Angelo D’Agosta:
«Giovani e teatro?
Bisogna reinventare
l’idea di arte»

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Il giovane attore alla sua prima regia per lo Stabile di Catania: «La crisi va intesa come opportunità e il rinnovamento potrebbe arrivare proprio dagli enti istituzionali»

«Quando parliamo di crisi dobbiamo adottare la giusta prospettiva, non dimenticando che è da questa che nasce il cambiamento, spesso con pochi mezzi ma con grandi idee. Del resto per fare teatro sono indispensabili tre ingredienti: un narratore, una storia e un pubblico che abbia voglia di ascoltarla». A parlare è Angelo D’Agosta, catanese, attualmente impegnato nella regia dello spettacolo “Solo andata” che debutterà domani (venerdì 17 marzo) alla sagrestia della Chiesa di San Nicola l’Arena.

IL TEATRO E I GIOVANI. Attore, regista e autore teatrale, Angelo D’Agosta rappresenta oggi una delle più interessanti promesse del teatro siciliano. Dal suo esordio come regista (Il mio nome è Medea) sono trascorsi dieci anni e nel tempo ha ricoperto vari ruoli all’interno del Teatro Stabile, dove si è formato e che oggi gli offre la sua prima regia. Quando gli chiediamo (in modo analogo a quanto fatto con Alessandro Idonea e Nicola Alberto Orofino) quale sia la sua idea sullo “stato dell’arte” del Teatro in città, mostra di avere le idee chiare. «Oggi il pubblico delle sale teatrali non è composto dalle nuove generazioni. Per questo è necessario ricercare linguaggi innovativi e immediatezza nella comunicazione. I giovani vogliono ascoltare nuove storie ed essere emozionati diversamente: se non sono più affezionati alla poltrona di velluto bisognerà accogliere la sfida e reinventare l’idea stessa di teatro».

UN TEATRO CIVILE. L’arte per Angelo D’Agosta è soprattutto fatta d’idee ed ha un’importante funzione civica: «Il teatro – spiega ancora – affianca a una funzione immediata, che è quella ludica, una funzione più profonda, ovvero quella di costruire la nuova società civile educando i futuri cittadini alla legalità». Per questo la sua attività negli ultimi anni si è rivolta con grande attenzione al pubblico scolastico «che è il più complesso perché pronto, senza remore, a esprimere sgradimento e allo stesso tempo il più importante perché popolerà le platee del domani».

SOLO ANDATA. Lo spettacolo, in scena dal 17 al 19 e dal 22 al 26 marz, affronta il dramma dei migranti descritto da Erri De Luca nell’omonimo romanzo in versi (Feltrinelli 2014). La pièce racconta l’odissea del moderno esodo dall’Africa ai porti del Nord, in un’alternanza di toni ora epico-narrativi ora più sommessamente lirici. Si tratta di una produzione dello Stabile catanese con i costumi di Riccardo Cappello, le coreografie di Amalia Borsellino e il disegno luci di Salvo Orlando, la direzione del coro è affidata a Costanza Paternò, mentre aiuto regista è Agnese Failla.

ALTROVE, IL TEATRO VA IN CITTA’. Lo spettacolo nasce all’interno di una più ampia rassegna intitolata “Altrove: il teatro va in città”, ideata da Giovanni Anfuso, che si propone di offrire alcuni spettacoli in luoghi non convenzionali (oltre alla Chiesa, gli spettacoli si terranno presso il Salone Bellini di Palazzo degli Elefanti, gli ambulacri del Teatro Greco di Catania e la Sala Consiliare di Palazzo Minoriti). «Quando Anfuso mi ha proposto di aderire al progetto – conclude D’Agosta – sono stato subito entusiasta di accettare. Del resto una rinascita del teatro a Catania potrebbe venire proprio da questo: un’iniziativa non convenzionale promossa da un ente istituzionale qual è il Teatro Stabile di Catania».

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