La prima parte del progetto discografico è uscito nel 2017, con il titolo di La ricerca del blues. E adesso, ecco la continuazione. Per Mimì Sterrantino, cantautore poliedrico originario di Castelmola, in provincia di Messina, esperto frontman degli Accusati e de I Beddi, il secondo volume di questo progetto chiamato La ricerca del blues-Vol.2 – nato seguendo le orme del musicologo Alan Lomax e del padre John che, fra il 1933 e il 1942, condussero una serie di indagini nel sud degli Stati Uniti, registrando sul campo la cultura musicale degli abitanti di quelle regioni e, in particolare, dei discendenti degli schiavi deportati dall’Africa -, è semplicemente un tentativo di omaggiare una musica che non appartiene alle sue origini. Una world music che è tipica del Nord America ma che, per Sterrantino (oltre ai suoi compagni d’avventura Ottavio Leo e Davide Campisi) è sempre stata viva nelle sue vene, in cui scorre sangue svedese e siculo.

OMAGGIO ALLA STORIA. «Si tratta del mio secondo tentativo di omaggiare una musica non mia o legata alle tradizioni del mio Paese – ha spiegato Sterrantino – ma che per passione ho approfondito e assimilato. Per me il Blues è un mondo affascinante che ho avuto modo di conoscere a fondo nel corso degli ultimi anni, registrando così questo secondo album». Un disco uscito da poco tempo e che, contrariamente al primo lavoro, non prende ispirazione solo dalle registrazioni di Alan Lomax, che in parte sono presenti in Long John, You was born to die e Rock Island Line, ma anche da pubblicazioni di pionieri del Blues dai primi anni Trenta fino agli anni Sessanta. «I brani presenti nel cd – ha aggiunto – sono ispirati dalle versioni originali composte o interpretate da Leadbelly, Mississipi, John Hurt, John Lee Hooker, J.B. Lenoir, Charlie Patton, Robert Johnson e molti altri. In tutto sono dieci tracce da cui i Grandi del Rock mondiale hanno tratto ispirazione».

BLUES DA LEGGENDA. Da Dirt road Blues, brano di Charlie Patton del 1929, che tratta di un imminente viaggio da intraprendere su una strada polverosa, a Long John, antico canto che i lavoratori, alle prese con la costruzione di una ferrovia, intonavano in coro e che fu registrato dal musicologo Alan Lomax negli anni ’30; da The soul of man, testo del 1931 di Blind Willie Johnson, cantante e predicatore cieco che si esibiva insieme alla moglie, fino ad arrivare a Rock Island Line, vecchia canzone che parla di una tratta ferroviaria del Nord America, principalmente utilizzata da treni merci. Ma all’interno di questo disco c’è anche un brano che narra la vicenda biblica di Giona e della balena, vale a dire The Whale has swallowed me di J.B. Lenoir del 1965. Come pure è presente un testo intitolato Me and the Devil Blues di Robert Johnson, del 1937, uno dei più grandi pionieri del genere, morto giovane dopo aver fatto – a quanto si dice – un patto con il diavolo per imparare a suonare bene la chitarra in pochissimo tempo.

UN COMUNE DOLORE. «A chiusura dell’album – ha concluso Sterrantino – propongo nella mia rivisitazione anche Lonesome valley, brano tradizionale che tratta della morte e della valle solitaria il cui cammino va percorso da soli e senza l’aiuto di nessuno, Long Haired Doney di R.L. Burnside, You was born to die del 1933 e Graveyard Blues del grande John Lee Hooker, triste canzone che parla del dolore di un uomo e della morte della sua donna». Tutti brani che Sterrantino ha reinterpretato nella sua personalissima chiave e che sta portando da qualche mese in giro per tutta l’Italia. Un progetto discografico, prodotto indipendentemente, con l’aiuto di Davide Campisi e Ottavio Leo.

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