Furti e contese: le rocambolesche avventure delle reliquie di Sant’Agata

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Celata tra un ristorante di pesce e un negozio di tipicità, la Fonte Lanaria ricorda ancora oggi a distanza di secoli uno dei momenti più significativi del culto agatino: la sottrazione spoglie da parte del comandante bizantino Giorgio Maniace. E la leggendaria nascita dell’iconico sacco bianco

Realizzata a ridosso di quel che rimane delle mura di Carlo V che circondano il centro storico di Catania, tra un ristorante di pesce e un negozietto di tipicità, sorge la Fonte Lanaria. Chiamata così perché voluta nel 1621 da Francesco Lanario, governatore della città, i catanesi con il tempo l’hanno soprannominata Fontanella. Se agli occhi dei più può apparire come uno degli innumerevoli omaggi che i catanesi amano fare alla propria Santa Patrona Agata, il cui busto sormonta l’iscrizione, in realtà ricorda uno dei luoghi fondamentali per il culto agatino. Le spoglie della Santa catanese, che da secoli riposano nella sua città natale, furono infatti protagoniste di una rocambolesca avventura, allorché vennero trafugate dal generale bizantino Giorgio Maniace, il quale, di ritorno verso Costantinopoli, decise di portare con sé il corpo di Agata e della cugina Lucia, santa patrona di Siracusa. Nel 1040 Maniace partì alla volta dell’Impero bizantino e si dice salpò proprio nel punto in cui oggi sorge la Fonte Lanaria.

Le vicende legate alle reliquie però non si concludono qui: ben 86 anni dopo vennero riportate in patria dai due coraggiosi soldati Gisilberto e Goselmo, che solcarono i mari fino a raggiungere il 17 agosto del 1126 il castello di Aci, dove il vescovo Maurizio accolse le preziose reliquie. Prima di giungere in Sicilia, però, i due erano sbarcati a Gallipoli, città natale di Goselmo, per regalare ai cittadini una delle “minne” della Santa, preziosissimo seno che da secoli è conteso tra Gallipoli, città di cui Agata è Santa Patrona, e Galatina, dove oggi è conservata, poiché frutto di un furto commesso nel 1389 da Raimondello Orsini del Balzo. Legato al rientro delle reliquie anche l’uso del sacco bianco: una leggenda, anche se priva di fondamento, vuole che quando le reliquie ritornarono a Catania, la gioia dei cittadini fu tale che scesero in strada con ancora le camicie da notte, altri invece affermano che queste vesti siano bianche per rappresentare la purezza. Quello che importa è che, dopo tanto peregrinare, le spoglie della Santa siano rientrate in patria, a differenza di Santa Lucia che oggi riposa a Venezia, e che i cittadini possano celebrarne il rientro con la stessa gioia nel cuore di 893 anni fa.

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