A cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila a Catania molti musicisti sognavano Athens, città americana della Georgia dalla quale provenivano i Rem, band adorata all’ombra del Vulcano, i B52’S ed i Pylon: un polo creativo e artistico in continuo fermento e rinnovamento. Nel centro storico etneo i primi pub diventavano palcoscenico per sognatori rock come Alfio Consoli. «Ero imbevuto di anni Sessanta: Beatles, Rolling Stones, Battisti… Da una canzone di Elvis avevo rubato il nome della mia prima band, Hound Dog, che aveva una batterista donna», ricorda sorridendo. «Quando formai gli Sugarfree l’intento era proprio quello di suonare in lungo e largo. Fissai la prima serata quando ancora non eravamo pronti per il debutto. Suonammo al Waxy O’Connors, forse fummo la prima band a esibirci lì. Da quel momento cominciammo a suonare da matti: sei date a settimana. Il mio sogno era quello di vivere di musica e di stare sempre sul palco».

Eravamo agli inizi degli Anni Duemila. La scalata degli Sugarfree sembrava inarrestabile. La loro fama e, soprattutto, quella della voce di Alfio Consoli oltrepassano lo Stretto e arrivano fino a Milano, che a quel tempo teneva ancora le antenne puntate su Catania. La band etnea firma per la Warner e si accinge a pubblicare il primo album sulla scia del clamoroso successo del singolo Cleptomania, aprendo la strada verso gli stadi a band come Negramaro e Modà, ma non a sé stessa. L’incanto, infatti, improvvisamente si rompe. «Fui rapito da una bellissima aliena», glissò scherzando Alfio Consoli quando, nel 2009, rientrò nel gruppo. Già, perché poco prima di firmare il contratto con l’etichetta discografica, il fondatore aveva abbandonato la sua creatura. Forse per paura del successo, forse per un momento di sbandamento, Alfio Consoli si tirò indietro. «Persi il controllo della situazione», racconta oggi. «“Cercate qualcun altro, la band deve andare avanti”, dissi ai miei compagni. Al mio posto subentrò Matteo Amantia, che era il nostro fonico. Poi, comunque, mi sono ripreso».

Una nuova band, Radio Vintage, il ritorno con gli Sugarfree, l’addio definitivo e l’inizio di una nuova e avventurosa vita che, attraverso il Brasile e il Marocco, lo porterà a scoprire che c’è un’altra Athens nel mondo: forse non ha fatto da chioccia a molte rock band, ma è stata culla di civiltà. È la capitale della Grecia, dove Alfio Consoli risiede da quasi due anni e dove lo abbiamo raggiunto al telefonino dopo aver smanettato su internet e scoperto che nel mitico Peloponneso si appresta a debuttare con un’altra band, gli Woodpeckers. «Tre anni fa mi sono reinventato come intrattenitore turistico in un resort greco», spiega. «Sono stato richiamato l’anno dopo, poi a Creta. Quando è scoppiata la pandemia, sono rimasto bloccato qui. Molte attività turistiche sono state limitate e così ho ripreso i miei studi di informatica lavorando da casa per Apple. Nel frattempo, ho risposto all’annuncio di questa band greca di rock-blues che cercava un cantante. Ho superato l’audizione e adesso stiamo cominciando l’attività live».

I Woodpeckers

Dal Waxy O’Connors all’Upside Down, identiche suggestioni anglosassoni in scenari diversi. Dal Liotru al Partenone, da una città di periferia a una metropoli. Un nuovo capitolo per il giramondo siciliano. Una lingua da imparare e un’altra svolta musicale. «In repertorio abbiamo brani di Hendrix e Clapton, ma stiamo cercando di inserire qualche inedito». È il quarto cambio di marcia per Alfio Consoli: prima il rock, poi il pop, quindi il Brasile, dove si rifugiò quando chiuse la parentesi Sugarfree. «Eravamo famosi anche lì, ci venne offerta questa occasione, ma i miei compagni erano perplessi. Chi teneva lezioni private, chi era a scuola, chi aveva aperto altri business… Il Brasile era un punto interrogativo».

Per tre anni il “beautiful loser”, come lo avrebbe definito Leonard Cohen, fa il pendolare tra Catania e Salvador de Bahia. Diventa anche una star di YouTube, dove pubblica video amatoriali con versioni in italiano di popolari canzoni brasiliane. Registra un disco con un orecchio al Brasile e l’altro all’Italia. Ma non riceve alcuna risposta. «Ho capito che era meglio staccare e provare altre strade», confessa. «Proprio in quel momento mi venne chiesto di partecipare all’evento internazionale “Crans Montana Forum on Africa & South-South Cooperation” svoltosi a Dakhla (Marocco), per spettacoli musicali dal vivo a bordo della nave crociera Gnv-Rhapsody». In fretta e furia mette insieme una band con un pugno di amici musicisti catanesi e parte per la nuova avventura che lo proietta verso nuovi orizzonti: l’intrattenimento turistico nei resort di lusso e sulle navi.

«Dovevo ampliare il mio repertorio a 360 gradi. In due mesi ho imparato quattrocento canzoni d’ogni genere da eseguire chitarra e voce. Dal jazz al rock, dal blues a Toto Cutugno che i turisti russi mi chiedono sempre». Così come capita che arrivi a sorpresa la richiesta di Cleptomania. «Ogni tanto un italiano mi riconosce sentendo il mio nome: è successo due volte in Grecia e una a Sharm el-Sheikh». Scatenando una cascata di ricordi. Ma non di rimpianti. «Sono sempre stato ottimista e ho sempre pensato positivo, anche quando sembravo aver perso la strada. I momenti difficili capitano a tutti, l’importante è rialzarsi. Il mio desiderio non era quello di diventare una rockstar, ma di suonare tutti i giorni… La tranvata più pazzesca non è stata il ritiro a un passo dal successo, è stata la pandemia».

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