L’estate 2021 è la più infuocata degli ultimi anni: gli incendi sono aumentati del 256% rispetto alla media storica 2008-2020, con una spesa stimata di un miliardo di euro per spegnimento, bonifica e ricostruzione. Tra le regioni più colpite la Sicilia.

PERDITE QUALITATIVE E QUANTITATIVE. Dal palermitano al catanese, nessun angolo dell’isola è stato risparmiato dalle fiamme: tra le aree più devastate dagli incendi c’è quella appartenente alle Madonie. «Secondo i calcoli fatti dall’Università di Reggio Calabria, – afferma Angelo Merlino, Presidente del Parco delle Madonie – basati su immagini satellitari e studi di geomatica, a causa dei roghi sono andati persi 2000 ettari sui 40 mila che compongono il Parco». Numeri impietosi, che restituiscono un dramma di proporzioni preoccupanti: «Si tratta di una delle perdite più gravi dalla costituzione dell’ente» sentenzia Merlino. Il danno dei roghi, oltre ad aver mandato in fumo gran parte del patrimonio boschivo, comprese specie di alberi ormai rari, ha anche compromesso raccolti e pascoli. «Facendo una stima provvisoria dei danni e, forse, arrotondando per difetto – spiega ancora il Presidente – questi ammontano a 3-4 milioni di euro. Sono andati perduti bestiame, mezzi, fabbriche, per non parlare delle innumerevoli persone che si sono ritrovate senza lavoro».

Il Presidente Angelo Merlino

RIPARTIRE DALLA SOLIDARIETÀ. In previsione di queste spese, le istituzioni nazionali possono fornire un aiuto limitato: «Lo stato di calamità viene concesso solo quando gli incendi non sono di origine dolosa. Nel caso del Parco delle Madonie – dice con amarezza Merlino – è chiaro purtroppo che lo siano». Gli aiuti proverranno invece da altre parti: «La Regione, insieme alla Protezione Civile, ha già stilato un elenco delle aziende che necessitano di più contributi e il Parco sta provvedendo a fare un censimento qualitativo dei danni». Ciò che tengo a sottolineare – aggiunge – è che insieme al CONAF (Consiglio Ordine Nazionale Dottori Agronomi e Dottori Forestali) abbiamo organizzato una raccolta fondi presso la Banca di Credito Cooperativo San Giuseppe di Petralia Sottana. È possibile anche sostenere il crowdfunding nella piattaforma eppela.com, che ha avviato la raccolta senza pretendere alcuna spesa di commissione».

PREVENZIONE E SISTEMA. Sull’origine delle azioni dolose si possono avanzare solo ipotesi: «Piromani, emulatori incoscienti di ciò che si vede in televisione, ripicche. Non conosco il motivo scatenante» dice cautamente il Presidente. Sarebbe, tuttavia, auspicabile puntare sulla prevenzione: «Gli sforzi del Corpo Forestale, in questo senso, sono stati grandi, tanto che nei territori di sua competenza gli incendi non hanno attecchito». Ma, come sempre, a fare la differenza potrà essere solo una proficua collaborazione: «È necessario fare sistema tra i vari enti: dalla regione alla provincia, fino all’Anas e ai singoli cittadini. Nessuno deve abbandonare alle fiamme un terreno incolto. La miglior prevenzione si può ottenere soltanto facendo sistema». Un metodo particolarmente virtuoso per sensibilizzare sul tema pare essere quello vigente in Aspromonte nel 2003, che consisteva nell’affidare un terreno a privati del terzo settore concedendo loro dei contributi in aumento qualora il loro appezzamento non fosse stato intaccato da incendi in quantità superiore all’1%. «C’è già il regolamento pronto per adottare il “metodo Aspromonte” vigente oggi in Sila – conclude Merlino – dove, non a caso, non si sono verificate situazioni emergenziali. In questo modo, saremo in grado di creare la figura dell’ecopastore, che con senso civico protegge il proprio terreno»

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