Quando si pensa alle tracce lasciate dal dominio normanno in Sicilia, si è portati istintivamente ad indicare capolavori dell’architettura come il Duomo di Cefalù o quello di Monreale. Pochi sanno, tuttavia, che ai Normanni la nostra isola deve un altro dei suoi svariati primati. A Palermo, infatti, precisamente nell’Archivio Storico ricavato dall’ex convento dei Teatini nei pressi di Corso Vittorio Emanuele, si trova il documento cartaceo più antico della storia europea, datato 1109. Un evento ancor più sorprendente, se consideriamo che per avviare una produzione di carta stabile e continuativa in tutto il nostro Paese avremmo dovuto attendere ancora un secolo. Ad apporre la propria firma su questa prestigiosa testimonianza non fu, come sarebbe lecito attendersi, il Gran Conte Ruggero – che del resto era già morto nel 1101 – bensì la moglie Adelasia degli Almerici, madre di Ruggero II e reggente in Sicilia fino al 1112. Una figura straordinaria, passata alla storia anche per le sue scelte controcorrente.

IL MANOSCRITTO. Il documento, conosciuto anche come “Lettera di Adelasia”, fu redatto sia in ebraico che in arabo. E proprio la presenza di quest’ultimo dimostra quanto radicati fossero diventati i costumi dei precedenti dominatori dell’isola i quali, evidentemente, conoscevano l’uso della carta già da molto tempo. Grazie a questo ritrovamento, apprendiamo come Adelasia avesse dato ordine ai vicecomiti di Castrogiovanni di difendere il monastero di San Filippo di Demenna, nel territorio della Valle di San Marco, appartenente proprio ai possedimenti della reggente. Una circostanza, questa, che ne sancì paradossalmente l’unicità: il provvedimento, infatti, era stato concepito per avere durata limitata. È probabile che se si fosse trattato di un’indicazione permanente, e quindi in qualche modo più “ufficiale”, si sarebbe optato per l’utilizzo della pergamena, al tempo ancora largamente preferita.

ADELASIA E LA SICILIA. La stesura del documento non sarebbe stato l’ultimo episodio a legare le sorti della Contessa a quelle della nostra isola. Nel 1113 Adelasia sposò in seconde nozze Baldovino, Re di Gerusalemme, con il quale, però, intrattenne una relazione tempestosa. Il sovrano, infatti, non soltanto sperperò le ricchezze della moglie, ma intrattenne contemporaneamente un matrimonio parallelo. Fu la goccia che fece traboccare il vaso: nel 1117 la donna ottenne l’annullamento. L’anno successivo scelse di tornare in Sicilia per ritirarsi a vita privata a Patti, dove morì appena un anno dopo. E proprio nella cattedrale della località messinese la sua importanza storica è tuttora celebrata: la tomba della Contessa è sormontata da una copertura che ne ritrae statuariamente le fattezze. A ricordarci le gesta di quella donna autoritaria e fuori dal comune.

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