Le note degli AngoloGiro
con Cartura e SullaLuna:
quando uno spettacolo diventa “Inventabile”

«L‘immaginazione fa parte dell’essenza dei bambini. Sono i grandi che tendono a offuscarla. Il nostro progetto vuole risvegliare il bambino che è nell’adulto, così che entrambi possano esser in perfetta sintonia». Cosa succede quando si mettono insieme musica, videomapping e delle marionette “ecosostenibili”? A dare risposta a questa domanda vuol essere il progetto siciliano “Angolo Giro”, che proporrà – assieme a “Cartura” e “Sulla Luna” – il prossimo 5 marzo al Teatro Garibaldi di Enna lo “spettacolo inevitabile”, una proposta multisensoriale per giovani e adulti di tutte le età. In occasione dell’evento abbiamo scambiato qualche parola con Doris Di Nicola, voce e penna del gruppo, che ci ha parlato di questo progetto e della “Musica per capi colorati” degli AngoloGiro.

Come nasce e cos’è il progetto AngoloGiro?
«AngoloGiro è un nome paradossale perché questo comprende tutti i punti del piano, ma in realtà non è un angolo, bensì un cerchio. Il nostro è un gruppo musicale nato a Bologna da un gruppo di amici nel 2008. Volevamo realizzare una musica che attraversasse tutti i generi, dal jazz al reggae. Abbiamo iniziato con alcuni pezzi composti da me, e così il progetto è andato avanti».

Doris Di Nicola e Carmelo Venuto durante una esibizione degli AngoloGiro

Da Bologna a Catania: come mai avete scelto di trasferirvi in Sicilia?
«Più che altro a motivarci è stata la decisione di mettere su famiglia: Carmelo – che oltre a essere il contrabbassista del gruppo è anche il mio compagno di vita – è siciliano ed è stato naturale voler mettere radici qui. A Catania il progetto ha avuto subito successo, grazie anche alla collaborazione con “Cartura” e al fatto che Carmelo suona in tantissimi altri progetti. Nel 2010 abbiamo registrato il nostro primo disco, “Tutte le direzioni”, che ha venduto circa un migliaio di copie e ora siamo al lavoro sul nostro secondo album»

A chi si rivolge il vostro progetto?
«Ai bambini veri e ai bambini che vivono negli adulti. Fondamentalmente da musicisti vorremmo solo suonare, non ci interessa tanto avere un seguito mediatico, ma il rapporto con il pubblico è molto importante. La musica è per noi uno scambio, è aria che si muove e che risuona nelle crepe di ognuno di noi.

 Quindi i tuoi testi nascono dalle tue crepe?
«Sì, assolutamente. Non ho la chiave per la risoluzione dei problemi della vita. Nei testi parlo delle mie crepe e le riempio cantando le canzoni agli altri, con l’aria che loro mi restituiscono».

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