«Non c’è niente di più reale del virtuale». L’osservazione di Marco Pappalardo e di Alfredo Petralia, autori di Educarsi ed Educare al Web. 30+1 riflessioni, consigli e idee per tutti, ci costringe a prendere coscienza della realtà che abbiamo sotto il naso e di cui non ci accorgiamo. Almeno finché la sottile tavola da surf dei nostri luoghi comuni non si infrange contro gli scogli concretissimi delle possibilità di isolamento, di violenza e del rischio di manipolazione provocato dalle fake news,  che si celano sotto la superficie del web e sulla quale solitamente scivoliamo senza farci domande.

Il libro dei due sicilianissimi autori, edito dalle Edizioni San Paolo, pone però, in maniera leggera e mai banale, le domande che nascono dalla frequentazione del mare aperto di Internet e le affronta sul serio. Sfidando coraggiosamente la libertà e l’intelligenza del lettore, gli autori si interrogano sul significato dei fatti che hanno come epicentro la rete. Soprattutto quelli che accadono onlife, in quell’intervallo sempre più ampio dell’esistenza in cui la vita scorre connessa ad un dispositivo interattivo.

Senza fornire risposte preconfezionate, il libro accompagna il lettore a scoprire occasione di incontro vero e possibilità di conoscenza reali. Proprio sul web.

“Liberi o nella rete?”, ” Creatività o ripetizione?”, “Reale o virtuale?” Nella loro originale forma “dilemmatica”, le domande che emergono dal testo ci sorprendono – per così dire – in azione, ponendo in concreto la questione decisiva dell’educazione. «Solamente l’educazione – affermano infatti  – ci rende davvero consapevoli». Senza fornire risposte preconfezionate, coniugando libertà e responsabilità per quanto accade anche nella realtà virtuale, si viene accompagnati a scoprire occasioni di incontro vero e possibilità di conoscenza reali. Proprio sul web.

«Il salvagente dell’educazione, però – avvisano gli autori – va gonfiato da piccoli». Per questa ragione, gli adulti che non sono disposti ad abbandonare i loro figli e alunni alle sabbie mobili del narcisismo dei like troveranno una serie di strumenti, e persino di applicazioni, utili alla lotta. Talvolta sarà sufficiente osservare le regole di buone maniere suggerite dalla netiquette – una sorta di galateo del web – in altre occasioni bisognerà non voltarsi dall’altra parte davanti alla violenza verbale degli haters, correndo persino il rischio di incontrarsi faccia a faccia e perdonarsi, come ha fatto Emma Marrone con un ragazzo che per mesi le ha augurato la morte sui social.

L’educazione del cuore, specie nei più giovani, ha sempre bisogno di un rapporto autentico. Una relazione cioè, «che pone l’altro al centro della mia attenzione. E – aggiungono inequivocabilmente gli autori – il digitale può essere uno dei modi per mantenercelo». Magari offrendo gratuitamente il riconoscimento di sé, che molti cercano di ottenere attraverso l’esibizionismo in rete o, persino, attraverso lo squallore del sexting.

Le colonne d’Ercole al di là delle quali Pappalardo e Petralia hanno appena iniziato ad avventurarsi sono quelle della Didattica a distanza, a cui è dedicata l’appendice che conclude il volume. Sarà interessante non perderli di vista. Il “salvagente” che consente di restare a galla nel vasto mare della modernità in cui i confini reali e virtuali sono fluidamente interconnessi ha bisogno, tuttavia, di un soffio di vento che la rete non può generare da sé. Si tratta di quell’antica, irriproducibile, abitudine a pensare che – lo insegna questo libro – permette di rimanere integralmente umani.

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