«Il delitto Mattarella non fu solo un agguato mafioso»: “Magma”, il docufilm che scava in 46 anni di verità negate

«Quando si pensa all’uccisione del presidente della Regione siciliana, si tende a guardare ai fatti solo in una prospettiva circoscritta alla Sicilia. Ma in realtà il contesto e le dinamiche sotterranee furono più ampie, vale a dire nazionali e internazionali». È questo il pensiero di Giorgia Furlan, regista della pellicola che, insieme con le nuove indagini iniziate nel 2018, ha riportato al centro del dibattito pubblico uno dei più grandi misteri nazionali, di cui ancora non si conoscono gli esecutori materiali. Nel giorno della commemorazione, abbiamo dialogato con la regista per ripercorrere quegli anni e l’eredità che ci hanno lasciato

“A 46 anni di distanza dal delitto, il Presidente della Repubblica, il fratello di Piersanti Mattarella e il primo degli italiani, ancora non sa chi materialmente ha ucciso suo fratello”: dalla notazione di questo paradosso prende le mosse Magma. Mattarella, il delitto perfetto docufilm diretto da Giorgia Furlan, sull’omicidio del presidente della Regione Siciliana avvenuto il 6 gennaio del 1980. Infatti dopo l’assoluzione, nel 1999, dei neofascisti Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, a tutt’oggi si conoscono soltanto i mandanti mafiosi dell’omicidio, ma non gli esecutori materiali ed è ancora in corso un’inchiesta per individuarli. 

Sul delitto ha sempre aleggiato un dubbio: fu delitto di mafia o omicidio politico? In altri termini, fu uno dei delitti che la mafia compì contro la classe dirigente – in questo caso contro il politico che provava a bloccarne gli interessi economici e speculativi, o la mafia fu solo “manovalanza gregaria” per un omicidio essenzialmente politico, un ‘Moro-bis’ per allontanare ogni possibilità di alleanza tra Dc e Pci?  Nell’ultimo anno la domanda è tornata al centro del dibattito antimafia ed è merito anche di Magma, che insieme a un recente saggio di Miguel Gotor L’omicidio di Piersanti Mattarella, cerca di rispondere a due domande fondamentali sull’omicidio: chi è stato e perché. Lo fa seguendo come bussola un’intervista di Sergio Mattarella del 1993: “Per comprendere l’omicidio di mio fratello non basta una dimensione regionale, non basta una dimensione nazionale. È necessaria una dimensione internazionale”.

Di Magma e del delitto Mattarella abbiamo parlato con la regista Giorgia Furlan. 

Come hai scelto di raccontare il delitto di Piersanti Mattarella in Magma?
La volontà del film è di spiegare in maniera chiara un delitto difficile da capire, e molto spesso relegato alla sola storia siciliana. Piersanti Mattarella invece è stata una figura fondamentale per tutto il paese: era il delfino di Aldo Moro, il suo naturale successore. Vedere Moro morire nel 1978 e Mattarella nel 1980 non può non essere letto in una linea comune. Quindi Magma cerca di restituire un contesto nazionale e internazionale più complesso, identificando un filo rosso che collega l’assassinio di Palermo anche alla strage di Ustica e all’attentato alla stazione di Bologna. Lo inserisce nella “strategia della tensione” e in anni di grande destabilizzazione dell’area mediterranea, con la Sicilia al centro perché scelta come luogo di installazione dei missili cruise.

Il documentario segue in sostanza le indagini di Giovanni Falcone, che fornisce anche un’importante chiave interpretativa: il concetto “di ibridi connubi”, una compenetrazione sistemica tra criminalità organizzata, neofascismo, massoneria occulta (come la P2) e settori degli apparati statali. Si può leggere allora l’omicidio Mattarella come un atto di “politica mafiosa”, mirato a decapitare l’eredità politica di Aldo Moro. Mattarella stava applicando in Sicilia la politica di solidarietà nazionale con il Partito Comunista e la sua eliminazione, seguita a breve da quella di Vittorio Bachelet (allora vicepresidente del CSM, ndr) avviene alla vigilia del congresso della DC del febbraio 1980, che infatti segnò un’inversione di rotta e la fine del dialogo con il PCI. 

