La band di Misterbianco il prossimo 14 dicembre rappresenterà la Sicilia, insieme coi palermitani Bliss, nella finale dell’European Social Sound Contest che si svolgerà nella città dei Sassi. Diretta streaming e voto on line. In gara con “Corteo”, canzone in sintonia con “sardine” e “Fridays for Future”. «Il nostro Festival non lo cambierei, semmai cambierei il nostro dopo Festival»

Gli Archinué li avevamo incontrati verso la fine degli anni Novanta nelle piazze di tutta la Sicilia. Con l’aria stropicciata da buskers, girovagavano su un pulmino casseruola, portando in giro la loro idea folk, un incrocio siculo tra Vinicio Capossela, Fabrizio De André, Goran Bregovic e Negresses Vertes.

Nel frattempo, facevano la spola con Sanremo nella speranza di salire sul fatidico e agognato palco dell’Ariston. Su e giù, una, due, tre, quattro volte. Persino il furgoncino si arrese. Non loro. Al quinto tentativo, la tenacia di quei quattro ragazzi di Misterbianco fu premiata. Superano Sanremo Lab e ottengono il pass per partecipare alla sezione “Nuove Proposte” di Sanremo 2002. «Partimmo a bordo di una vecchia Audi di quarta mano che ci lasciò a piedi in Campania», ricorda Francesco Sciacca, il front leader della band. Ma nulla può fermarli. Si caricano gli strumenti – contrabbasso, tamburi, grancassa, fiati – e salgono sul treno a Napoli. Prossima fermata Sanremo.

«Quando arrivammo, eravamo già una realtà, avevamo una scaletta di 40 brani, non un progetto confezionato apposta per il Festival, come avviene oggi»

Nella Città dei Fiori portano un carico di simpatia, gioia, allegria, suoni, che conquista tutti. Pubblico e critica applaudono e premiano la loro scoppiettante “Marcia dei Santi”. Non le giurie. Loro si consolarono con salsiccia secca e vino nelle stanze segrete del Teatro Ariston, coccolati dai tanti siciliani che affollano il Festival e inseguiti dall’industria discografica, sorpresa da quegli allegri e strampalati suonatori. «Quando arrivammo a Sanremo, eravamo già una realtà, avevamo una scaletta di 40 brani, facevamo tanti concerti. Insomma, non eravamo un progetto a tavolino, confezionato apposta per il Festival, come avviene oggi», tiene a sottolineare Francesco Sciacca. «Anche la scelta di quel brano, così rivoluzionario nelle musiche e nel testo, così atipico e originale per quel palco, sorprese tutti».

Era la vittoria della forza della volontà. Gli Archinué avevano raggiunto quel traguardo correndo da soli. Senza “spintarelle”, senza “padrini”. Senza manager, né produttori. Quella genuinità conquistò milioni di spettatori, tant’è che, pur piazzandosi al quinto posto, vengono richiamati in Liguria per “Sanremo top”, la trasmissione ideata da Pippo Baudo per premiare i vincitori morali del Festival, ovvero gli artisti che avevano venduto più dischi. E la “Marcia dei santi” è stata la più fischiettata di quella edizione. «Eseguire quella canzone ai concerti, con le persone che cantavano appresso a te, è stata una gioia immensa… Sanremo fu una bella avventura, della quale non cambierei niente. Forse cambierei il dopo Sanremo» confessa oggi Francesco con una punta di amarezza.

Dopo quell’exploit, la fortuna sembra girare le spalle ai quattro ragazzi catanesi. Viene riscritto il regolamento del Festival che chiude le porte al loro ingresso tra i “big” nell’edizione successiva. Passaggio che sarebbe spettato di diritto con le norme cancellate. Ma, soprattutto, cadono nelle mani del gatto e della volpe di collodiana memoria. «Eravamo molto giovani, quella situazione ci aveva ubriacati, non siamo riusciti a circondarci delle persone giuste e di avvocati». Così, quando il decollo dalla realtà provinciale di Misterbianco sembrava cominciato, ingenuità loro, una dissennata gestione manageriale, contrasti con il mondo discografico costringono gli Archinué a un atterraggio d’emergenza.

