Tempi duri per la cinematografia. Anche in un Paese come l’Italia che della settima arte è sempre stata patria designata. Se gli effetti della pandemia, da questo punto di vista, non hanno certo aiutato, già da qualche anno la catena di distribuzione ha dovuto fare i conti con le grandi piattaforme dello streaming, che sempre più spesso sono diventate i punti di riferimento strategici delle produzioni, le quali hanno scelto di bypassare le sale cinematografiche. Ma davvero le difficoltà del cinema vanno ricondotte solo a questi fattori? Secondo Cateno Piazza, fondatore del Catania Film Fest, bisogna adottare un approccio più trasversale: «Io non credo che si debbano demonizzare altre forme di fruizione, ma si deve propagare il valore di andare al cinema, dove si possono vivere sensazioni ed emozioni che nessun device o televisore, per quanto grande, ti potrà mai restituire. In Europa i numeri sono rassicuranti, per questo credo che in Italia il problema sia principalmente di natura culturale. Il Covid ha contribuito ad aggravare una situazione già tesa, a mio avviso, però, per far riassaporare ai giovani il gusto della sale occorra l’impegno costante di Ministero, Scuola e Università». E proprio in virtù di questo impegno a rimettere al centro il cinema come luogo di un’esperienza irripetibile, l’edizione 2022 della rassegna etnea, che si svolgerà dal 23 al 28 novembre, punta ad essere la più ambiziosa di sempre.

IL FESTIVAL. Oltre 150 gli ospiti provenienti da tutto il mondo prenderanno parte alla cinque giorni al Centro Culture Contemporanee Zo di Catania. «Il festival – spiega ancora Piazza, fondatore e co-direttore artistico insieme a Emanuele Rauco e Laura Luchetti nasce con lo scopo di creare, attraverso il cinema, sinergie fra paesi. Ciascuna nazione, infatti, candida un film e un cortometraggio mentre alla fine la giuria di esperti decreterà il vincitore. Cinque le sezioni in gara: Premio Miglior Film indipendente europeo e italiano, Premio Miglior Corto indipendente europeo e italiano e infine la sezione Premi speciali. L’obiettivo, però, è anche quello di promuovere il cinema nuovo e i giovani talenti». Il CFF costituisce dunque un’occasione di confronto e di dialogo con altre realtà, non a caso l’apertura verrà affidata a Luca Madonia e al Guarnieri Ensemble che renderanno omaggio a un artista istrionico e uomo di ampie vedute come Franco Battiato, che oltre ad aver diretto tre pellicole è stato anche regista di numerosi documentari. «Il Maestro è sempre stato un’istituzione musicale oltre che culturale – aggiunge – e questo vuole essere un momento di condivisione con il pubblico della sua arte e della sua vita».

INSIEME È MEGLIO. Parola d’ordine, dunque, sinergia. Ma anche sguardo internazionale, con particolare riferimento alla Tunisia, che sta vivendo una vera rinascita della propria cinematografia. Dopo la candidatura agli Oscar 2021 della pellicola L’uomo che vendette la sua pelle di Kaouther Ben Hania, quest’anno il paese africano ci riprova con Under the Fig Trees, secondo film di Erige Sehiri nel quale si narra una storia di sorellanza, lotta al patriarcato e conflitto generazionale, sullo sfondo di un bucolico frutteto tunisino. «Ogni anno il concorso prevede la partecipazione di tutti i paesi europei – evidenzia il co-direttore artistico – però ci teniamo sempre ad aprire un focus su una specifica nazione del mondo. L’anno scorso è toccato alla Palestina, quest’anno alla Tunisia. Avremo poi anche una retrospettiva sul nuovo cinema greco di Yorgos Lanthimos, a cura di Emanuele Rauco e Sergio Barone, e una sezione fuori concorso dedicata ai cortometraggi siciliani: “Do not forget” di Carmen Longo, che affronta il tema del femminicidio; I Vigneri di Elisabetta Cinà sull’azienda vitivinicola di Salvo Foti e Una verità rubata di Rosa Maria Mauceri, in cui si parla di abusi». La manifestazione lascerà ampio spazio ai film, alle fiction, ai corti senza tralasciare gli incontri, diversi saranno infatti gli appuntamenti in calendario con artisti come Leo Gullotta, Daniele Ciprì, Claudio Giovannesi – premio Flaiano per La paranza dei bambini, film tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano – presidente di giuria del CFF 2022. «In concorso quest’anno avremo molti documentari – osserva Piazza – penso a Qualcosa brucia ancora, dove Daniele Gangemi riprendendo il titolo di un brano di Mario Venuti ripercorre gli esordi in musica, l’esperienza con i Denovo e la carriera da solista del cantautore siciliano. E ancora Rue Garibaldi di Federico Francioni, vincitore lo scorso anno del Festival di Torino e La carovana bianca di Angelo Cretella e Artemide Alfieri, in cui si parla della crisi del circo durante la pandemia».

FRA PASSATO E FUTURO. In collaborazione con la Cineteca della Calabria il 23 novembre verrà inaugurata anche una mostra dedicata a Vittorio De Seta, regista e sceneggiatore palermitano noto per gli interessanti lavori che negli anni Cinquanta ambientò in Sicilia e Sardegna. Le sue immagini sulle dure condizioni in cui versavano i pescatori e gli zolfatari contribuirono a fargli vincere nel ’55 il premio come miglior documentarista al Festival di Cannes. Autore di pellicole neorealiste come Banditi a Orgosolo e di film introspettivi come Un uomo a metà o L’invitata, accolto con freddezza dalla critica ma molto apprezzato da Moravia e Pasolini, De Seta rappresenta un tassello importante della cinematografia italiana. «Il giorno dell’inaugurazione – conclude Piazza – sarà anche l’occasione per fare il punto con il direttore responsabile della Sicilia Film Commission (Nicola Tarantino, ndr) in merito all’attuale situazione del cineturismo nell’isola. Chiederemo agli enti pubblici, la Regione in particolare, quali sono i prossimi impegni nella promozione del territorio e quali i sostegni previsti per le produzioni cinematografiche e i festival siciliani. La nostra terra ha tante risorse ma solo allargando i propri orizzonti potrà volare veramente in alto».

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