Il Natale degli Invisibili: tre storie per ritrovare
il vero spirito delle Feste

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Mentre le strade delle nostre città sono piene di luci e nelle nostre case si festeggia con amici e parenti per molti che vivono ai margini il mese di dicembre ha un valore del tutto particolare

Un’amicizia tra due giovani di paesi diversi, accomunati da un passato difficile; la dignità di una madre che ritrova la figlia; il calore di chi offre a un senzatetto qualcosa in più del cibo e della compassione. Mentre nelle nostre case fervono i preparativi e le strade del centro sono piene di luci, un Natale silenzioso fa visita agli “invisibili”, abitanti di periferie dietro l’angolo. Siamo andati a trovarne alcuni e abbiamo conosciuto chi li aiuta ogni giorno. Abbiamo utilizzato nomi di fantasia, ma le loro storie sono vere. Vogliamo raccontarvele non solo perché simboleggiano lo spirito delle Feste, ma anche perché ci ricordano che, se lo vorremo, sarà davvero “Natale tutto l’anno”.

Ripartire dall’Amicizia

di Giuseppe La Rosa

Natale è un invito ad alzare lo sguardo, a non attardarsi sui propri problemi, a desiderare una compagnia di amici in cui sentirsi a casa. Giovanni e Barlen (nomi di fantasia), rispettivamente di 17 e 18 anni, entrambi studenti di un istituto tecnico, questi mesi  li stanno vivendo in maniera speciale: per problemi con la giustizia, sono stati affidati per la “messa alla prova” all’Associazione Cappuccini, una onlus che opera nel cuore storico e degradato di Catania assistendo le famiglie in difficoltà e sostenendo i ragazzi nello studio con un doposcuola gratuito. Più di 40 volontari (docenti e studenti universitari o delle Superiori) aiutano stabilmente un centinaio di ragazzi in difficoltà. Giovanni e Barlen, l’uno siciliano l’altro straniero, si sono così ritrovati dentro un’esperienza per loro nuova, diversa dal solito. E hanno cominciato anche loro a sentirsi volontari: ad aiutare i bambini del quartiere nei compiti; ad aiutare le famiglie distribuendo i viveri offerti dal Banco Alimentare. E, in questo compito nuovo, hanno imparato non solo a rendersi utili ma, al tempo stesso, a farsi aiutare nel proprio percorso scolastico dai prof volontari. Dare aiuto e accettare di farsi aiutare. Così Giovanni e Barlen hanno trovato un luogo, un’amicizia in cui si sentono accolti come  fossero a casa. Con questa opportunità i due stanno ritrovando la fiducia in se stessi e in una compagnia di amici che li guarda non per gli sbagli che possono aver compiuto, ma come persone capaci di esprimere a pieno la propria dignità.


Compleanno tra i senzatetto

di Francesca Rita Privitera 

È una notte di dicembre e a Catania ha appena smesso di piovere. Sara oggi compie 32 anni ma le sue candeline non le spegne in discoteca, bensì a Piazza della Repubblica. L’appuntamento è alle 20.30. Le luci e le stelle di Natale avvolgono la città a intermittenza, come la solidarietà dei suoi abitanti verso chi sotto quella buona stella non c’è nato. A loro, costretti a vivere in strada, Sara e gli amici dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII portano ogni settimana una tazza di tè. «Altre associazioni – spiega Sara – si occupano di distribuire cibo. Noi scegliamo di parlare con loro. Portare una bevanda calda è un pretesto per instaurare un rapporto». Non si vive di solo pane. Tra una tazza fumante, una fetta di scacciata e dei profiteroles, che oggi arricchiscono l’offerta al popolo di piazza della Repubblica, ascoltiamo la storia di Alessio, che per la città dell’elefante ha tanti elogi ma sogna di poter lavorare nella sua terra, la Bulgaria, di cui gli mancano le distese verdi. Di Khalid, che alla domanda «Dove stai andando?», da sotto il cappello risponde sornione «A Las Vegas», strappandoti una risata. Di Andrei ed Elena, dalla Romania, che sorprendiamo addormentati. Lui si sveglia e fa un grande sorriso mentre Sara rimbocca le coperte a Elena. Chissà quand’è stata l’ultima volta che qualcuno lo ha fatto. E poi c’è Luca, con una storia difficile alle spalle e una nuova vita davanti. L’affetto dei volontari l’ha convinto che un lieto fine è possibile.  Il telefono di Sara non smette di squillare: è qualcuno che le vorrebbe fare gli auguri. Anche se nessuno lo ricorda, oggi è anche la giornata mondiale del volontariato. Ma poco importa, l’appuntamento è per la prossima settimana.


Una madre ritrovata

di Stefania D’Angelo

Quando Claudia ha bussato alle porte dell’Associazione Avvocato di Strada non immaginava che la sua vita sarebbe cambiata per sempre. «Sguardo basso e scatoloni pieni di documenti di cui non conosceva nemmeno la provenienza, è questa la prima immagine che ho di lei», confessa Giuseppe, avvocato e coordinatore dello sportello di via San Giuliano a Catania. «Tra i tanti fascicoli che abbiamo qui e che descrivono vite spezzate di chi ha perso tutto – continua l’avvocato – la storia di questa giovane madre ci ha toccato particolarmente». Claudia è una infatti una vittima di violenze da parte del compagno, e vive in una periferia del capoluogo etneo. «Studiando il caso – prosegue l’avvocato – abbiamo scoperto che la Procura aveva aperto un procedimento per toglierle la responsabilità genitoriale, ma lei, provenendo da un contesto di povertà culturale, non ne aveva compreso il senso».La figlia infatti era stata presa in carico da una comunità e sentendosi tradita e abbandonata rifiutava di avere contatti con la madre. «Sin dall’inizio abbiamo capito che entrambe erano delle vittime in questa storia. Allora, non solo siamo riusciti ad aprire un dialogo con il tribunale, ma soprattutto a favorire una riconciliazione avviando un percorso con gli psicologi che seguivano la minore». Oggi Claudia e sua figlia vivono di nuovo insieme.

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