«C’è un episodio, nella mia lunga attività da reporter, che ha cambiato la mia vita: aver visto le chiese e i fiumi del Ruanda stracolmi di corpi senza vita per via di uno dei genocidi più cruenti della storia umana. Se io e gli altri colleghi fossimo arrivati prima, e non tragedia compiuta, quante di quelle 800.000 mila morti avremmo potuto evitare con il nostro racconto? Anche una sola sarebbe stata un successo. Allora ho capito che esiste un rapporto di responsabilità morale tra l’atto dello scrivere e la condizione umana di altri uomini. L’atto dello scrivere può avere una correlazione con il destino della loro vita e della loro morte». Di tragedie che lascerebbero sgomento persino il più loquace degli oratori, Domenico Quirico ne ha viste parecchie. Dalle macerie di Aleppo alle interminabili distese sahariane, dalle impervie alture dell’Hindu Kush alla canicola grondante di illusioni spezzate della Tunisia, passando per i viaggi condivisi con i migranti su bagnarole di fortuna, l’inviato del quotidiano “La Stampa” è stato uno dei principali testimoni delle pagine più nere della storia recente. Intervenuto in occasione della serata di gala del terzo workshop “Il giornalismo che verrà” Conoscere, Commuoversi, Raccontare, tenutasi presso il Teatro Stabile di Catania, il giornalista piemontese ha spiegato in che modo sia possibile raccontare tutto quel dolore con dignità e discrezione: «L’unico modo per raccontare le vite con cui sono entrato in contatto è tuffarsi nelle profondità di quel pozzo che è la realtà. E per fare questo, per entrare nel vivo di quei drammi, non esiste altra via se non quella di commuoversi. Solo questa condivisione, questo stare loro vicino, mi concede il diritto di descrivere. È un compito pesante, certo, ma necessario: senza questo, la loro tragedia non è niente».

SE LE PAROLE NON BASTANO. Talvolta, tuttavia, il senso di frustrazione per un mondo che continua ottusamente a macchiarsi di atrocità rischia di prendere il sopravvento. E il senso del mestiere di chi, con le parole, vorrebbe incidere in maniera più consistente si fa spesso più sfocato, più fragile: «Dalle mie traversate con i migranti – ha confessato Quirico – ho imparato molte cose. In primis, che nulla o quasi è cambiato. Potrei rifare oggi il medesimo viaggio e incontrerei tanti altri giovani disperati destinati a morire in mare come tanti prima di loro. Io e tanti altri di quei viaggi di fortuna abbiamo scritto a più riprese, ma nulla è cambiato. Le nostre testimonianze non sono servite a nulla. Il mondo non è cambiato e quelli che sulla questione migratoria hanno maturato un punto di vista differente sono rimasti in minoranza. Ciò che provo è una personale e colossale sensazione di fallimento». Testimoni del nulla, d’altra parte, è l’eloquente titolo che Quirico ha dato al suo ultimo libro, di cui durante la serata sono stati letti degli estratti. Un titolo che spiazza e destabilizza volutamente, che incalza la nostra sensibilità fino al punto da instillarvi un indiretto senso di colpa per l’indifferenza che non abbiamo saputo valicare con le nostre buone intenzioni. «Lo scopo del narrare – ha proseguito – non è quello di modificare le anime degli uomini, ma di scrivere una prosa onesta sugli esseri umani. Ciò che posso fare è offrire a tutti coloro che non possono essere con me in quei momenti una materia più grande attraverso cui strutturare un proprio convincimento. Che questa realtà, poi, spesso non si tramuti in conoscenza e coscienza è il vero problema: come continuare a scrivere se non siamo più in grado di innescare un’emozione?».

Un momento della serata

CONSERVARE PER NON TRADIRE. Cosa può spingere, dunque, un giornalista a non cedere alla rassegnazione? In che modo trovare il coraggio di ritornare su quei campi di battaglia polverosi? «Continuo a scrivere perché ho constatato che dinanzi al dolore collettivo si instaura automaticamente una connessione tra chi lo racconta e chi lo vive. Quando lascio i paesi di coloro che ho accompagnato per tornare a casa, sento di averli traditi. Perciò, sento ogni volta di dover tornare: è una necessità morale di dimostrare loro che non li ho dimenticati. Perché nelle sofferenze che abbiamo affrontato fianco a fianco, ci siamo scoperti uguali». Ma un’altra ragione viene in soccorso dei nostri tentennamenti sull’utilità della narrazione: «A noi giornalisti – ha sottolineato Quirico – tocca il compito di raccogliere delle prove. Quando i responsabili di questi crimini, e tutti coloro che ne hanno negato il coinvolgimento, verranno messi dinanzi alla responsabilità non della storia ma del diritto, potremo opporre loro le nostre parole, e ribattere quando si ostineranno a negare. Conservare è l’unico modo per non tradire».

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LA SERATA AL TEATRO STABILE DI CATANIA

La serata di gala del terzo workshop internazionale “Il giornalismo che verrà”, dal titolo “Conoscere, Commuoversi, Raccontare. Attraverso giornali, TV, cinema, teatro” è stata condotta da Giorgio Romeo, direttore del “Sicilian Post”, e da Giuseppe Di Fazio, presidente del comitato scientifico Fondazione Dse”. L’evento, che ha avuto come filo conduttore il racconto del sociale attraverso diversi media, è stata aperta dalle esibizioni del Jazz Quartet dell’Istituto Vincenzo Bellini di Catania (Mattia Pedretti al pianoforte, Giorgio Garozzo al sassofono, Ivan Brancone alla chitarra e Alessio Tirrò al contrabbasso). Dopo l’intervento di Domenico Quirico, sul palco dello Stabile l’attrice e regista teatrale Anna Aiello si è esibita in un monologo che ha preso spunto da alcuni passi del romanzo di Ray Brabdury “Fahrenheit 451”. Infine, per sensibilizzare sulla piaga della ludopatia, è stato proiettato in anteprima il corto “Magic Show” di Andrea Traina co-sceneggiato da Ornella Sgroi e Davide Vigore, con Nino Frassica, Lucia Sardo, Angelo Tosto e Luciano Fioretto (quest’ultimi presenti a teatro in rappresentanza del cast). A chiusura della serata l’intervento di Giovanni Parapini, direttore di “Rai per il Sociale”, che ha espresso il suo apprezzamento per il film e ribadito l’impegno del servizio pubblico in tema di sensibilizzazione.

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