Catania fulcro dell’energia del futuro. Ma c’è una generazione da non abbandonare
Mentre la città etnea consolida il proprio ruolo nella filiera dell’energia e delle tecnologie della transizione ecologica, resta aperta la sfida dell’inclusione dei ragazzi che non trovano spazi occupazionali. Da questa esigenza nasce Energie con il Sud, progetto promosso da Isola Catania Impresa Sociale per formare oltre 300 giovani nelle professioni della green economy e favorire l’incontro con le imprese. Il primo Job Day ha messo a confronto venti giovani qualificati e dodici aziende del settore energetico, segnando l’avvio di un percorso che punta a trasformare la crescita industriale in opportunità di impiego diffuse
C’è una Catania che negli ultimi anni ha iniziato a ritagliarsi un ruolo sempre più rilevante nelle grandi trasformazioni industriali europee. Attorno all’energia, ai semiconduttori, alle tecnologie digitali e alle infrastrutture della transizione ecologica sta prendendo forma un ecosistema che coinvolge imprese, investimenti e competenze lungo un’intera filiera produttiva. Un processo che interessa il territorio etneo, ma che guarda ben oltre i confini della Sicilia. La crescita, però, pone una questione decisiva: chi parteciperà ai benefici di questa trasformazione? Se da un lato il territorio si candida a essere uno dei poli strategici dell’integrazione energetica del Mezzogiorno, dall’altro continua a registrare livelli elevati di esclusione giovanile. Secondo il rapporto “Giovani e periferie” di Openpolis, basato su dati Istat del 2025, oltre un giovane catanese su tre tra i 15 e i 29 anni non studia, non lavora e non segue percorsi formativi.
ENERGIE PER IL SUD. È da questo punto di incontro tra sviluppo industriale e inclusione sociale che nasce Energie con il Sud, il progetto triennale promosso da Isola Catania Impresa Sociale, nato da un’idea di Fondazione Snam e sostenuto da Fondazione Con il Sud. L’obiettivo è accompagnare la crescita della green economy formando nuove professionalità e creando un collegamento stabile tra giovani e imprese. La scommessa è evitare che la transizione energetica si esaurisca nella realizzazione di impianti e infrastrutture. Il rischio, infatti, è che il Sud diventi sempre più centrale nella produzione di energia senza riuscire a trattenere competenze, occupazione qualificata e valore aggiunto. Per questo il progetto punta a formare oltre 300 giovani in Sicilia, Puglia, Campania e Calabria attraverso percorsi dedicati alle professioni emergenti della nuova economia energetica.
Un primo banco di prova si è svolto il 10 giugno negli spazi di Isola Catania, dove venti giovani che hanno concluso il corso per tecnici manutentori di impianti energetici, elettrici e termici hanno incontrato dodici aziende del settore durante il primo Job Day del programma. La giornata ha messo attorno allo stesso tavolo imprese attive lungo tutta la filiera energetica – dalla produzione all’installazione, dalla manutenzione ai servizi – generando oltre ottanta colloqui individuali. Tra i partecipanti figuravano realtà come Gruppo Altea, ManpowerGroup Italia, Cosedil Energia e Regran Smart Future, insieme ad altre aziende operanti nel comparto delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica.
UNA TRANSIZIONE GIUSTA. «Catania è insieme la città dove si costruisce il futuro dell’energia europea ma anche dove troppi giovani non riescono a esprimere il proprio potenziale», ha dichiarato Antonio Perdichizzi, presidente di Isola Catania. «Non è una contraddizione che possiamo accettare. È in questo cortocircuito che Energie con il Sud trova la sua ragion d’essere: all’integrazione energetica serve l’inclusione sociale, perché solo insieme producono una transizione che si possa definire giusta». L’iniziativa rappresenta il primo passo di un percorso che punta a costruire un’infrastruttura permanente di incontro tra formazione, lavoro e impresa. «Venti ragazzi e ragazze ieri si sono confrontati con le aziende del settore: è il primo passo di un percorso che nei prossimi anni offrirà opportunità occupazionali a decine di giovani della provincia di Catania e del distretto del Sud-Est», ha aggiunto Perdichizzi. Un obiettivo che assume un significato particolare proprio a Catania, città che oggi si trova al crocevia tra due dinamiche solo apparentemente distanti: la crescita di un distretto energetico destinato ad assumere una rilevanza nazionale e la necessità di offrire nuove opportunità a una generazione che rischia di restare ai margini del cambiamento.
La partita che si gioca nel capoluogo etneo riguarda infatti non soltanto la produzione di energia o l’attrazione di investimenti. Riguarda la capacità di trasformare una transizione industriale in una leva di sviluppo diffuso, capace di generare lavoro qualificato e radicamento territoriale. In altre parole, di fare della transizione energetica anche una transizione sociale.
(In copertina: Ph. Evgeniy Alyoshin | Unsplash)
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