La maturità non è solo l’esame ma il lavoro di un lustro, proprio perché maturo significa «arrivare a tempo», dar compimento alla trasformazione unica che avviene tra i 14 e i 18 anni. Non avevamo fatto una scuola finta, che con la vita non c’entra niente, né avevamo perso il tempo, anzi gli avevamo dato un senso, ora per ora, pur con tutti i nostri limiti.

Alessandro D’Avenia

Tutti temono questo fatidico esame, chi da sempre, chi solo l’ultimo anno, la maggior parte il giorno prima; naturalmente ci sono coloro che non lo dimostrano, quanti fanno finta di niente, quelli molto sicuri delle proprie capacità o tanto sprovveduti da tentare la fortuna. Ci si arriva in modi diversi, ma ad un certo punto la porta dell’aula si apre per te e rivedi tutta la vita scolastica (non solo un lustro) nel periodo breve che passa da quando il prof. fa il tuo nome a quando hai posto la firma sul verbale, sempre che ricordi ancora come ti chiami e non hai dimenticato anche quello! Nel frattempo a casa, fuori dalla scuola, in qualche convento sperduto c’è chi ti pensa e prega per te, anche se non vuoi che qualcuno si preoccupi e non credi in un aiuto dal cielo. Sei nel luogo che hai maggiormente frequentato nella tua breve vita, tuttavia ti senti un pesce fuor d’acqua o peggio dentro un acquario con tanti occhi in attesa che tu dica qualcosa, senza pensare che i pesci non parlano! Poi c’è sempre un prof. che ti incoraggia, ti fa segno che “ora tocca a te”, che è il momento di dare un senso ad ogni sveglia mattutina, ad ogni pomeriggio sui libri, ad ogni notte ansiosa, ma soprattutto a questo tempo, un’ora sola che sa di futuro!

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