«Volevo una metafora che riuscisse a scaldare e a vibrare sul diaframma delle persone. Le riprese di Stromboli in eruzione suggeriscono, in un’immagine, che cosa sia questo paese: un paese tellurico, fatto di spinte sotterranee costanti, di verità incendiarie che stentano a venire fuori, perché se lo facessero travolgerebbero tutti»

Giorgia Furlan, regista

Per altri invece, come l’autorevole storico Salvatore Lupo, la mafia è sufficiente a spiegare il delitto Mattarella, senza dover scomodare moventi politici o centri di potere occulti e mandanti lontani da Palermo. 
«Secondo me dire “è solo mafia” è uno sguardo un po’ corto e chiude la vicenda a una questione solo regionale. Dall’altro lato è un alibi comodo, “una confortevole ipotesi” comoda a tutti, come scrisse Sciascia sul Corriere della Sera il giorno dopo il delitto. In realtà bisogna capire bene che cos’è la mafia: compenetrazione tra poteri diversi. Sono quei poteri che si trovano già saldati insieme in quell’esperimento che è Portella della Ginestra, dove sparano insieme banditi, mafiosi e neofascisti. D’altronde la pista nera non è radicalmente alternativa a quella mafiosa, ma si inserisce nel concetto di “ibridi connubi” teorizzato da Giovanni Falcone: un intreccio in cui mafia, neofascismo, massoneria occulta e apparati infedeli dello Stato collaborano per obiettivi comuni di destabilizzazione politica». 

Perché hai scelto di dare al tuo docufilm proprio questo titolo, “Magma”?
«Quando ci si trova di fronte ad atti di violenza, ingiustizia o mancata verità, il nostro diaframma vibra per l’orrore. Per quest’opera volevo una metafora che riuscisse a scaldare e a vibrare sul diaframma delle persone. Le riprese di Stromboli in eruzione suggeriscono, in un’immagine, che cosa sia questo paese: un paese tellurico, fatto di spinte sotterranee costanti, di verità incendiarie che stentano a venire fuori, perché se lo facessero travolgerebbero tutti. Nel film un giornalista, Attilio Bolzoni, che è anche la voce narrante, cerca di scalare invano la montagna per guardare dentro la bocca del cratere. Stromboli è lontana ed è difficile da raggiungere. Che cos’è se non la verità?»

In Sicilia ti hanno chiesto spesso perché proprio tu che sei friulana hai scelto di occuparti dell’uccisione del presidente della Regione siciliana. Secondo te da dove nasce una tale domanda? Forse dalla diffidenza per una non-meridionale?
Direi più dalla curiosità. Che deriva proprio da questo, che spesso si guarda il delitto Mattarella come un fatto solo siciliano, ma in verità è stata un’operazione politica di portata nazionale. In generale in Italia la mafia è spesso interpretata come un fenomeno siciliano. Ma soprattutto nel momento in cui la mafia si salda con gli altri poteri eversivi dello Stato diventa un problema nazionale. La storia di Piersanti Mattarella è la storia della democrazia italiana. Nell’intricato coacervo di vicende che stanno dietro ai delitti eccellenti di Palermo c’è anche l’ombra, per esempio, di Gladio o di Ordine Nuovo, organizzazioni molto attive nel Nord del paese. “Tutto si tiene” scriveva Sciascia: siamo un paese lungo, ma molto coeso quanto alle trame che hanno segnato i grandi misteri della nostra storia, soprattutto di quegli anni. 

«Dopo 46 anni una verità è dovuta e necessaria, non solo alle vittime e ai parenti delle vittime – come su tutte le stragi – ma anche ai noi cittadini per avere consapevolezza di cosa è stato questo paese e di cosa non deve mai essere»

Giorgia Furlan, regista

A fine ottobre Magma è stato al centro della cronaca nazionale perché la vostra casa di produzione, 42° Parallelo, ha subito un incendio a Roma pochi giorni dopo l’attentato a Sigfrido Ranucci. Qualcuno ha legato i due attacchi alle indagini su Piersanti Mattarella.
Una serie di elementi hanno fatto pensare a delle possibili correlazioni. Ovviamente sono solo delle ipotesi, mere suggestioni che vengono in mente perché sono dei fatti che si sono verificati insieme e condividono temi simili. C’era stato l’attentato a Ranucci che poi da Lilli Gruber aveva parlato delle minacce che riceve anche perché Report si è occupato della “pista nera” e del delitto Mattarella e le stragi del ‘92 e ‘93. Il fatto che una settimana dopo vada a fuoco la casa di produzione di un documentario che si è occupato di Mattarella e che abbia parlato della pista nera fa pensare. Ma sono solo ipotesi. Le reali motivazioni vanno chiarite e valutare adesso è sicuramente prematuro perché ancora si sta indagando. 

Ti aspetti dichiarazioni, prese di posizione o dibattiti significativi da questo 6 gennaio?
«Ad ogni anniversario c’è una sorpresa, ma al momento no. Il mondo è concentrato sulla politica internazionale e su questo clima da guerra fredda. Quello che mi auguro è che le indagini che sono in corso dal 2018 per individuare gli esecutori materiali del delitto portino un pezzo di verità in più. Dopo 46 anni una verità è dovuta e necessaria, non solo alle vittime e ai parenti delle vittime – come su tutte le stragi – ma anche ai noi cittadini per avere consapevolezza di cosa è stato questo paese e di cosa non deve mai essere».

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Studente di lettere classiche all'università di Catania e allievo della Scuola Superiore di Catania. Collabora con la rubrica culturale della Treccani "Il Chiasmo" e gestisce il giornale universitario "InChiostro".

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