Il servizio telegrafico, non più attivo in Francia dopo 139 anni, resiste in Italia a fatica, soppiantato, come i messaggi affidati al mare, dalle registrazioni audio. Quand’è stata l’ultima volta che avete inviato una cartolina? Ricordate ancora che odore ha un francobollo?

A quasi due mesi dall’ultimo telegramma in Francia, i suoi abitanti mangiano ancora baguette. Qualche persistente malinconico ripiega inviando lettere a casaccio, come in Collateral Bauty fa Will Smith; i più audaci farciscono il pane francese di bigliettini per poi buttarlo sulla Senna. Al telegramma non sopravvive neanche lo stile telegrafico che, tradotto negli sms in stile consonantico, è superato dalle registrazioni audio su WhatsApp: quando pagavi un sms 15 cent. o quando con la Summer Card potevi inviarne solo 100 al giorno, decifrarne uno richiedeva esperti di geroglifico: Bn ntt, bn gg e tvbtttt dove le t aumentavano in base allo spazio disponibile. Da scrittori a navigatori, siamo affamati di giga. Siamo la generazione orale, quella che farebbe la maturità con una nota su WhatsApp; quella che è in 30 gruppi per non subire la damnatio memoriae. In aumento gli amici immaginari: sempre più gente cammina parlando da sola con il telefono in mano davanti la bocca. Al boom delle registrazioni vocali si aggiunge quello degli screenshot, veri atti giudiziari: colpa loro se per fare cortile non serve più parlare.

TRA ORALITÀ E SCRITTURA. Festeggia Socrate che si vanta di non aver scritto nulla e di essere immortale; ad ammonirlo è Platone che si prende i meriti della sua notorietà. Ma siamo sicuri che il filosofo delle Idee affidò tutto alla pagina scritta? Molti passi dei suoi dialoghi sono avvolti da un mistero pitagorico risolto oralmente nell’Accademia alla presenza di eletti: questo il pensiero degli studiosi della scuola di Tubinga-Milano. Come commenta Franco Trabattoni, «la parola scritta non è in grado di scegliere i destinatari e corre il grave rischio di non essere compresa». Con il mito di Theuth del Fedro, Platone esprime reticenze nei confronti della scrittura che si spiegano sia alla luce dell’influenza socratica, per cui compone dialoghi e non trattati sistematici, sia alla luce del fatto che vive il passaggio dalla tradizione orale a quella scritta. Eppure scrive molto. Nietzsche condivide il rifiuto per l’esposizione sistematica: l’eterno ritorno è sempre annunciato, mai enunciato, come invece nel quaderno segreto mai pubblicato: l’enunciazione è una forma di depauperamento in contraddizione con la sua filosofia del divenire. Newton invece non affida alle stampe gli scritti religiosi perché si sentiva un eletto da Dio: il significato delle profezie gli era stato rivelato non certo per essere divulgato. Oltre sentimenti elitari, un dato è certo: fin dalla Bassa Mesopotamia scrivere significa controllo del pensiero, astrazione, logica, progresso, universalità, razionalità e individualismo.

ONCE UPON A TIME: IL TELEGRAMMA. Ideato da Samuel Morse nel 1844, conosce una lunga carriera. Quello francese ci ha lasciato il 30 aprile a 139 anni, con un messaggio di condoglianze, ovviamente. A precedere la Francia, gli Usa nel 2006 e l’India nel 2013. In Italia persiste con escamotage firmati Poste Italiane: si può dettare al 186, inviare su poste.it, sull’ app o in ufficio postale. Molti i telegrammi celebri, da quelli in extremis dal Titanic all’ «Obbedisco» di Garibaldi. Il linguaggio conciso, telegrafico, appunto, legato ai costi delle singole parole, ha dettato la forma mentis che predilige sintesi ed efficienza creativa: esprìmoti, giùngavi, necessita presenza, pregasi accettare; ha generato Twitter con la sua penuria di caratteri e dato il nome a Telegram, la social chat però senza limiti.

PAROLE IN BARCA, PAROLE IN FILE. A spedire il primo messaggio in bottiglia fu un filosofo, Teofrasto nel 310 a.C. per studiare le correnti marine. Se n’è poi fatto il più disparato uso, dalla comunicazione di informazioni segrete ad agenzia matrimoniale: nel 1955 una siciliana accettò la proposta di matrimonio “in bottiglia” di un marinaio svedese. Oggi le parole fluttuano in file audio, specie se si teme il giudizio grammaticale, legato a verbi senza h e alla morte del punto e virgola. Scrivere bene è comunicare bene. I cantastorie non scrivevano libri ma giravano tanto: e si sa, dove non arrivano i piedi arriva la carta e viceversa. Recito una poesia per te così per sempre la ripeterai? O forse, scrivo una lettera per te così per sempre la leggerai? Quand’è stata l’ultima volta che avete inviato una cartolina? Che odore ha un francobollo? Finita l’era della penna nel taschino? A che velocità viaggia una bottiglia cullata dalle onde del mare? Che verso fa un piccione viaggiatore?

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