Filosofia e Marvel:
l’antieroe Thanos
e la pulsione di morte
da Empedocle a Freud

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Mentre continua a macinare incassi, l’ultimo colossal frutto della Casa delle Idee, non smette di animare riflessioni sulla trama avvincente e il cast corale che lo rendono memorabile. Se c’è un messaggio che più di tutti ci lascia è che ogni eroe ha il nemico che si merita: cosa o chi lo avrà ispirato?
N.B. L’articolo contiene spoiler

Con “Avengers: Endgame” cala il sipario su 22 pellicole del Marvel Cinematic Universe che ci hanno accompagnato per 11 anni. «Io sono ineluttabile», è l’estrema battuta di Thanos che incontra l’ultimo epico strepito di Tony Stark: «E Io sono Iron Man». Diretto da Anthony e Joe Russo, prodotto dai Marvel Studios e distribuito da Walt Disney Studios Motion Pictures, il film è il secondo maggior incasso nella storia del cinema, fra “Avatar” e “Titanic”. La lotta conclusiva contro l’araldo della morte richiede la reunion di tutti i supereroi inseriti in una trama a prova di fan che corre per le dimensioni spazio-temporali dei precedenti capitoli. È un inno alla Marvel che omaggia così personaggi e appassionati della Saga dell’Infinito, iniziata nel 2008 con il primo “Iron Man”. È proprio lui l’eroe degli eroi di questa storyline; lui, che nei suoi affetti familiari non era stato colpito dallo schiocco distruttivo di Thanos, si unisce agli Avengers per la riconquista delle gemme fino a sacrificare la propria vita. E mentre gli occhi si trattengono su quel «Ti amo 3mila» fra lui e la figlioletta, è forse questa la prima volta in cui lo spettatore rimane rapito dalla figura del nemico: il Titano Folle è il villain per antonomasia, forza speculare alla grandezza dei suoi avversari. E se vi dicessimo che Jim Starlin fu ispirato da una lezione di psicologia al college per creare negli anni ’70 questo personaggio, chi vi verrebbe in mente? Se la filosofia vi sembra noiosa è perché non ve l’hanno mai spiegata con i fumetti.

DUE PRINCÌPI… Un concentrato di superbia, forza e ostinazione, ferreo quanto imparziale nel suo obiettivo: cancellare metà dell’umanità. Thanos è il protagonista che la morale deplora ma il pubblico apprezza. Perché? A spiegarlo è Freud, il padre della psicanalisi che proprio oggi avrebbe compiuto 163 anni. Nel 1923 in “L’Io e l’Es”, provato dagli esiti sanguinari della Grande Guerra, porta a compimento la teorizzazione di una pulsione, gemella della pulsione di vita: quella di morte. Eros e Thanatos (Todestrieb, il nome tedesco usato da Freud) sono le due forze di memoria greca e siciliota che si contendono la psiche umana e la vita sociale: una spinge alla coesione e alla creazione, oltre che al soddisfacimento sessuale e all’autoconservazione; l’altra alla conflittualità e alla distruzione di sé e degli altri. «Entrambe le pulsioni si comportano, in questo, in senso massimamente conservativo», spiega il padre della psicanalisi, per cui «la vita stessa sarebbe una lotta e un compromesso tra queste due tendenze» che sono complementari. Infatti, «l’osservazione clinica ci insegna che l’odio non è solo, di regola, il compagno inaspettato dell’amore (ambivalenza), e spesso il suo precursore nelle relazioni umane, ma anche che, in diversi casi, l’odio si trasforma in amore e l’amore in odio». È un’opposizione simmetrica e irriducibile sul cui equilibrio si gioca la nostra interiorità. Salvare un rapporto o demolirlo? Farci coraggio o rovinare tutto? Per noi siciliani la tensione è ancora più atavica: come riconosce lo stesso Freud, ancor prima di lui a descriverla è Empedocle di Agrigento, il filosofo del 493 a.C. che parla di Amore e Discordia come i due princìpi alla base del cosmo. In che modo la Marvel mette in scena questo eterno contrasto?

…PER DUE PROTAGONISTI. Benché sia il fil rouge di tutta la saga, i cinecomics Marvel (al contrario dei fumetti) non ci dicono molto sui trascorsi di Thanos. Austero dentro e fuori, dotato di grande intelligenza, viene esiliato dal suo pianeta che alla fine si estingue per sovrappopolazione, nonostante i suoi avvertimenti. Certo ormai di essere in troppi nell’universo e delle conseguenze che ne possono derivare, si fa carico di una missione che sembra anticipare verdi politiche futuristiche in stile “Seven Sisters”, il film distopico del 2017: sterminare in modo casuale, pianeta per pianeta, metà della popolazione, così che l’altra metà possa sopravvivere. Qual è, dunque, l’obiettivo di questo liberatore e tiranno al contempo? Non è forse l’equilibrio universale, cioé lo stesso scopo che Freud riconosce a Thanatos? Ma se Thanos incarna l’impulso di morte, chi è l’altra faccia della medaglia in questo endgame? Chi è Eros, anzi, il super-eros? È Iron Man che a quel grido di Capitan America «Avengers! Uniti!» risponde con la propria vita, dando un senso ai sacrifici degli amici supereroi. D’altronde, che significa supereroe? Non è chi, dotato di capacità straordinarie, se ne serve per salvare l’umanità da forze distruttive, rendendosi eroico? E non è questo che fa l’amore, termine con cui traduciamo l’antico “eros”, la forza vivificatrice che muove il pensiero e la filosofia stessa? La passione per la Casa delle Idee è una forma a colori di passione per la filosofia.

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