La musica rock è morta? Dal 2017 i media tradizionali suonano la campana a morto per il rock. Proprio quattro anni fa, infatti, uno studio condotto da Nielsen negli Stati Uniti aveva concluso che l’hip-hop e l’R & B, per la prima volta in assoluto, hanno superato il rock come genere più consumato. Oggi, ad esempio, prendendo in considerazione le vendite di album, i download e gli stream audio/video, soltanto quattro artisti non hip-hop o R&B sono presenti nella Top 100 della Fimi (la Confindustria della musica): Bruce Springsteen, Taylor Swift, AC/DC e gli immortali Pink Floyd con The Wall.

«Soltanto tre anni fa abbiamo deciso di creare una formazione stabile. Con questo progetto cerchiamo di allargare i nostri orizzonti, tornando ai modelli musicali con i quali siamo cresciuti»

Scavando un po’ più a fondo, tuttavia, si avvertono brontolii provenienti dal sottosuolo che suggeriscono che il cuore del vecchio rock sta ancora battendo forte. Come la salvezza del rock sono stati salutati Greta Van Fleet, giovane imitazione dei Led Zeppelin, oppure la glam band inglese degli Struts o i veterani Rival Sons. A dar loro man forte, dalla Sicilia arriva il trio Van Kery: ovvero, il nisseno Gianluca Vancheri (chitarra e voce), «ma vivo a Catania da quasi quarant’anni», ed i catanesi Giuseppe Di Mauro (basso) e Antonio Quinci (batteria). Musicisti non alle prime armi, già svezzati da una lunga e faticosa gavetta sui palchi di tutt’Italia. Appassionati di blues, di giorno professionisti in giacca e cravatta, la notte in jeans e cuoio a suonare in fumosi e oscuri localini. Session man, pronti a mettere il proprio strumento al servizio di qualcuno pur di realizzare il proprio sogno. «Soltanto tre anni fa abbiamo deciso di creare una formazione stabile», racconta Vancheri. «Fino a quel momento ci muovevamo in una scena di nicchia, quella del blues e del jazz, che è anche molto dispersiva, soprattutto fuori dalla Sicilia. Con questo progetto cerchiamo di allargare i nostri orizzonti, tornando ai modelli musicali con i quali siamo cresciuti».

La copertina del disco

Il rock degli anni Settanta, Led Zeppelin, Deep Purple, Jeff Beck; southern rock alla Lynyrd Skynyrd; chitarre roventi alla Stevie Ray Vaughan o alla Jimi Hendrix. Ma anche gente come Rival Sons, Joe Bonamassa, Josh Smith, Fantastic Negrito, alfieri di una nuova scuola che mescola il passato a sonorità più attuali. C’è tutto questo, e anche qualche altro ingrediente, in New Life, l’album di debutto dei Van Kery, in uscita il prossimo 19 marzo. «La nostra scelta potrebbe sembrare anacronistica, datata», ammette il frontman della band. «In altri Paesi però non è così. All’estero si distingue soltanto tra musica bella e brutta, invece qui in Italia ci lasciamo condizionare dai generi. Noi vogliamo andare oltre, superare il confine del genere».

Dai grandi del passato i Van Kery hanno attinto quei frammenti di energia e creatività che li hanno portati a identificare un loro stile molto personale e moderno

Runaway, il brano d’apertura dell’album, è un canonico rock blues carico e deliziosamente sporco. L’attacco della successiva One Thing I Learned riecheggia i leggendari Cream. Il clima cambia con Perfect Love, blues strascicato, lento, avvolgente, sensuale. Il trio offre una varietà di toni emotivi, mettendo in mostra tutta la gamma del genere: riff ad alta energia e ritmi lenti e malinconici. Dai grandi del passato i Van Kery hanno attinto quei frammenti di energia e creatività che li hanno portati a identificare un loro stile molto personale e moderno. La voce, pulita, non sale mai di tono, non è mai urlata. La chitarra evita le distorsioni. Batteria e basso sono precisi e puntuali. Si cerca sempre la raffinatezza del suono.

«New Life è stata scritta pensando a una persona che non c’è più. Vogliamo dire che quello che sembra un capolinea può invece diventare l’inizio di una nuova vita»

Il ritmo torna a crescere con Not My Time, rovente blues con accenni grunge; Chasing Me suona come una lenta cavalcata country-blues in un arido deserto, attraversata e squarciata da riff di chitarra, mentre Everything I Do Is Wrong è un rock’n’roll dalle atmosfere sudiste. Sorprendenti i due pezzi strument ali New Life e Let Me Sleep, sognante come lascia intuire il titolo. Nella title-track si avvertono tessiture chitarristiche alla Pat Metheny nello struggente assolo. «Il chitarrista jazz è fra i miei preferiti, ricordo quando corsi al suo concerto a Catania con Pino Daniele: ho ancora i segni delle transenne sul volto», ride Gianluca Vancheri. «Siamo rimasti sorpresi noi stessi da questi due brani strumentali. In entrambi ci sono sfumature fusion».

«New Life è stata scritta pensando a una persona che non c’è più», aggiunge Vancheri. «Vogliamo dire che quello che sembra un capolinea, può invece diventare l’inizio di una nuova vita». Una ripartenza, un nuovo percorso, la nascita di qualcosa di nuovo. Come New Life, appunto.

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