Il fascino di Villa Piccolo: una dimora nobiliare tra poesia, arte ed esoterismo
In quel di Capo d’Orlando (ME) è possibile compiere un viaggio in una Sicilia intima e misteriosa, tra giardini esoterici e memorie di una famiglia aristocratica di artisti. Qui Giuseppe Tomasi di Lampedusa scrisse pagine memorabili de “Il Gattopardo”
Articolo originariamente pubblicato su B-Hop magazine
C’è un luogo in Sicilia che sembra sospeso tra il visibile e l’invisibile. Si chiama Villa Piccolo di Calanovella e si trova a Capo d’Orlando, in provincia di Messina, affacciata sul mar Tirreno con vista sulle isole Eolie. Costruita nel 1898 come residenza estiva della nobile famiglia Piccolo di Calanovella, oggi è una tappa affascinante ma poco nota per chi cerca un turismo culturale, autentico e fuori dalle rotte convenzionali. Tra pareti tappezzate di storia e stanze intrise di simboli, Villa Piccolo racconta una storia familiare dove l’arte si intreccia con l’esoterismo, la bellezza con il dolore, la natura con il mistero.

I baroni Piccolo: poeti, artisti, botanici
Gli ultimi discendenti della famiglia Piccolo – Lucio, poeta raffinato; Casimiro, pittore visionario e fotografo; Agata, botanica esoterica – hanno trasformato la villa in un luogo dell’anima. Lucio Piccolo scriveva poesie, parlava sette lingue e suonava tre strumenti. A 54 anni, dopo anni di rifiuti da parte delle case editrici, scrisse una lettera a Eugenio Montale. Colpito dalla sua poesia (molto ermetica e raffinata) lo invitò a Milano. Qui Lucio vinse il Premio San Pellegrino, raggiungendo solo in tarda età il successo cui aspirava.

Casimiro, invece, era fotografo e pittore sublime. Suoi gli acquerelli ispirati all’occulto, oggi visibili (ma non fotografabili) nella “Casimiroteca”, la pinacoteca privata della villa. Fotografava le prime trasmissioni TV e i volti della Sicilia contadina, con un occhio lirico e documentaristico insieme.

Agata progettò un giardino esoterico, con piante speciali. Ad esempio fece arrivare dall’America Latina i semi di una pianta che fiorisce per una settimana una volta ogni sette anni. Impiegò undici anni per ottenere un solo, raro fiore. Il giardino è stato pensato quasi come una mappa interiore. C’è perfino un cimitero per animali, dove riposano 32 cani e 3 gatti di famiglia, che racconta un rapporto profondo con tutti gli esseri viventi.

Una villa abitata dall’ombra e dai simboli
Ogni stanza di Villa Piccolo è carica di simboli e presenze. Ci sono molti oggetti rari e i tanti aneddoti familiari di tre generazioni di antenati tra cui ci si perde svelano rituali quotidiani dai contorni magici e talenti letterari e artistici eccellenti. Nella sala da pranzo, ad esempio, un posto a tavola era sempre apparecchiato, ma nessuno doveva occuparlo: una probabile pratica di magia bianca. Nel salone il pianoforte appartenuto alla principessa Giovannina, suonato una volta da Wagner, non fu mai più toccato da nessuno. Gli oggetti di casa – tra cui cineserie, ceramiche di Caltagirone, servizi da caffè Richard Ginori e perfino un forziere inattaccabile del 1400 – raccontano il gusto eclettico e cosmopolita della famiglia, che sognava il mondo pur avendo viaggiato poco fuori dalla Sicilia. C’è perfino un altare da viaggio per celebrare le messe e una delle prime tv.


La stanza da letto della baronessa Teresa conserva, tra l’altro, un secretaire del ‘600, un prezioso vassoio in madreperla e corallo, e due diari scritti dalla bambina. Nella stanza di Agata gli specchi riflettono l’ossessione per l’interiorità. Spicca un quadro ricamato con capelli umani, donato dalle monache.
Tragedie, fantasmi e introspezione
La storia dei Piccolo è segnata da eventi tragici. Uno dei più scioccanti è il caso della contessa Giulia Trigona di Sant’Elia, sorella della madre di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e parente della famiglia Piccolo. Venne assassinata nel marzo del 1911 con 37 coltellate dal suo amante, il tenente di cavalleria Vincenzo Paternò del Cugno, in una squallida stanza d’albergo a Roma. Il “delitto Paternò” fece molto scalpore nelle cronache del tempo e fu oggetto di libri e cronache. Oggi, il coltello dell’assassino e una ciocca dei capelli della vittima sono conservati nel Museo criminale di Roma.
La famiglia, forse scossa da eventi così oscuri, si chiuse sempre più in sé stessa. Nelle stanze entrava poco il sole. Lucio spiegava che i siciliani avevano bisogno di «vivere la propria interiorità in ombra». Una filosofia che si tradusse in isolamento, ritualità e silenzi. Molti ancora oggi dicono di avvertire presenze nella villa.
La stanza degli ospiti per Tomasi di Lampedusa
Tra gli ospiti più illustri della villa c’era anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa, cugino dei Piccolo e autore de Il Gattopardo. La sua stanza era la più luminosa della casa, con vista mozzafiato su Salina: non a caso, il protagonista del romanzo, don Fabrizio, è “principe di Salina”.

Nel giardino c’è anche una panchina dove lo scrittore amava sedersi a contemplare il paesaggio, sotto un pino secolare.

In una lettera scritta in punto di morte e conservata nella stanza, il grande scrittore, diventato famoso solo due anni dopo la sua morte, chiese di tornare alla “Piana” – così chiamavano la villa – per trascorrere “dieci giorni in pace”. Morì poco dopo. Proprio in questa stanza e a Palermo scrisse alcune delle pagine più potenti del suo capolavoro, oggi tradotto in tutto il mondo.
Come visitare Villa Piccolo
Oggi la Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella – Lucio, Casimiro e Agata non hanno lasciato eredi – conserva e apre al pubblico la villa, con visite guidate che permettono di entrare in un mondo che ha resistito al tempo. Carmelo Germanà è il dirigente amministrativo della Fondazione, Valeria Giaquinta è in biglietteria e accompagna brillantemente i visitatori in questo percorso tra nobiltà siciliana, letteratura, arte ed esoterismo.
Le opere magiche di Casimiro, gli oggetti rari, le stanze di Lucio e Agata piene di oggetti, silenzio e bellezza, il giardino dove ogni curva è un pensiero: tutto contribuisce a fare di Villa Piccolo Capo d’Orlando uno dei luoghi più enigmatici e affascinanti della Sicilia culturale.
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