«La forza vitale di questo Teatro risiede nell’Orchestra che porto nel cuore da quando venivo come direttore ospite. Mi stupisce come negli anni la sua professionalità, oltre a quella del coro e delle maestranze, si sia sempre mantenuta alta permettendogli di risorgere anche in periodi bui». Come testimoniano le sue stesse parole, il legame tra Fabrizio Maria Carminati e il Teatro Massimo Bellini di Catania nasce ancor prima della sua nomina a direttore artistico. Nonostante le innumerevoli difficoltà cui il Teatro ha dovuto far fronte in questi anni, la sinergia con Giovanni Cultrera, che lui affettuosamente definisce “il suo sovrintendente”, e l’illuminato sostegno della Regione Siciliana hanno portato il direttore d’orchestra bergamasco a intraprendere una nuova avventura: il primo Concorso internazionale di canto per voci liriche intitolato al Cigno catanese, che si terrà a Catania dal 24 al 29 settembre sotto l’egida dell’Ente, che si propone di restituire alla città un ruolo di primo piano, offrendo al contempo un’opportunità concreta a tante giovani promosse del belcanto.

I vincitori del concorso saranno coinvolti per due anni nelle attività del teatro. Quale intento c’è dietro questa scelta?
«Negli ultimi anni purtroppo è venuta meno la tradizione del canto lirico italiano, ci sono alcuni ottimi insegnanti sparsi per l’Italia ma che non applicano la vera scuola. E poi non esistono più i teatri “di provincia”, con l’impresariato privato che permetteva ai “grandi” di debuttare ruoli nuovi e ai “piccoli” di muovere i primi passi. Per questo abbiamo deciso che ai vincitori del concorso non andrà un premio in denaro bensì la possibilità di entrare a far parte di un meccanismo lavorativo professionale in un Teatro come il nostro, dove i giovani avranno l’opportunità di formarsi con grandi maestri che li accompagneranno fino al loro debutto in palcoscenico venendo regolarmente retribuiti».

Una formula che lega grandi interpreti a nuove leve proprio com’è avvenuto in Rigoletto, dove Nucci ha lasciato gli applausi al giovane soprano Federica Guida.
«Credo che i giovani vadano seguiti, aiutati e accompagnati e che il luogo dove si può farlo al meglio sia il teatro.  Invece, capita sempre più spesso che aspiranti artisti studino privatamente con insegnanti molto costosi pur non avendo le capacità per farcela e finiscano per spendere inutilmente soldi e tempo».

Lei ricoprirà il ruolo di Presidente di giuria; quali altri nomi ci saranno?
«Preferirei tenere la sorpresa, anche se sto lavorando per avere importanti direttori artistici e sovrintendenti di teatri italiani ed europei, personalità di spicco che lavorano costantemente sulla voce e che quindi hanno la capacità di intuire il talento».

È anche prevista la partecipazione del pubblico che voterà il suo interprete preferito.
«Il voto del pubblico verrà aggiunto al giudizio della giuria, sarà un modo per coinvolgerlo attivamente in questa manifestazione di grande interesse per la città. I vincitori del concorso inoltre canteranno in un concerto conclusivo che si terrà il 2 ottobre accompagnati dall’Orchestra del Bellini».

Fabrizio Maria Carminati

Da musicista, quali sono a suo parere le difficoltà tecniche della scrittura belliniana?
«L’ostacolo maggiore è riuscire a trasmettere la dimensione del sogno. Occorre una grande arte e poesia per riuscire ad esprimere con una successione di note una magia così immensa: non a caso amava Chopin e da questo era ricambiato tanto che alla sua morte volle essere seppellito vicino al Cigno. Il quale è stato l’ispiratore del canto romantico ed ha spaccato la tradizione già consolidata di geni come Rossini, Donizetti e Verdi, imponendo un suo stile. Verdi scriveva di lui “queste melodie lunghe, lunghe, lunghe”, non per criticarlo ma come forma d’ammirazione. Allo stesso modo Donizetti, il quale fu talmente colpito da quest’uomo che subito dopo la sua morte scrisse di getto la “Messa da Requiem”, un vero e proprio capolavoro con il quale omaggiò la sua grandezza».

A proposito di pubblico, ha in mente qualche progetto specifico per avvicinare i giovani spettatori?
«Per la stagione 2022 che dovrebbe partire in aprile, abbiamo previsto un titolo che sarà dedicato alle scuole. Naturalmente cercheremo di coinvolgere i giovani in tutta la programmazione del teatro, basti pensare a opere come “La bohème” che restituiscono uno spaccato preciso della vita giovanile ottocentesca, ancora molto vicina alla nostra». 

Un titolo, fra l’altro, che nella sua carriera le ha portato particolarmente fortuna.
«L’ho debuttato al Teatro Regio di Torino nel 1992 sostituendo il direttore d’orchestra che all’improvviso si era ammalato. Quella mattina il sovraintendente mi disse: “Maestro, lei è il suggeritore, vada e diriga”. Fui un po’ perplesso ma la prova d’assieme andò benissimo e da allora non sono più sceso dal podio».

Lo stesso titolo che fra l’altro la vedrà impegnata in dicembre al Massimo di Palermo, dopo tanti spettacoli cancellati.
«Sì, è un vecchio contratto che si concretizza solo adesso a causa della pandemia. Come direttore d’orchestra ho avuto tante cancellazioni, alcuni miei colleghi addirittura hanno smesso di fare questo lavoro perché siamo stati una delle categorie più abbandonate. Io ho avuto la fortuna di avere questo incarico a Catania, anche per questo motivo sono grato alla città».

Il calendario del Bellininfest è ancora molto ricco di appuntamenti: il 4 settembre presenterà il cd de “Il pirata” che ha diretto l’anno scorso con il soprano Marina Rebeka, prossima protagonista di “Norma”.
«La Norma del 23 settembre verrà trasmessa su Rai 5 e avrà la regia di un artista di altissimo lignaggio come Davide Livermore che ho avuto la fortuna di conoscere da ragazzo a Torino proprio in occasione de “La bohème” con Pavarotti e la Freni diretta dal M° Oren. Una produzione epocale con cinque compagnie, dove io dirigevo sei recite. In una di queste c’era Livermore che cantava Parpignol e con il quale siamo diventati subito amici. Quando l’ho chiamato per “Norma” mi ha detto subito di sì. Sarà una regia ispirata alla tragedia greca e trovo che sia davvero un accostamento molto felice, “altro non le saprei narrar”».

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