«Dicevano che le nostre canzoni non avevano la stoffa per divenire veramente popolari»

Una storia che, con ironia e sarcasmo, la band catanese ha raccontato in musica con “Radiofonico”. «Una notte al rientro da un concerto si disquisiva sulle richieste avanzate da insigni discografici, che avevamo avuto modo di conoscere durante quella serata» ricostruisce Francesco Sciacca. «Dicevano che le nostre canzoni, ancorché simpatiche e coinvolgenti, non avevano la stoffa per divenire veramente popolari e che il mercato discografico in quel particolare momento avrebbe avuto bisogno di canzoni più semplici, dagli incisi regolari, lineari, quindi facilmente memorizzabili. Fermi nella nostra convinzione che le emozioni non si trasmettono con il calcolo esatto delle rime, degli accenti, delle strofe e dei ritornelli, la stessa notte, tra un bicchiere di vino e l’altro, cominciammo a riportare simpaticamente in versi i consigli di questi signori che ci offrivano su un piatto di platino la ricetta per un successo dubbio in cambio di una qualità scaduta. Alla fine, dovendo dare un titolo alla novella opera, scegliemmo l’aggettivo che più era ricorso durante quell’interessante dibattito: “Radiofonico”».

“Mi hanno detto che un buon ritornello il contratto più bello si aggiudicherà / Son radiofonico funziono a valvole” cantano gli Archinué. “Radiofonico” promette bene e si rivela… radiofonica. Ancor più nella versione romagnola del brano con i fiati dell’orchestra Casadei o in quella registrata con la partecipazione di Nino Frassica. Ma la testardaggine, l’onestà, la simpatia e la bravura, purtroppo, non bastano. Il gruppo si sfalda. «Siamo rimasti noi stessi, abbiamo difeso la nostra dignità di artisti senza scendere a compromessi» sottolinea Francesco Sciacca, unico “sopravvissuto” dell’avventura sanremese. «Siamo rimasti tutti amici, ma, quando il successo non arriva, ognuno decide di seguire la propria strada».

«Allo European Social Sound Contest ci siamo iscritti senza alcuna convinzione, pensando che fosse il solito concorso in cui le spese superano i profitti. Invece, non solo abbiamo conquistato la finale, ma si è rivelato un concorso serio»

Francesco è più forte di quel pulmino degli inizi, di quell’Audi che li tradì sulla strada verso Sanremo, di quei discografici che lo tennero fermo per due anni. Mantiene a dritta la barra del timone, portando ancora in giro per le piazze d’Italia il nome della band, con la quale ormai si impersonifica. «Sono Francesco Archinué» firma i messaggi. Con lo stesso spirito di vent’anni fa, si getta in nuove sfide. L’ultima si chiama European Social Sound Contest. È una iniziativa sulle attività del Fondo Sociale Europeo (FSE), associata a una rassegna musicale per band, alla quale hanno aderito quattro regioni: Umbria, Basilicata, Toscana e Sicilia. Il concorso musicale è articolato in serate di qualificazione a livello regionale (in ciascuna regione) e in una finalissima che si terrà il prossimo 14 dicembre a Matera. E, neanche a scriverlo, a rappresentare la Sicilia saranno proprio gli Archinué, che, assieme ai palermitani Bliss, hanno sbaragliato una concorrenza di cento band.

Dalla città dei fiori a quella dei sassi. «Ci siamo iscritti senza alcuna convinzione, pensando che fosse il solito concorso in cui le spese superano i profitti» sorride Francesco. Tant’è che, per risparmiare, ha ridotto la band a cinque musicisti rispetto ai soliti sette/otto. Invece. «Invece, non solo abbiamo conquistato la finale, ma si è rivelato un concorso serio. Abbiamo trovato una organizzazione che ha trattato tutti come musicisti professionisti, garantendo la copertura delle spese».

Il vincitore intascherà 10mila euro, mentre al premio della critica andranno 3mila euro. Per tutti gli altri sei finalisti (due per regione), assicurate la produzione del video della serata e una copertura multimediale. A decidere sarà per il 65% una giuria di qualità (composta, tra gli altri, da Roberto Dell’Era degli Afterhours) e, per il restante 35%, il voto del web. Le operazioni di voto online verranno aperte alle ore 21 del 14 dicembre e si chiuderanno 5 minuti dopo l’ultima esibizione. Ogni singola band non potrà ricevere più di un voto. Diretta streaming e voto sul link https://www.europeansocialsound.it/basilicata/basilicata-finale-matera-auditorium-r-gervasio/.

«Noi siamo in gara con “Corteo” e “Biancaneve non vuole svegliarsi”, ma il popolo del web potrà esprimere il proprio voto solo sulla prima canzone» precisa Francesco. “Corteo” è un po’ la canzone-manifesto degli Archinué, e in tempo di “sardine” e di “Fridays for future” è di stretta attualità. «Esprime la voglia di cambiare, manifestando i propri interessi, liberandosi da ogni tipo di catene» spiega Francesco Sciacca. «Sarà la canzone apripista del nuovo album, che conterrà anche “Sono un supereroe”, il brano inserito nel film omonimo con il quale ho vinto il Premio Speciale Catania Film Fest Gold Elephant World come migliore colonna sonora».

 

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