«Abbiamo usato la metrica di sviluppo occidentale per giudicare il progresso della Cina ed è scorretto. Il nostro problema è che non riusciamo ad accettare che una potenza comunista con un sistema non elettorale, possa avere una stabilità socioeconomica migliore rispetto alla nostra». Così Michele Geraci, già sottosegretario al Ministero per lo sviluppo economico nel primo governo Conte e da dieci anni in Cina dove adesso insegna, ha aperto l’incontro “L’Europa in un nuovo ordine mondiale tra Trump, Putin e Xi Jinping” tenutosi ieri pomeriggio a Taormina nell’ambito del Taormina International Book Festival. Secondo l’esperto di economia asiatica la terra di Xi è un modello a cui guardare. Una dichiarazione che, al di là delle considerazioni di materia economica, si colloca sul solco del proselitismo che leader autoritari si stanno guadagnando in tutto il mondo, dando ragione al sociologo Le Bon quando alla fine dell’Ottocento ebbe a definire la folla «un gregge che non può fare a meno di un padrone».

Xue Xinran

SEDUZIONI AUTORITARIE. «La gioventù cinese – ha commentato la scrittrice e giornalista Xue Xinran che da vent’anni vive a Londra – è sempre più materialista e alla ricerca di leader forti. I giovani ammirano il potere, persino la mafia. Intervistando cinesi americani ho scoperto che anche vecchi stimano Trump perché pensano sia ricco, perché ha sposato donne bellissime: sono rimasta sconvolta, non riuscivo a credere alle mie orecchie». Se le sue parole suonano assurde occorre ricondurle alle capacità del presidente degli Stati Uniti di monopolizzazione dello scacchiere internazionale, pur nella competitività con Jinping e Putin. «Perché dobbiamo permettere che salga questa gentaglia al potere?», si è chiesta Xinran, sfoggiando alle spalle il suo rigorosamente rosso “China witness”. «Per evitare che ciò accada – è intervenuta il Premio Pulitzer Elizabeth Strout – dobbiamo investire sull’istruzione dei nostri bambini. Trump è un finto businessman, è un fallito, un bugiardo con debiti tremendi. È un presidente-attore, un attore pericoloso che ha autorizzato il linguaggio violento. Come elettrice spero che vinca John Biden». Quando interrogata sul peso che il coronavirus può avere nella campagna elettorale, la scrittrice statunitense ha risposto: «Penso che il covid sia il perfect storm: Trump ha continuato a negare la gravità della situazione, senza considerare la sofferenza degli americani. Ha preso in giro il suo avversario per la mascherina e alla fine si è ammalato. Spero che cambi atteggiamento anche se so che i suoi sostenitori lo appoggiano qualsiasi cosa dica o faccia».

Michele Geraci

LA SCELTA DELL’EUROPA. Strout ha voluto rimarcare che continua a chiamarlo «virus cinese». E di fatto, quando si tratta di giocare la carta del “male rosso”, il tycoon non si lascia sorprendere impreparato. «È la caccia al mostro da colpevolizzare per espletare il ruolo dell’eroe – ha commentato Geraci –. Sarebbe bello che il mostro fosse straniero, con un sistema politico-economico che non accettiamo». Questa narrativa, che ha l’effetto strategico di fomentare odio nei confronti della Cina, perde mordente secondo Geraci. «Vi posso garantire che la Cina è avanti in tanti settori, dall’economia verde all’intelligenza artificiale. L’Occidente reagisce cercando di porvi un freno da un lato, stringendo accordi commerciali dall’altro». Ed è proprio su questo secondo aspetto che, ha sostenuto ancora Geraci, l’Europa deve spingere se vuole tornare a essere competitiva. «L’Italia è sensibile ai pericoli provenienti dalla Cina ma si è aperta, consapevole dell’importanza che questa relazione commerciale ha per l’economia. Il nostro problema è che la prospettiva politica cattura l’immaginario collettivo e così una seria discussione sui contenuti cede il passo a slogan. Da tempo si discute dell’utilità di un’economia gestita dallo Stato e io continuo a ripetere che dovremmo fermarci a riflettere se veramente le nostre politiche economiche sono le migliori a cui possiamo aspirare. Se continueremo a dare la caccia alla preda sbagliata rimarremo senza fiato e questo sarà negativo per l’Europa». Utilizzare come unico criterio delle azioni altrui il proprio modo di pensare è certamente ingiusto, come sostenuto dall’ex Mise. Ma è davvero possibile tenere separati l’ammirazione per un modello economico da considerazioni etiche che guardano al rispetto dei diritti umani?

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