrea Camilleri: raccontò una Sicilia autentica, tra bellezza e tragedia

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Spesso dipinti da cinema e televisione nei loro pregi e nei loro difetti in virtù di pregiudizi o conoscenze superficiali, i siciliani sono portatori di una profondità ben più problematica. Le opere dello scrittore empedoclino hanno il dono di restituire la nostra vera umanità fatta di chiaroscuri, che ci rende al tempo stesso diversi e uguali nel confrontarci con una terra che sa regalare meraviglia e dolore

È scomparso oggi, all’età di 93 anni, lo scrittore Andrea Camilleri. Amatissimo in tutto il mondo per la sua versatilità lascia in dono un patrimonio letterario importante e pagine indelebili che raccontano la nostra isola.

Descrivere compiutamente un siciliano, nella complessità delle sue contraddizioni, non è certo semplice. Nemmeno la letteratura, specie se praticata da non isolani vogliosi di avventurarsi nelle selve della nostra identità, è sempre stata all’altezza di tale compito, tantomeno il cinema o la televisione. A volte, sull’onda di pregiudizi e stereotipi dalle radici antiche e robuste, si è finito, in fiction più o meno note al grande pubblico, per rappresentare un ritratto caricaturale dei siciliani: dall’inflessione dialettale esageratamente accentuata e poco elegante a comportamenti grossolani e fin troppo sopra le righe, senza considerare quanto ambigua sia l’attribuzione dei pensieri sulle donne. D’altro canto, non è infrequente l’effetto contrario: la mancanza di consapevolezza e di vicinanza di chi prova a parlare di noi – o la faziosità di coloro che della propria terra sanno soltanto trovare parole d’elogio – porta ad un quadro fittizio, freddo, privo di vitalità e di riconoscibilità. Come si fa a trovare la via di mezzo fra questi due opposti, vi starete forse interrogando. Dovreste rivolgervi agli scritti di Andrea Camilleri: sia nei suoi romanzi storici che nelle opere che raccontano le peripezie del buon Salvo Montalbano, il maestro di Porto Empedocle ha saputo trovare la chiave di volta, la pozione segreta per dipingere una Sicilia autentica in cui rispecchiarsi con l’orgoglio ed il sorriso.

Lo stesso scrittore, del resto, è stato a lungo consapevole della difficoltà dell’impresa, dato che, come lui stesso ha affermato, i siciliani «si sono creati un carattere prismatico, cioè assolutamente contraddittorio. Tra persona e persona, tra siciliano e siciliano». Eppure, sfaccettati come siamo, storie diverse che si intrecciano sotto un’unica, irripetibile Storia, abbiamo la capacità quasi mistica di riconoscerci nell’altro, di sentire a pelle una sorta di vicinanza di intenti e di spirito. La scrittura di Camilleri è dotata del dono non da poco di saper restituire sia le peculiarità positive sia quelle negative: così, nella carriera di Montalbano, agli orrori e alle sofferenze vengono appaiate la giustizia e la solidarietà; ai misteri e agli intrighi che prendono forma nell’oscurità criminale si oppone l’integrità e la luce portata dai figli migliori di quest’isola tanto bella quanto disgraziata; alla miseria umana e sociale – in un dialetto fresco, nuovo e forse per questo spogliato di ogni percezione di inverosimiglianza – si unisce l’ingegno e l’umorismo di un popolo abituato a decostruire le tragedie con la dirompente forza della sdrammatizzazione. E che dire di quell’affresco storico composto dalle vicende che nella trasposizione televisiva hanno preso il nome di C’era una volta Vigata? Nel bene e nel male, la microstoria passata che ha plasmato quella attuale, fra passioni struggenti dall’esito amaro, capovolgimenti paradossali, ingiustizie irrisolte e omertose apparenze, ma anche, spesso, con la risoluzione del caso principale. In questa continua escursione tra bellezza e bassezza, tra istinti incontrollati e intervento della ragione, tra vita e morte, risiede la specificità dell’operazione letteraria di Camilleri.

Un’operazione verace e, per certi versi, coraggiosa, nella misura in cui non si tira indietro dalla volontà di esprimere la completezza di una terra che ancora oggi non smette di stupire e di commuovere. Le opere dell’empedoclino non nascondono, non dissimulano, non tacciono le criticità, di lungo corso, di una realtà a tratti inafferrabile, incomprensibile, inestricabile, ma le addolciscono con l’impegno umano della parte sana della sicilianità, illustre o meno che sia, sempre pronta a farsi vicina, a venire incontro ai bisognosi. In un movimento infinito, che ci rende tutti diversi e tutti uguali. E soprattutto veri.

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